L’obiettivo di un nuovo anno non è avere un nuovo anno. È che dovremmo avere una nuova anima e un nuovo naso; piedi nuovi, una nuova spina dorsale, nuove orecchie e occhi nuovi.

Gilbert Keith Chesterton

Buon Anno!

Siamo solo al quattro gennaio. Faccio ancora in tempo ad augurarvi un BUON ANNO, tutto in maiuscolo, tutto ancora da scrivere e da inventare, tutto ancora vergine – o quasi – come il nuovo calendario che, da anni, appendiamo al solito chiodo fisso in quella solita parete con posizione così strategica perché nulla ci sfugga, o come l’agenda, quella di carta, quella che le banche, fino a qualche anno fa, dalla seconda metà di dicembre in poi, ti tiravano quasi dietro insieme al “Diario per la casa”e al calendario in tutti i suoi formati: da muro, da scrivania, da tasca.

Calendario e agenda che profumano ancora di nuovo, quasi immacolati nelle pagine ancora ben stirate, leggere senza il peso dell’inchiostro a ricordare e sottolineare giorni, ore, luoghi, perché, per come, con chi o con che cosa; ancora illibati da qualsiasi sfioramento se non quello della curiosità.

Nel passaggio dell’anno un rituale – almeno quello – lo abbiamo compiuto tutti, indistintamente e, più o meno, tutti allo stesso modo: abbiamo chiuso e accantonato, ma solo fino ad un certo punto, un capitolo finale e sollevato la copertina su qualcosa di nuovo e che ha il sapore imprevedibile del futuro.

Qualcosa abbiamo traghettato dal vecchio al nuovo con peso di zavorra o di leggerezza di battito d’ali a seconda del fagotto:  noi con il nostro passato filtrato dal futuro che sarà.

Gli ottimisti, per prima cosa, hanno frugato fra i giorni  da combinare, con la massima resa e il minor danno possibile, in cerca di ponti di vacanza mentre i romantici scorrevano le settimane in cerca del giorno del compli-mese da infiocchettare di cuoricini; i dimentichini, invece, per prima cosa, si sono segnati il giorno del compleanno e dell’onomastico della suocera perché poi, se si dimenticano, sanno che pianta su un muso così e li cancella dal testamento per le prossime quattro generazioni (Suocere, scherzo eh! Un salutino a tutte voi che lo sappiamo bene che non siete così).

Qualcuno ha scritto The End, evidenziato fluo, sulla pagina del mese dell’ultima rata del mutuo per la casa, mentre qualcun altro ha elaborato sottrazioni per vedere quante ancora ne mancano perché sembrano non finire mai. C’è chi, invece, ha esaurito lo spessore dei polpastrelli per contare quanti  giorni e ore, quanti contributi complessivi virgola quisquilie, manchino al pensionamento e ha segnato, in matita, cancellabile quindi, in quel stabilito giorno fatidico, The End Forse perché non si sa mai come vanno i chiari di luna in un cielo non sempre così limpido.

Tutti hanno pensato “tenersi liberi domenica 4 marzo causa votazioni e controllare se il certificato elettorale ha ancora spazi liberi per il timbro”. Se non è stato fatto è meglio rimediare: fa parte del pacchetto di educazione civica che dovrebbe appartenere a ciascuno di noi, oltre che un diritto e un dovere.

Qualcuna ha guardato con affetto al giorno in cui farà da testimone alle nozze dell’amica del cuore e le è partita, in automatico, l’apprensione misto paranoia del che cosa mi metterò. Se vi riconoscete in questa situazione, mi raccomando, respirate e andatevi a vedere il vestito di capodanno di Melania – così sempre bella e impeccabile che proprio non si spiega – e scegliete qualunque cosa tranne l’effetto carta da cioccolatino scadente e starete benissimo. Se il testimone è un uomo ha guardato con lo stesso affetto il giorno e con maggior affetto se non c’è qualche partita interessante e l’unica preoccupazione di vestiario è puramente riferita alla divisa in campo.

C’è chi attende con trepidazione il passare dei mesi per dare alla luce quel figlio tanto sospirato e chi si vede il nipote laureato entro l’anno; chi spera nella lotteria del 6 gennaio e chi, più concretamente, rabbocca speranze e rimbocca maniche in cerca di un futuro più solido. C’è chi augura passi da gigante alla ricerca medica che possano lenire apprensione per sé o per i propri cari e chi aspetta gli effetti promessi dall’antirughe di turno.

