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Chiara Menardo

La luce dell’Est

«Lo so, io sì che lo so, come si sente un cane abbandonato al ciglio di una strada da chi ha fatto finta di amarlo». Nel mese del compleanno di Mogol, Chiara Menardo scrive un pezzo di DiarioXY della ragazza dell’Est che ha rincorso inutilmente l’automobile guidata dall’uomo dell’Ovest: solitudini intime e dolori di vita che si insinuano nelle crepe di un mondo sempre fuggevole.

Un mondo a rovescio

«C’è un mondo più vivo del vivo, più vivo di voi, che vi lisciate i vestiti inamidati prima delle cene con le famiglie infarcite di odio affettuoso». Parla lo specchio, e solo Alice, la «piccina magica e ingenua», sa guardare al di là quel mondo storto ma forse più vero. Specchiamoci tutti, in questo DiarioXY, ma solo se non ci spaventa la verità.

C’era una volta…

Cenerentola era vittima o carnefice? Chiara Menardo si intrufola nella fiaba e ci racconta la verità della sorrelastra Genoveffa.

La collera. Dio non è donna

Io non sono una vacca, non sono una mula, una giumenta o un’asina, e potete spezzarmi la schiena finché vi pare con il bastone nodoso, la cinta o le mani. Io non sono una mula: Dio non è donna.

Va tutto bene, Maggiore

Il sogno raggiunto e il silenzio che lo contraddistingue. Il Maggiore Thomas lassù ha il privilegio di vedere qualcosa che nessuno ha mai visto ma non riesce ad esprimere i sentimenti a chi è rimasto a casa si aspetta di vivere le emozioni seppur indirettamente. Il barattolo di latta fluttua nello spazio guidato dal pilota automatico e le parole che viaggiano senza risposta danno un senso di solitudine apparente.

La dura vita del giudice

Il giudice imperturbabile deve aggiustarsi i baffi. Le persone sono lettere dentro quel foglio, le persone non hanno volti o sono facilmente intercambiabili secondo la fantasia del momento. Per esempio, quel tale K. cosa ha fatto? Nulla, già, dicono tutti così. Ma quel mondo kafkiano è così distante dal processo costante che osserviamo dietro lo schermo? E noi siamo così diversi da quel giudice, non abbiamo forse da impomatarci la faccia per spostare lo sguardo da qualcosa che non vorremmo vedere?

1+1 – La cameriera di Sherlock

Non esiste nel libro una cameriera di Sherlock Holmes, ma ne avrà ben avuta una! Chiara Menardo interpreta il DiarioXY di chi lo ama segretamente, di chi lo osserva di nascosto, mettendo inconsciamente in luce la vita e le caratteristiche, i difetti e le noncuranze di questo personaggio ormai entrato nel linguaggio metonimico degli investigatori.

Chiamami fungo

«Quell’attimo in cui tutto si ferma e tutto comincia. Che cosa ho provato? Niente di niente». Ce lo saremo chiesti miliardi di volte: cosa c’è dopo? Dopo “quel dopo”, intendo, in quel limbo che non sappiamo se sarà buio o assolato, se sarà freddo o bruciante. Il protagonista è lì, un personaggio di Kathy Reichs, con le sue ossa e poco più. Ma solo Chiara Menardo ne ha riportato un DiarioXY e ci domanda se la Verità vale un cadavere abusato, o se è tutta una scusa per la umana sete di voyeurismo.

Aspettatemi, arrivo

Godot si fa aspettare, e non sa nemmeno perché Vladimiro ed Estragone, quei due dai nomi strani, sono là sotto un salice ad attendere. Forse per fargli una domanda, che però Godot non ricorda. Con il DiarioXY di Chiara Menardo entriamo nel linguaggio assurdo di Beckett, e scopriamo le idee di quel dio stanco che vive la contemporaneità fatta di domande già scadute, sogni già aperti, attese già passate.

Deus meus, ex toto corde pænitet me ominium meorum peccatorum

Il DiarioXY ha un non so che di voyeurismo: una suora osserva qualcuno consumare un amplesso proprio sull’altare. Sarà la Monaca di Monza, Suor Gertrude? Quella donna cui è stata negata ogni forma libera di amore, tanto da compromettersi con lo “scellerato”. E sarà lui sull’altare con lei, a scandalizzare tanto gli occhi curiosi che recitano l’Atto di dolore ma non riescono a staccarsi? Come sempre, una situazione che rimanda all’attuale e perenne bigottismo, ma con la grazia della penna di Chiara Menardo.

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