Cattivi sentimenti tra melanzane

Il racconto-ricetta vincitore di Ricettacolo – L’Invidia

di Davide Serci

In un luogo parecchio lontano dalle nostre terre, era consuetudine che le melanzane vivessero in pace ed armonia. Era un ricco feudo ben gestito, e ciò proteggeva i suoi abitanti dalle malignità del mondo esterno. Ebbene, in un villaggio di quelle contrade era maturata Aubergine; si trattava di un frutto bello, violaceo, stupendo anche solo alla vista, attorno ai 250 grammi di peso.

Purtroppo, per quanto i lord di quelle lande proteggessero gli autoctoni egregiamente dai mali esterni, il loro potere difficilmente intaccava i piccoli dissidi tra ortaggi, dove sovente gli alimenti più belli venivano presi di mira da quelli più brutti per invidia e gelosia.

E fu così che per ragioni così basse e misere, le melanzane più brutte se la presero con Aubergine. Mentre questa si era assopita all’ombra della propria pianta, le sue rivali la colsero e la rinchiusero in una cantina oscura e calda, con la speranza di nuocerle esponendola a ben 200 gradi di temperatura. Passò ben un’ora prima che la malcapitata riuscisse a evadere da quella scomoda situazione. Quando infine riuscì a liberarsi, constatò che ormai della sua bellezza esteriore era rimasto poco: la scorza un tempo vivida era ora bruna, e a ogni passo emetteva schiocchi e suoni croccanti. Rendendosi conto di essere irrimediabilmente sfigurata, Aubergine scappò dal suo villaggio.

Si allontanò di corsa senza guardarsi indietro, sino a quando non notò una fortezza diroccata sulla cima di un monte, un edificio possente che dominava la vallata. Decise che lì vi avrebbe passato la notte, al chiuso e isolata da tutto e da tutti. Ma una volta giunta in cima vide che la rocca era tutt’altro che disabitata. Una vecchia melanzana raggrinzita vi dimorava, e aveva riparato le falle nelle mura di quel luogo decaduto con rigide falde di pane carasau. L’ortaggio rugoso salutò cordialmente Aubergine. I suoi modi talmente garbati e le domande così educate, spinsero la giovine a raccontare la propria disavventura.

La vecchia ascoltò con attenzione e poi disse: «Purtroppo il nostro mondo è dominato da sentimenti velenosi, ma non lasciare che un atto dettato dalla gelosia ti rovini l’esistenza. C’è ancora del buono in te. Devi solo liberarti dei preconcetti esteriori che ti incatenano. Io sono Maestra Nasu, e ti mostrerò la via».

Fu così che iniziò il duro allenamento di Aubergine. Innanzitutto si privò della sua pelle oramai secca e malandata. Le rimase solo la polpa, e fu allora che subentrarono le fatiche. La giovane venne tritata, sminuzzata e battuta dai pesanti sforzi, sino a quando non sentì la sua polpa diventare purea.

«Ora la tua anima deve riprendere il suo antico vigore!», e detto ciò Nasu gettò la propria allieva in una grande piscina metallica, quasi una padella, a nuotare e rimescolarsi con olio e uno spicchio di aglio tritato fino. Aggiunse anche 100 grammi di salmone affumicato tagliato a straccetti. La maestra, con le sue antiche arti orientali, la rimescolò per tre minuti abbondanti, sino a quando Aubergine non si sentì gradevolmente riscaldata e soffritta.

«Finalmente è giunto il momento di dare un nuovo corpo alla tua essenza».

Conciata com’era, Aubergine non riusciva a muoversi; non aveva parti rigide o solide, ma era solo una massa ancora molle e poco consistente. Ma ciò era nei piani di maestra Nasu: questa prese quattro lembi di pane carasau, per un totale di circa 100 grammi, e li mise uno sopra l’altro. Divise equamente la polpa arricchita, somministrandola a strati tra un livello di pane e l’altro così da generare una solida impalcatura, una croccante millefoglie. Arricchì inoltre ogni strato con un pomodoro ciliegino sminuzzato e con una fetta di mozzarella. Quando ebbe finito, mostrò ad Aubergine il suo nuovo aspetto con l’ausilio di uno specchio.

«Cosa te ne pare? Quando tornerai al villaggio, lascerai tutti a bocca aperta!».

La giovane si rabbuiò subito dinnanzi a quelle parole. «Non intendo tornare da quelle melanzane meschine!».

