Ave Cesare



Il mio amico Cesare è un tuttologo del risparmio. Qualsiasi cosa ti serve, lui te l’avrebbe trovata a un prezzo più conveniente. «Lo dicevi a me» è la frase che mette in crisi il mio sistema cardiocircolatorio ogni volta che non riesco a nascondergli il mio ultimo acquisto. Dalla lampadina a led al transatlantico di lusso, dall’energia elettrica alla RCA per l’auto, dal caffè al catering per il tuo matrimonio, Cesare ha sempre una soluzione più conveniente.

Quest’innato interesse per tutti i costi della vita quotidiana, che qualche maligno potrebbe confondere con tirchieria pura, è una dote, e io gliela invidio. Cesare è sempre aggiornato su tutte le offerte delle compagnie telefoniche ed è pronto a cambiare operatore al primo dubbio. La cosa scocciante è che se lo incontri per strada – magari perché non hai fatto in tempo a nasconderti dietro a un cassonetto – lui deve convincerti a tutti i costi a seguire la sua strada. E se provi a difenderti con la classica scusa del vincolo dei due anni, Cesare ti recita a memoria le postille che garantiscono il tuo diritto di recesso senza pagamento di alcuna penale.

È un anno che, ogni volta che esco con lui, indosso sempre il mio vecchio orologio. Quello nuovo non glielo farò mai vedere e mi comporto in questo modo con tutto quello che compro. E non solo l’unico. Ludovico, per esempio, non gli ha mai confessato di aver comprato un’auto ibrida e, ogni volta che usciamo insieme, devo sempre passare a prenderlo io. Cesare ha fatto uno studio sul consumo reale dei motori elettrici e, per tre sere consecutive, ci ha esposto i dati per dissuaderci dall’acquisto di un’auto del genere. Per paura di sorbirci di nuovo quelle noiosissime slide, abbiamo deciso, di comune accordo, di nascondere a Cesare la scelta scellerata di Ludovico.

Un’altra dote di Cesare è che ha una memoria di ferro.

«Il tuo diesel non ti ha ancora dato problemi al FAP?» chiese una sera a Ludovico facendolo arrossire. Il suo imbarazzo ci fece capire che forse era passato all’ibrido proprio per quel motivo.

«Per questo scrocca sempre un passaggio da me» ebbi la prontezza di dire pur non sapendo, minimamente, cosa diavolo fosse il FAP. Quell’intrusione però mi costò cara.

«Tu hai Vodafone a casa?» mi chiese Cesare. «Sai che dal mese prossimo avrai un aumento di 5 euro a bimestre?».

«A cosa devo passare?» mi arresi subito perché non avevo nessuna voglia di combattere. Avevo barattato il segreto di Ludovico con una full immersion di due giorni sulla telefonia residenziale. Cesare si attaccò alla mia giugulare come Dracula con una vergine sacrificale e mi mollò solo quando non avevo più sangue da offrire.

Quando con noi c’è Cesare: ognuno indossa la sua vecchia Lacoste, perché Cesare ha trovato un outlet a duecento chilometri che le vende a prezzi stracciati; nessuno si lamenta del segnale del proprio cellulare; nessuno interviene sulla scelta del vino; nessuno scatta foto, perché solo Cesare ha il telefono 4k. Più che un’uscita tra amici sembra una riunione tra gladiatori. «Ave, Caesar, morituri te salutant» gridiamo in coro come se dovessimo entrare nel Colosseo.

Invece, quando Cesare non c’è, il nostro gruppo di amici è molto più rilassato. Si scherza, si ride, anche se devo ammettere che tutte le battute hanno come unico soggetto sempre lui, il nostro amico Cesare. Perché un amico come Cesare è sempre presente, anche quando non c’è. Quando lui ha altri impegni, ognuno si sente libero di mostrare fiero i suoi nuovi giocattoli. Ludovico mi passa a prendere a casa e fa provare a tutti la sua Toyota nuova di zecca.

Con l’arrivo delle vacanze estive, Cesare raggiunge l’apice della sua antipatia: spia il tuo cellulare; ascolta le tue telefonate; chiede preventivi per le strutture che t’interessano e, una volta raccolti tutti i dati, aspetta il sabato sera per umiliarti davanti ai tuoi amici.

«Ma come? Ho sentito bene? Una settimana, due adulti, due bambini, villaggio in Sardegna, All Inclusive, 2.500 euro. E la nave?» mi chiede viscido mentre siamo seduti al pub.

«650 euro».

«Cioè, tu vuoi dirmi che hai pagato una vacanza in Sardegna, di una sola settimana, 3.100 euro?».

«Sì. All inclusive».

«I dépliant del mio Cral ovviamente tu non li leggi» aggiunge Cesare porgendomi un catalogo comparso dal nulla. «Ecco. Leggi tu stesso. Nave e bambini gratis».

«Il nostro è un Villaggio Blu Serena. Sono quelli più costosi».

Cesare apre TripAdvisor sul suo cellulare e, chissà come mai, ha già impostato la ricerca sul mio costosissimo villaggio. Ficco la testa nel catalogo per la vergogna mentre Cesare elenca tutti i giudizi negativi del villaggio. La gioia per aver scampato la gogna pubblica manda in estasi i miei amici: ogni frase pronunciata da Cesare è accolta da un’ovazione liberatoria.

«Tu invece dove te ne vai quest’anno?» chiede Davide a Cesare solo per dargli corda.

«Villa a due passi dal mare. 1.200 euro tutto il mese» risponde lui facendo girare il suo cellulare con le foto che il proprietario gli ha mandato su WhatsApp. «I miei sono partiti oggi pomeriggio. Sì, lo so, Riccione non è la Sardegna, ma avevo promesso ai bambini di portarli a Mirabilandia. Nel condominio c’è pure la piscina e ci sono quattro bici elettriche a disposizione».

Il telefono di Cesare arriva fra le mie mani dopo che tutti hanno visto quelle foto fantastiche. La villetta a due piani è incantevole. Ha un giardino stupendo con tutti i confort. Mi ricorda l’appartamento che avevamo affittato l’anno scorso in Croazia ma del resto sempre di Adriatico si tratta.  Il telefono di Cesare comincia a vibrare.

«È tua moglie» gli dico porgendogli il cellulare.

«Amore, siete arrivati?» dice Cesare dopo aver accettato la telefonata. «Che significa “c’è un campo rom”?» pronuncia con un tono preoccupato. «Certo che ci deve essere un errore. Hai controllato bene l’indirizzo?». Cesare cerca qualcosa sul suo cellulare. «Sì, amore, l’indirizzo è quello. Hai provato a… Ha il cellulare spento? Adesso provo io e ti richiamo. Ciao, amore mio».

Cesare è bianco come un cadavere e suda da far paura. Prova a chiamare qualcuno al cellulare ma senza riuscirci.

«Ha il telefono spento! Bruto…» sono le ultime parole che dice prima di svenire.

L’immagine di copertina è tratta dal trailer italiano del film Ave, Cesare!, 2016, Fratelli Coen.



Gianluca Papadia

Gianluca Papadia

A quarant’anni ha sostituito il poster ai piedi del suo letto: al posto di Che Guevara ora c’è Don Matteo.

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