You’re either a really good mother, or you’re a really good hooker. The problem with how movies represent women goes right back to the Madonna/whore complex. You can’t be a really good hooker-mother. It’s impossible.

Charlize Theron

Il filo di Charlize

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Oggi è il compleanno di Charlize “Charlie” Theron. E da buon fan ci lega un filo, il filo della gonna che piano piano si disfa e mostra quello che – la trovo una definizione orribile – chiamano lato B. Per carità, non vorrei che pensaste a espressioni colorite: ad ogni modo la camminata dell’allora sconosciuta adolescente sudafricana ha riscaldato gli ormoni di molti. Correva l’anno 1993 e Charlize aveva 17 anni, ne dimostrava qualcuno in più, certo, e nello spot della Martini si faceva sedurre da un bel tenebroso a Portofino. Per lui abbandonava il ricco marpione, noncurante del filo impigliato alla sedia. E noncurante delle conseguenze. Uno spot edonista, che sembrava uscito dagli appena conclusi anni Ottanta, con la musica scritta appositamente da Pete Naschell.

La camminata di Charlize si trasforma nelle diverse interpretazioni. Può essere sguaiata e volgare, talvolta felina, talvolta atletica, talvolta da bella poliziotta con i capelli raccolti e un pargolo a casa cui badare, talvolta semplicemente elegante – e dici poco?, mi chiederete -, a sottolineare il sopracitato particolare in bella mostra. Per esempio quando si alza dal letto in The Burning Plain – Il confine della solitudine.

La bionda ossigenata dagli occhi da gatta dello spot ne ha fatta di strada, partendo dalla sua Benoni in Sud Africa. Infanzia difficile, la morte del padre alcolizzato e violento a opera proprio dalla madre per la quale scattò la legittima difesa; la voglia di emergere e di crearsi una carriera artistica, sempre con mamma Gerda Jacoba Aletta vicino. Abbandonati i sogni di essere ballerina per la lesione a un legamento del ginocchio – un piccolo saggio del talento lo darà durante una notte degli Oscar® – diventerà modella con i suoi 177 cm e gli occhi verdi sfilando spesso anche sulle passerelle milanesi. Si scoprirà di lei, con l’approdo al cinema, una donna di talento e capace di adattarsi ai ruoli drammatici ma anche leggeri. Ritengo che avrebbe meritato qualche sceneggiatura di valore in più ma la sua carriera è ancora lunga. Il filo intreccia l’attrice di talento alla donna coraggiosa, di quelle che vengono definite intelligenti perché, essendo belle, a qualcuno pare strano che siano anche intelligenti.

Nelson Mandela e Charlize Theron. getty images

Pronta a difendere il suo Sud Africa al fianco di Nelson Mandela e a fondare un’associazione dedicata ai bambini affetti da HIV del suo continente con il progetto Charlize Africa Outreach Project, adotta due bambini neri, Jackson e August, per buona pace dei perbenisti e propugnatori della cosiddetta famiglia naturale. Ovvio che una star possa permettersi di compiere scelte spesso criticate ma che la notorietà se non perdona almeno edulcora (ci riferiamo a paesi come il nostro).

Negli anni il gossip le ha assegnato diverse storie vere d’amore ma mai è arrivato un marito e l’ho trovata sincera nell’ammettere  un passato di eccessi, soprattutto di droga intorno ai vent’anni, raccontando il tutto non con atteggiamento divistico quanto come confessione pubblica di chi mette a nudo la propria vita. Ho letto alcune interviste su riviste o in tv e nelle apparizioni televisive e mi ha dato l’impressione di non aver bisogno di essere diva perché lo è, o di essere antidiva, perché sarebbe inutile atteggiarsene. Seppur il mestiere ti porti a recitare ogni volta che non te ne stai al sicuro, l’impressione di una donna spontanea mi è nata più volte. Come non ricordarsi dei sorteggi dei mondiali di calcio a casa sua, quando i presenti erano folgorati dalla sua bellezza e lei si divertiva con gli abbinamenti dei diversi gironi eliminatori.

 

Al cinema l’ho vista in quasi tutti i film che ha interpretato, inizialmente soprattutto bellona, una bambolona bionda che doveva ricordare un po’ lo stereotipo trito e ritrito dell’attrice che ci portiamo dietro da sempre e che ha toccato il punto più alto con Marylin Monroe. Se scorro la sua filmografia devo confessare che il mio personaggio preferito è quello di Sara Deever in Sweet November. Criticato, come sempre accade ai remake, forse troppo zuccheroso e dove al fianco di Keanu Reeves si confronta con un bello di Hollywood, come le era capitato qualche anno prima con Johnny Depp ne La moglie dell’astronauta, dove al posto delle sciarpone delle gonne lunghe sfoggiava outfit fashion e capello corto. Non le sono mancati i film d’autore raffinati come Gioco di donna, oppure di azione e neppure momenti in cui ha mostrato il suo corpo senza mai essere volgare (Trappola criminale li racchiude entrambi, anzi qui era pure la cattiva della storia). Chi ha buona memoria, altrimenti siamo qui per questo, c’è pure un passaggio su PlayBoy nel maggio 1999.

Sogno proibito per Woody Allen che ne La maledizione dello Scorpione di Giada le assegna il ruolo di Laura Kensington, la Femme fatale, e dove si assiste a una serie di battute tra i due che rappresentano forse la parte più azzeccata del film.

Il luogo comune anche giornalistico mi porta a Monster: quando un’attrice considerata bella sceglie di ingrassare, abbruttirsi e involgarirsi viene definita coraggiosa. Coraggiosa, perché? Era coraggioso Rober de Niro quando ingrassò per Toro scatenato? Ma torniamo a Monster, un Oscar® nel 2004 che più meritato non si può, dove ha espresso tutto il suo valore in un ruolo con il quale, piaccia o non piaccia, entri in sintonia e vorresti salvare da un destino che non ti lascia via di scampo.

 

Quando salì sul palco per ricevere la statuetta non giurerei sulla totale spontaneità ma di certo emozionò tutti, con tanto di saluto alla madre meno “paraculo” di quanto si possa pensare. L’Academy la ricandiderà due anni dopo per North Country – Storia di Josey, in un altro ruolo difficile e toccante ma questa volta rimarrà seduta in sala perché a salire per Quando l’amore brucia l’anima sarà Reese Witherspoon.


Non vorrei dilungarmi troppo e tirare il filo oltre il lecito e chiudo con due considerazioni. La prima è la serie di spot dove torna la camminata felina e ci ricorda che lei, almeno come dovere di contratto, utilizza J’adore che, se non rischiassi grosso con la socia, mi verrebbe da rispondere “J’adore toi!”. In proposito ho scelto lo spot dove riappare ciò che nel 1993 venne soltanto intuito….

 

La seconda può apparire polemica ed è relativa al ruolo di Ravenna ne Biancaneve e il cacciatore: ma se la bella del reame è Kristen Stewart, Charlize cosa sarebbe?

Ci tenevo proprio a parlare di lei e di quello che dal 1993 è un filo che lega una star al fan: è finalmente successo. Buon compleanno “Charlie”.

 

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Fabio Muzzio

Fabio Muzzio

Comunica per passione o per deformazione, professionista in fermento e dj ormai mancato. Ironicamente umanista, mediamente fatalista.

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