Un sorriso beffardo si dipinse sul volto della maestra, che andò a frugare tra i propri effetti personali. Vi trovò un corno e lo suonò. Un profondo clamore si diffuse dalla torre in tutta la montagna, per giungere ulteriormente amplificato nella vallata dove si trovava il villaggio di Aubergine.

«Da tempo speravo di allenare un’eroina tale da poter sconfiggere il drago che dorme sotto la montagna. Tutte le altre Maestre hanno allenato melanzane poi divenute prestigiose parmigiane o sughi alla Norma. Ora non devo più invidiare nessuno: anch’io ho allenato una grande melanzana che verrà ricordata!».

«Folle!», gridò Aubergine. Uscì fuori dalla Torre e constatò come dal fianco della montagna provenivano scosse terrificanti, sino a quando dal cuore della terra non emerse un grande dragone, il quale puntò dritto verso il villaggio. Grida distanti si levarono dal centro abitato davanti a quella mostruosa visione. Allora Aubergine si lanciò dietro la creatura per cercare di distrarla. La raggiunse e ne attirò l’attenzione tirandole la coda e prendendola a calci. «Di qua! Di qua! Ehi, sono qua!».

Quando però il mostro si concentrò su di lei, si rese conto di non avere in mente un piano preciso e scappò disperata. Risalì il monte sino alla grotta da dove era emerso il drago, il quale la incalzava con ruggiti e fiamme. Si imbucò nella cavità e cercò ancora di non farsi sopraffare, per quanto da quel vicolo cieco non vi fosse via di fuga. Girava in cerchio e si nascondeva mentre il predatore si scagliava contro le oscure pareti di roccia con impeto e cieca veemenza, causando crolli tali che ben presto le vie di fuga furono tutte ostruite ed impraticabili. Le fiamme del mostro  scaldarono la temperatura e la grotta divenne caldissima, con una temperatura vicina ai 200 gradi. Il caldo non permetteva di ragionare bene e annebbiò i sensi di Aubergine, la quale fu presto messa all’angolo e sopraffatta dal calore asfissiante. Crollò a terra, e il drago si scagliò contro di lei, inerme, per un’ultima volta. Ma il suo balzo venne bloccato da un grosso masso che cadde dal soffitto, schiacciando l’empia creatura mortalmente.

Passarono dieci minuti prima che le melanzane, accorse dal villaggio, riuscissero ad aprirsi un varco nelle macerie per tirare fuori Aubergine da quel forno. Purtroppo per lei non vi era più niente da fare.

Il suo atto di coraggio estremo spinse il sindaco del villaggio a concederle un grande onore: adagiò sul suo corpo un oggetto prezioso. Era chiaro e vagamente lattiginoso, quasi pareva un meraviglioso opale: in realtà era un grazioso uovo in camicia. Il prezioso regalo campeggiava sul corpo di Aubergine mentre in corteo le concittadine rendevano omaggio alla salma. Fu proprio allora che, in un ultimo atto di invidia, le melanzane che l’avevano inizialmente sfregiata le gettarono sopra un pizzico di sale, come quando si vuole spargere questo alimento sul terreno per non farvi più crescere nulla. Ma quegli ortaggi, nella loro gelosia, non compresero di non averle affatto rivolto uno sgarbo, ma un’ultima nota di unicità.


VINCITORE

Davide Serci

TITOLO 

Cattivi sentimenti tra melanzane


La motivazione della Giuria è la seguente:

Non ci si aspetta che il procedimento di un piatto tipico sardo possa diventare il fantasmagorico resoconto di una fiaba che ha come protagonisti ortaggi (non ne abbiamo forse abbastanza di belle fanciulle, topi magici e cavalli bianchi?). Ma gli elementi ci sono tutti: l’eroe e l’antieroe, la voce vagamente fuori campo che dirige le azioni, che “fa fare”, tanto ben rappresentata dal Maestro, i sentimenti di invidia, il pretesto e il finale che chiude il cerchio. C’è anche il filo ben bilanciato tra melodramma e ironia. E c’è, nascosta fra le righe, irretita dentro le vicende incalzanti, la ricetta più superba che si possa cucinare.


 Biografia dell’Autore in un Tweet:

Formatosi in Sardegna, si trasferisce a Pisa dove studia Ingegneria informatica. Scrittura e sport sono le sue passioni da sempre.

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Chef Massimo Borgognoni

Chef Massimo Borgognoni

Ha scoperto che la cucina è chimica quando era ragazzino, non ha mai più smesso di sperimentare e scomporre la tradizione

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