Isteria



Con l’arrivo dell’estate torna l’incubo della dieta. Dopo trent’anni di dieta dovrebbero darmi la laurea ad honorem in scienze dell’alimentazione. Le ho provate tutte: la dieta del finocchio, dello yogurt, del cetriolo, dell’anguria, la dieta chetogenica, quella proteica, la dieta 16:8. Sono stata in cura da nove dietologi, due dietisti e quindici nutrizionisti. Per anni, tutte le mattine, ho bevuto un bicchiere di acqua e limone convinta che facesse dimagrire. Ho divorato quintali di ananas, fatto overdose di tisane che non farei bere nemmeno al mio acerrimo nemico. Ho preso diuretici, lassativi, antidepressivi, anfetamine, sonniferi e sibutramina in tutte le forme farmacologiche. Mangio solo latte senza lattosio, dolci senza zucchero, tè deteinato, caffè decaffeinato, sale senza sodio, riso senza glutine. Sono ossessionata dalle kilocalorie e conosco a memoria i valori nutrizionali di migliaia di prodotti in commercio. Senza di me Gianluca Mech non avrebbe mai sfondato nel campo della fito-chetosi: ho comprato più scatole io della sua Tisanoreica, che l’intera Islanda. In cucina ho comprato un mobile dell’Ikea apposta per lo stivaggio delle gallette di riso. Ora solo pensare a quel genere di alimento mi provoca conati di vomito nemmeno fossi incinta. Sono anni ormai che l’auto la parcheggio in strada perché il mio garage è zeppo d’integratori alimentari comprati su internet a prezzi stracciati. Ne ho talmente tanti, che a un certo punto ho provato pure a rivenderli in palestra, ma ho dovuto desistere dopo essere stata espulsa da un paio di centri fitness.

Sono una convinta sostenitrice della lotta ai “4 veleni bianchi”: lo zucchero, il sale, il latte e la farina e non tocco un pezzo di pane dal 1999. La carenza di zucchero mi provoca allucinazioni spaventose e di notte sogno sempre di fare il bagno in una piscina di Nutella. Quando sono in crisi di astinenza, la sniffo: apro un barattolo al supermercato e inalo il suo profumo inebriante. Questo gesto disperato di una donna in piena crisi depressiva molto spesso richiama l’attenzione della vigilanza. In questi casi, sono costretta a comprare quella crema diabolica per poi regalarla puntualmente al barbone accampato all’uscita del supermercato. È da un po’ di tempo che sospetto che sia proprio lui a segnalare la mia presenza alle guardie giurate.

 

Da una settimana sono in cura da un nuovo nutrizionista. Grazie al suo consiglio, sto seguendo la dieta del minestrone.  Ne avevo sentito parlare molte volte ma non l’avevo mai sperimentata prima. Bevo spremute di frutta, succhi di carota, estratti di sedano e mangio minestrone sia a pranzo sia a cena. Rispetto a tutte le altre diete, devo ammettere che questa, almeno, è molto facile da preparare. Certo, per fare spazio ai surgelati, ho dovuto buttare le scorte di fermenti lattici vivi che avevo nel congelatore. Mi dispiace molto ma la mia produzione di Kefir di latte è sospesa fino a nuovo ordine.

Ho convinto a seguire questa dieta anche la mia vicina di casa Rita. Rita in realtà è magra come un grissino e fa la dieta solo per compiacermi. È una di quelle persone per le quali il cibo non ha nessuna importanza: Rita sarebbe capace di restare digiuna per giorni. Stasera l’ho invitata a cena: dobbiamo festeggiare i settecento grammi persi nella prima settimana di dieta del minestrone. Per l’occasione non ho cucinato il minestrone classico ma quello ai sapori orientali. Come dessert ho preparato un frullato di pere e foglie di menta piperita, un’altra pianta miracolosa nello smaltimento dei grassi in eccesso. Rita arriva puntuale alle 19 perché un’altra regola per dimagrire è quella di consumare la cena entro le 19:30. Dopo aver consumato due noci e tre anacardi a testa che essendo ricchi di omega3 sono acceleratori naturali del metabolismo, ci accomodiamo a tavola.

«Buono questo ai sapori orientali» mi dice Rita dopo aver assaggiato il primo cucchiaio.

«Effettivamente è più buono del classico, e poi contiene zenzero, bamboo e germogli» le dico sicura di me.

Ceniamo molto lentamente perché ho letto da qualche parte che masticare un boccone trentacinque volte fa dimagrire.

«Ti devo confessare una cosa» dice Rita mentre riempie i bicchieri del Tè verde che ha portato da casa sua.

«Cosa?» le chiedo curiosa.

