Abbiamo gettato un’ombra su qualcosa ovunque ci trovassimo e non basta spostarsi da un luogo all’altro per salvare le cose, perché l’ombra ci segue sempre. Scegli un luogo dove non starai male - sì scegli un luogo dove non starai tanto male e restaci finché vuoi, guardando il sole.

Camera con vista, Edward Morgan Forster - Titolo originale “A Room with a View”, Prima edizione originale 1908

Camere con vista

Ci siete tutti? Siete tornati dalle vacanze? Siete tutti già in ammollo, intrisi nel solito tran tran? Vi siete riconciliati con gli impegni e le promesse del dopo, del poi lo faccio a settembre? Avete già nel dimenticatoio, fagocitate dal presente, le istantanee scattate dalla vostra camera con vista? Vi sentite come a Capodanno, pronti per ricominciare? Sì? No? Ogni tanto la testa vi scappa all’Hotel Belvedere nella camera con vista e vi perdete nel panorama mozzafiato ormai sbiadito di quotidianità? È normale! Nihil sub sole novum.

Hotel Belvedere e camere con vista anche per l’attualità, la sua cronaca, le immagini emblematiche.

L’Hotel Belvedere è ovunque, e ovunque possono affacciare le camere con vista dalle quali cogliere attimi di accadimenti che, come foto istantanee, ne scrivono dettagliate recensioni a memoria, perenne o labile, secondo circostanze e gravità. Per quanto distratti dalle nostre vacanze, la cronaca, dalla sue camere con vista, è riuscita a veicolare, a ciascuno di noi, cartoline intrise di panorami cangianti, di colori, di odori e di sapori, da catalogare nell’Album Estate 2018.

© Il Mattino

Dall’Hotel Belvedere di Genova: agosto 2018, come ogni altro agosto pullulante di traffico vacanziero, cercando un sole che non c’è perché sta piovendo, un boato che non è un tuono ma che i tuoni sovrasta annullando il rumore dei clacson incolonnati in un quasi ferragosto da trascorrere al mare e zittendo le voci di una città, Genova, che si trova col naso all’insù verso un qualcosa che c’era e che ha lasciato improvvisamente un vuoto, allargando la visione su un cielo per niente rassicurante. La tragedia annunciata è lì, sul ponte, esattamente alle 11,36 del 14 agosto, un pilone che cede, una carreggiata di circa duecento metri che crolla, quarantatré le vittime, quarantatré persone a caso che passavano di lì, in transito sulla fatalità del qui e adesso, quarantatré chiunque di noi inghiottiti in un volo di solo andata senza l’optional del paracadute tutto incluso. Tra incredulità, pezzi di asfalto, di strada che non porta più in nessun luogo, tra fantasmi di tiranti che hanno fatto il loro tempo, carcasse di auto, odore di  nuvole  di polvere, vigili del fuoco e soccorritori a salvare il salvabile, come da regola, si eleva il coro del rimpallo di responsabilità.

Di una cosa siamo certi: Genova non è più la stessa e non siamo più neanche noi noi stessi quando ci troviamo a passare sopra o sotto un viadotto perché il Ponte Morandi è lo specchio con cui un intero Paese dovrebbe confrontarsi e, in pieno e sincero atto di coscienza, darsi delle risposte in termini di manutenzione e sicurezza.

Dall’Hotel Belvedere di Ogliastro Cilento: dalla sicurezza sulle strade alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Non sembra di chiedere la Luna ma, evidentemente, non è così se, solo in Italia, i morti sul lavoro sono circa mille ogni anno, segno probabile che ancora, e nonostante il dato numerico, si faccia troppo poco perché tutte le norme e strategie vengano seriamente applicate nei luoghi di lavoro e ci si affidi, sovente, solo alla fretta, alla maggiore libertà di movimento senza imbracature o maschere di protezione, al cosa vuoi che succeda, al risparmio economico per le adeguate attrezzature, alla sottovalutazione del rischio in generale. Ed è proprio per questo, per sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica e le istituzioni preposte alla vigilanza, per non dimenticare le vite spezzate, i drammi familiari, le conseguenze sociali, per promuovere prevenzione nelle condizioni di salute e di sicurezza che, il 28 aprile 2019, da Ogliastro Cilento partirà una pedalata, il ciclo viaggio Girolevitespezzate, con arrivo a Milano attraverso le città che, più di altre, hanno lasciato un tributo triste di vittime:  Portogruaro, Maddaloni, Aprilia, Grosseto, Piombino, Pisa, Firenze, Bologna.

28 aprile, una data emblematica, la Giornata Mondiale della Sicurezza sul Lavoro; mille chilometri come mille sono stati i morti per ricordare gli errori del passato e promuovere un futuro  che sia più affidabile in termini di rischio.

Dall’Hotel Belvedere della Città del Vaticano: dalla camera con vista il panorama è sempre lo stesso, immutabile nel tempo, anche se si cerca di colorirlo, condirlo, renderlo più confortevole, in prospettiva, con le parole. Tante parole. Troppe parole per le quali si cerca la giusta intonazione e il giusto momento ma che rimangono, di fatto, solo parole inutili. Parole al sapore di aceto neanche tanto buono che cercano di rabbonire l’opinione generale dopo l’ennesimo scandalo della pedofilia nella Chiesa Cattolica e che, questa volta, riguarda la Pennsylvania. L’ennesimo bubbone che, sotto pelle, crea fistola e appare in superficie con il suo carico di pus e fetore inguainato dalla cultura del segreto, dell’omertà auto protettiva, del confessionale portato a scudo e scusa e che fanno dell’istituzione un’abietta palude sempre più lontana dai dogmi originali.