C’è chi si sente abbastanza sicuro nel poter far fronte a tutto, o quasi, senza dover ricorrere ai bonus predisposti a favore dei cittadini in difficoltà – dal bonus bebè alle agevolazioni per il pagamento di ticket e assistenza specialistica, dal reddito di inclusione al riconfermato buono cultura, al dentista sociale e altre iniziative – e chi incassa malamente quella stangata fatta di rincari di luce, gas, pedaggi autostradali, trasporti, assicurazione auto, tariffe dei rifiuti, costi bancari: la stangata, il mai una gioia di fine anno è ormai una garanzia come 25 dicembre Natale, 15 agosto Ferragosto, 90 la paura, 77 le gambe delle donne ma oltre c’è di più.

C’è chi aspettava un qualche cambiamento e un po’ è stato accontentato e con il prossimo anno scolastico, 2018/19, potrà vedere, in cento istituti scolastici, la riduzione, da cinque a quattro, degli anni di formazione al liceo e negli istituti tecnici. Si chiama sperimentazione e se ne parlava dal 2000: se gli esiti saranno quelli positivi e attesi, nel 2023, a fine ciclo, si potrà dare avvio a una riforma completa di tutto il percorso formativo con diploma finale a diciotto anni e allineamento  con le direttive europee. Ormai lo sappiamo che la fantasia su carta nella scuola, nella buona scuola poi, nella buona buona scuola dopo è un dato di fatto ma vogliamo dare ugualmente fiducia e, qui, il chi vivrà vedrà non può non trovare un’ampia giustificazione di utilizzo.

È stato accontentato anche l’ambientalista ad oltranza con i sacchetti biodegradabili in obbligo dal primo di gennaio. Attenzione a non fare i furbi da sacchettino perché partono sanzioni che la prossima volta ci pensate bene prima di… Peccato però che vogliamo salvare il pianeta ma solo con i fondi degli altri e, in generale, scoccia pagare la borsina, così come del resto vogliamo la pace nel mondo ma vendiamo armi e se chiudono le fabbriche perdiamo posti di lavoro.  Viviamo, respiriamo, emettiamo contraddizioni a più non posso legandoci al vecchio, caro, inossidabile, per principio.

Una sorpresina è arrivata anche per i ciclisti non professionisti che si dilettano in gare e passeggiate ciclo turistiche: dovranno pagare un canone annuale di venticinque euro alla Federazione Ciclistica Italiana. Io, ma credo anche voi, li avrei fatti circolare anche a gratis però solo, esclusivamente, rigorosamente, imprescindibilmente, in fila indiana. Oh! Non se ne può più!

C’è un mondo variegato di persone davanti a un nuovo calendario, ad una agenda intonsa; c’è un mondo in attesa e in partenza, lancia in resta, con i buoni propositi. C’è chi ha spergiurato di mettersi a dieta dal due di gennaio ma poi ha barattato subito con il nove, martedì, perché tanto sa già che di lunedì prossimo non è mai successo niente di ciò che si era ripromesso. Tanto vale provare a cambiare.

E poi conteniamoci! Non facciamoci il dispetto personale e contro natura di  promesse che sappiamo già di non poter mantenere. Freniamoci! Aspettiamo almeno che inizi l’anno vero; aspettiamo il passaggio ultimo dell’Epifania con domenica annessa, per rimetterci davvero in piedi davanti a questo futuro iniziato da pochi giorni.

 Keep Kalm! Diamo retta a Oscar Wilde:

“I buoni propositi sono inutili tentativi di interferire con le leggi scientifiche. Nascono dalla pura vanità e non portano a niente. Ogni tanto ci regalano la voluttà di una sterile emozione che ha una certa attrattiva sui deboli. Questo è tutto ciò che si può dire al riguardo. Sono solo assegni che si firmano senza avere un conto in banca” –

da “Il ritratto di Dorian Gray”.

 

Attilia Patri DP

Attilia Patri DP

Tagliente e raffinata, attenta e minuziosa, tra l'ironico e il cinico bazzica tra le notizie di attualità rilasciando commenti qua e là

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