«Non avevo mai mangiato il minestrone in età adulta. Grazie a te ho riscoperto un piatto sano e nutriente che da piccola mi preparava sempre mia nonna».

«Tua nonna però non aggiungeva l’olio a crudo».

«E ci metteva pure il sale».

Ridiamo felici mentre in tv va in onda l’anteprima del telegiornale.

La prima notizia è che la Findus ha ritirato dal mercato alcuni lotti del suo celebre minestrone a causa della presenza del batterio Listeria Monocytogenes nei fagiolini utilizzati per il prodotto.

Ci guardiamo impaurite mentre il telecronista parla di alcuni casi di decessi in Europa.

Ho la nausea e Rita non sta meglio di me. Corriamo in bagno e siccome lei è più veloce di me a guadagnare il water, aspetto il mio turno impaziente. Rita si è ficcata due dita in gola ma non riesce a vomitare. Dopo tre tentativi, lascia il posto a me. M’inginocchio davanti al water ma nemmeno io riesco a procurarmi il vomito.

«Acqua calda e sale» urla Rita uscendo dal bagno.

La sento armeggiare in cucina mentre continuo a tormentarmi la gola con le dita.

Non sono mai stata brava con questa manovra e anche ora riesco a procurarmi solo conati ma nessuna fuoriuscita di cibo infetto.

Rita ritorna con due bicchieri pieni di un miscuglio rivoltante. Io riesco a berne solo un goccio, Rita invece vuota tutto il bicchiere in un sorso solo. Le lascio il posto con la speranza che vederla vomitare aiuterà anche me, ma non succede nulla.

«Caffè amaro e limone» dice Rita uscendo stravolta dal bagno.

Sento che Rita in cucina ha attivato la mia macchina del caffè con le capsule. Provo a bere l’acqua calda salata ma non ci riesco. Rita ritorna con due bicchierini e prima ancora di consegnarmi il mio beve tutto quello che c’è nel suo, s’inginocchia davanti al water ma lo stesso non riesce a vomitare. Rita è nel panico totale, è in lacrime e dice frasi sconnesse. Si alza, prende dalle mie mani il bicchiere di acqua calda e lo beve fino all’ultima goccia. Cerca di strapparmi dalle mani il caffè ma io sono più svelta di lei e bevo tutto in un sorso. Il caffè amaro con il limone mi provoca un getto dalla bocca come Linda Blair nell’Esorcista. Il minestrone Findus, ancora caldo, investe Rita in pieno volto. Cerco di pulirla con l’asciugamano ma lei crolla in ginocchio e si ficca tutta la mano in gola. Rita è in preda ad una crisi isterica spaventosa.

«Andiamo in ospedale» le dico cercando di calmare la sua isteria, «ti faranno una lavanda gastrica» ed esco in salotto in cerca delle chiavi dell’auto. Quando le trovo, ho un’illuminazione, esco da casa e scendo velocemente in garage. Mi sono ricordata di un prodotto che mi aveva consigliato un’amica della palestra: un integratore alimentare che lei usava quando tornava dai ricevimenti matrimoniali. Il garage è pieno di scatoloni e la ricerca non è facile. Comincio ad aprire tutte le scatole e a rovesciare tutto il contenuto sul pavimento. Sono disperata ma alla fine lo trovo: lo sciroppo d’ipecacuana. Risalgo le scale velocemente e trovo Rita ancora seduta sul pavimento del bagno.

«Questo ti farà vomitare» le urlo mentre corro in cucina a prendere un cucchiaio.

Torno in bagno e verso lo sciroppo nel cucchiaio ma Rita mi strappa dalle mani lo sciroppo e lo beve tutto d’un fiato. L’effetto è devastante, il getto caldo che mi arriva in faccia è così forte che cado a terra stordita. Quando mi riprendo, sento che Rita sta ridendo e la sua risata è contagiosa. Le nostre risate isteriche combaciano con l’aspetto che abbiamo: siamo sporche e abbiamo pezzi di minestrone in faccia e nei capelli. L’importante però è che siamo sane e salve.

Quando torniamo in salotto, scopriamo che il ritiro del minestrone è stato ordinato solo in via precauzionale e per fortuna questa malattia, la listeriosi, può trasmettersi solo consumando verdura cruda. Il nuovo ministro della salute sta dicendo che in Italia il pericolo di un contagio da listeria è, in pratica, vicino allo zero.

«Io, di solito, lo faccio bollire un’ora» dico a Rita ma lei non coglie l’ironia e smette di ridere.



Gianluca Papadia

Gianluca Papadia

A quarant’anni ha sostituito il poster ai piedi del suo letto: al posto di Che Guevara ora c’è Don Matteo.

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