Dall’Hotel Belvedere Non è un Paese per Donne: dalla camera con vista ci affacciamo, per un attimo e un po’ curiosi, sul Viminale perché il Ministero dell’Interno, appena prima delle vacanze, ha rilasciato i suoi dati, relativi al periodo di osservazione 1 agosto 2017 – 31 luglio 2018, sui reati commessi in Italia. Numeri. Come un resoconto di condominio: dati attuali a confronto con i dati passati, aumenti e cali, bilancio. Diamo numeri. Siamo numeri in percentuale. Inutile perdersi nelle minuterie, diciamo solo che, in generale,  i reati sono in calo, compresi gli omicidi. Però…

Il Però fa la differenza, come sempre: se gli omicidi sono diminuiti, sono aumentati, al loro interno, quelli che hanno per vittime donne annientate da un uomo, marito, ex, convivente, familiare generico che sia. Le accomuna, tutte o quasi, un grido di aiuto lasciato spesso cadere nel vuoto di un grande silenzio come risposta, un malsano concetto  dell’onore o di un diritto di famiglia che non si è modificato nella testa di alcuni oppure la sempreverde idea di essersela andata a cercare con quella gonna troppo corta, o con quei comportamenti, perché si sa: colpevolizzare  la vittima è ormai una regola per i più.

Una cosa viene da dire: per quanto aggiornato sia il numero delle vittime, e per quanto romantiche possano sembrare le loro storie, rimangono sempre e solo dei dati superficiali: nulla raccontano dei suicidi per cassa integrazione e per non riuscire più a tirare avanti e delle inaccettabili mortificazioni, dal capestro di un contratto di assunzione con incorporato il licenziamento per gravidanza alle discriminazioni salariali, dagli ostacoli creati ad arte per impedire un proseguimento di carriera alle molestie sessuali per il mantenimento del posto di lavoro. Non è un bel panorama. È uno sfregio. È meglio chiudere la finestra.

Dall’Hotel Belvedere Città dei Ragazzi: dovrebbe essere la camera con vista migliore, fresca e  in divenire, la camera dell’adolescenza e, invece, si è tinta di grigio e ha lasciato pesanti interrogativi ai genitori e alla società in generale. A prevalere, a vincere, è stato quel senso di onnipotenza tipico degli anni che, se da una parte aiuta ad affrontare il mondo, dall’altra può essere fatale. Così come i riti di iniziazione, le sfide, le prove di coraggio con l’illusione di diventare leader o, almeno, di poter stare al fianco dei più forti, di suscitare ammirazione da parte di tutti. Possiamo chiamarli giochi ma in realtà sono meccanismi, un esercizio del sé, da fare in solitaria o in gruppo, ma sempre con un video o una foto da far circolare in Rete, la prova provata di un esserci riusciti e, possibilmente, meglio degli altri, fosse solo per frazioni di minuto o di centimetro. Si sale sui tetti più alti come moderni Superman guardando il vuoto dai cornicioni, si forzano i cancelli dei cantieri per fare acrobazie in cima ai  muletti o si ricorre all’apnea, alla pratica del blackout, fino allo svenimento per provare l’adrenalina del risveglio; il controllo del sé dato sempre per scontato e al macero anche solo l’idea che un imprevisto possa aprire le fauci per inghiottirli nel nulla del dopo. Ragazzi perbene, famiglie perbene. Rimangono solo i perché.

Dall’Hotel Belvedere La Buona Scuola: apri la finestra e trovi il solito caleidoscopio di problematiche immutate da una riforma all’altra tra accelerazioni e marce indietro, contentini tra un colpo al cerchio e uno alla botte senza definire nulla ma creando le premesse per nuovi e improbabili aggiustamenti futuri.

La scuola come una fabbrica con il suo indotto di famiglie, alunni, docenti, personale vario: cattedre, insegnanti, mobilità, supplenze, reggenze, sostegno, immissioni in ruolo, precariato, discontinuità didattica, personale poco valorizzato, segreterie oberate, corridoi privi di adeguata vigilanza, alternanza scuola-lavoro irrisolta, strutture scolastiche e sicurezza, fondi sempre insufficienti. Più la questione vaccini.

La fabbrica dei corsi e ricorsi dimenticando che la cultura è il miglior investimento per il futuro.

Dall’Hotel Belvedere Uno Scatto e Scappo Veloce come il Vento: un mini pensiero va al matrimonio più social dell’anno, Ferragni-Fedez, che tanto ha fatto sognare le romanticone; uno alla bella e coraggiosa Miss che non si è fatta intimorire dalle critiche becere per aver voluto partecipare a un concorso di bella tra le belle dimenticando di avere quella protesi che, in tante, invidiose come non mai, hanno voluto sottolineare, rimarcare, condannare e, mentre spero, per tutti, che la pistola elettrica Taser sia stata affidata nelle mani delle persone giuste, guardo il frigo che va calando in contenuto e mi chiedo: “Ma di domenica? Sì. No. Forse. Dipende. A circostanza. A discrezione… Fatemi sapere, che mi devo organizzare”.

Settembre, guardiamo l’Album Estate 2018 e, per un motivo o per l’altro, verrebbe da dire, come in Ecclesiaste (1,10): Nihil sub sole novum. Non c’è niente di nuovo sotto il sole.



Attilia Patri DP

Attilia Patri DP

Tagliente e raffinata, attenta e minuziosa, tra l'ironico e il cinico bazzica tra le notizie di attualità rilasciando commenti qua e là

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