La bionda

Il fumatore incallito è una razza a parte.

Non c’è divieto che tenga, quando lui deve fumare, fuma.

Ricordo quando ancora non si conoscevano gli effetti del fumo passivo e nostro padre fumava due pacchetti di sigarette al giorno nella nostra stanzetta. Fumava nella nostra stanza perché a mamma non piaceva che il salotto puzzasse di fumo. Come biasimarla? Non c’è puzza più disgustosa di quella.

Ricordo quando, da ragazzo, tornavi dalla discoteca e dovevi buttare i vestiti nel bidone della spazzatura. Perché il fumatore incallito deve fumare, pure mentre balla.

Ricordo che al cinema non vedevi nulla perché lo schermo era coperto da una coltre di fumo che a confronto una ciminiera dell’Ilva di Taranto è un apparecchio per l’aerosolterapia. Perché il fumatore incallito deve fumare, pure mentre guarda un film.

Ricordo i viaggi in auto, con i finestrini chiusi, e mio padre che accendeva una nuova sigaretta con il mozzicone di quella che aveva appena finito di fumare. Chilometri e chilometri in apnea con i polmoni a un passo dall’asfissia. Perché il fumatore incallito deve fumare, pure mentre guida.

Il fumatore incallito è vittima di una dipendenza patologica e deve essere compatito. Devi sopportare in silenzio che il suo alito puzzi di fogna, che spenga i mozziconi dove capita. Lui soffre di tabagismo, mica come te, che sei fortunato perché non hai preso questo brutto vizio.

C’è qualcosa di più disgustoso di un mozzicone nel caffè, nell’anguria, nei piatti sporchi? Perché il fumatore incallito deve fumare, subito dopo mangiato. Non può aspettare, altrimenti va in astinenza.

Il fumatore incallito, del resto, fuma pure dopo aver fatto sesso perché ogni cosa ha un senso solo se dopo hai la giusta dose di nicotina nel sangue.

La cosa più triste è che siamo invasi da milioni di mozziconi, soprattutto in spiaggia, perché il fumatore incallito, dopo aver fumato, mica il mozzicone se lo può mangiare. E se si è in moto, dietro a un fumatore incallito, un mozzicone ancora accesso in pieno volto te lo devi aspettare. Mica il fumatore incallito può spegnere il mozzicone nel posacenere della sua auto? C’è qualcosa di più puzzolente di un posacenere?

Del resto, per anni, le multinazionali del tabacco ci hanno bombardato con messaggi espliciti: un eroe poteva essere tale solo se aveva tra le dita l’inseparabile sigaretta. Ricordate, per esempio, una scena di un film nel quale James Dean non stesse fumando? James Bond ha passato più tempo ad accendere le sigarette che a sbottonare i vestiti delle sue sempre numerose amanti. John Travolta nel film La febbre del sabato sera ha sempre la “bionda” in bocca. La bionda! Eccola, la trovata geniale: ai contrabbandieri dei primi del Novecento il tabacco chiaro faceva pensare al colore dei capelli di una donna. E le multinazionali del tabacco, che come i contrabbandieri fatturano miliardi con il fumo, pensarono bene di sfruttare questa poetica definizione. Mica potevano dire che vendevano erba secca mista a piombo che puzza di catrame?

Per anni ci hanno fatto credere che un condannato a morte, come ultimo desiderio, preferisca chiedere una sigaretta piuttosto che una notte d’amore con la sua donna, una carezza dai propri figli, un litro di vodka o una parmigiana di melanzane.

In Italia, nonostante ci sia una legge antifumo dal 2003 (detta anche legge Sirchia dal nome del suo promotore Girolamo Sirchia), ogni giorno dobbiamo combattere la nostra battaglia contro gli irriducibili fumatori incalliti come la signora bionda, che tutte le mattine aspetta il treno nella stazione della Circumvesuviana di Piazza Garibaldi.

Vedendo lei, che indisturbata consuma la sua sigaretta, ovviamente tutti i fumatori incalliti si sentono in diritto di fumare. Così tutte le mattine devi chiedere “la cortesia” a tutti i fumatori incalliti di spegnere la sigaretta. Devi far loro notare che quello sulla loro testa è un “divieto di fumare”. La maggior parte dei fumatori incalliti spegne la sigaretta senza fare storie, qualcuno addirittura accenna a un gesto di scuse. La bionda no. La bionda continua imperterrita, lei non può smettere, tra pochi minuti salirà su un treno e non potrà fumare per circa un’ora – se la sua destinazione è il capolinea. Abbiamo tentato di convincerla in tanti modi ma lei ha sempre risposto in maniera maleducata. Perché il fumatore incallito è maleducato. Ho provato a chiamare la sicurezza, il personale addetto al controllo dei biglietti, l’esercito (ci sono ronde antiterrorismo che girano con i cani alla ricerca di esplosivi) ma lei, la bionda, non ne vuol sapere.

Oggi è arrivato il momento di fargliela pagare. Per attuare il mio piano ho bisogno dell’aiuto del mio compagno di sventure, Francesco, pendolare come me. Stamattina siamo arrivati in stazione più presto del solito. Io sono sceso sul binario e Francesco è rimasto all’inizio delle scale. Lui ha il compito di far passare tutti i fumatori incalliti e di fermare con una scusa banale le vittime del fumo passivo. Dopo tanti anni conosciamo a memoria tutte le persone che transitano in quella stazione a quell’ora del mattino.

La bionda arriva puntuale, supera Francesco, che sta parlando con un gruppo di pendolari, e scende le scale per arrivare sul binario. Appena mi vede, accende subito la sigaretta con aria di sfida. Gli altri fumatori incalliti non aspettavano altro e seguono l’esempio della bionda. L’aria diventa subito irrespirabile.

«È dello smog che dovresti preoccupare» mi dice la bionda soffiandomi addosso il fumo della sua sigaretta, «delle scie chimiche ce lasciano gli aerei».

«Hai un accendino?» le chiedo lasciandola di stucco.

La bionda prende un pacchetto di sigarette dalla borsa e me lo porge con aria complice. Non l’ho mai vista così tranquilla.

«È per le immagini che mettono sui pacchetti» dice per giustificare il suo portasigarette infantile. Prendo l’accendino dall’astuccio  e glielo restituisco.

«Grazie» dico alla bionda mentre con la coda dell’occhio vedo che Francesco è in difficoltà, non sa più come trattenere i viaggiatori non fumatori. È il momento di agire: aziono l’accendino sotto lo sguardo incuriosito della bionda e della sua banda di fumatori incalliti, salgo in piedi sulla panchina più lontana – quella nascosta alle telecamere – e, dopo aver  fatto un cenno a Francesco, avvicino la fiamma al sensore antincendio.

La pioggia che investe i fumatori incalliti li lascia senza fiato. Da sotto il mio ombrello gigante – che ho aperto un attimo prima della tempesta – mi godo la scena: sembrano zombie, tutti inzuppati con le loro sigarette spente ancora in bocca. La bionda ha cercato di salvare la sua sigaretta nascondendola sotto la borsa ma non ci è riuscita e ora mi guarda in cagnesco. Le lancio il suo accendino mentre Francesco mi raggiunge con il suo ombrello colorato. Siamo felici e affrettiamo il passo. Guadagniamo un’uscita secondaria nell’istante in cui i vigili del fuoco arrivano di corsa sul binario 3 della stazione.

 



Gianluca Papadia

Gianluca Papadia

A quarant’anni ha sostituito il poster ai piedi del suo letto: al posto di Che Guevara ora c’è Don Matteo.

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