L’ultima cena

 Il racconto-ricetta vincitore di Ricettacolo – L’Ira

di Massimo Coccia

Sono il sangue che ribolle nelle vene

Sono il filo di fumo che volteggia dalla canna del fucile

Sono la cote che affila la lama

Sono l’urlo che scuote l’anima

Sono la siringa di adrenalina nel cuore

Sono il lupo acquattato nel buio

Sono la nota stonata nel coro

Sono l’occhio dietro lo spioncino

Sono la promessa del dolore

Sono la sentenza

Sono l’attesa dell’inevitabile

E sono arrabbiato con te.

Molto.

Molto.

Moltoooooooooooooooooo!

E spacco, spacco, spacco, rompo tutto!

No, calma, no. Non rovinerò tutto. Tu. Tu hai rovinato tutto. Tu non dovevi esserci.

Non ne hai il diritto. E invece ci sei, maledetto.

E vai in giro. E ridi. Ridi, capisci? Mia figlia non può più farlo. Non ha più una faccia che lo consenta, sai… L’acido sulla carne fa un po’ questo effetto. Tu invece sì, ce l’hai, ed è anche allegra. E questo non è giusto.

Non è giusto, cazzoooo!

E i lividi, le ossa mal saldate, troppe fratture…

Calma.

Calma.

Ti ho messo una foto lì, di lei, a centro tavola. Così che tu possa vederla ancora una volta. Vedere lo scempio. Sentire il suo dolore. Domani sarà il suo compleanno, ricordi? E ci ha sempre tenuto tanto a festeggiarlo con te. Ma quest’anno non ci sarà, si vergogna ad uscire. Lei, si vergogna! Lei! Ma ti pare normale?

Calma.

La tavola è ben apparecchiata, ho anche aperto un Taittinger del 2003, non te ne avrai a male, spero. L’ho assaggiato ed è squisito. Sarai una merda ma il vino lo scegli buono.

E ora ti preparo la cena, ti preparo il suo piatto preferito, quello della festa. Semplice e buono, come lei.

Ho preparato un brodo vegetale, leggero.

Ho rosolato pochissima cipolla in burro e olio (le verdure le ho tutte affettate con un coltello giapponese, affilatissimo. Ne ho portati un po’)

Poi ho aggiunto il riso, a tostare leggermente, e poi una sfumata, con un mezzo bicchiere di bianco. Ho trovato una Falanghina di Feudi San Gregorio. Ottima scelta, hai buoni gusti. Ho aperto anche quella perché sfumare a champagne non è l’ideale.

Ho portato a cottura ed è quasi pronto.

Poi mantecherò, riccamente, con burro, un filo di olio extravergine, parmigiano e una buona dose di ricotta di bufala leggermente affumicata.

Intanto, con un altro coltello giapponese che sarà anche quello che ti convincerà a gustarti questa meraviglia, sto affettando dei meravigliosi gamberi rossi di Gallipoli. Faccio un battuto al coltello e lo condisco con sale, poco pepe e un filo scarsissimo di olio.

Poi le ultime due chicche. Intanto una brunoise di tartufo nero. Per fare la brunoise servono due cose: un coltello affilatissimo, e questo come capirai non è un problema, e molta pratica. E io ne ho fatta tanta. Tanta. Guarda che brunoise. Cubetti perfetti, piccolissimi, e tutti uguali.

La seconda chicca, la colatura di alici di Cetara.

Sentirai che meraviglia. La solidità della mantecatura, col retrogusto affumicato. Il fresco dolce del gambero. Il profumo del tartufo. Il sapido delle alici. Poesia.

E per ultimo, una buona dose di Rohypnol nello champagne. Così poi ci divertiamo assieme, che dici?

È tanto che aspetto. Ho preparato tutto per bene.

Ci sono i coltelli, come ti dicevo.

Prima però magari ti mostro la mia collezione di tenaglie.

E se penso al cannello… mamma mia… brividi di piacere…

Sono calmo.

Sono la tempesta.

Sono il furore.

Sono qui, ti aspetto. Ti aspetto.

Sono le sabbie mobili.

Sono la venefica nube delle solfatare.

Sono qui.

Sono il martello di Thor.

Sono l’inevitabile.

Sono il triste mietitore.

Sono calmo, ora.

Fai presto, o si fredda, ed è un peccato.


VINCITORE

Massimo Coccia

TITOLO 

L’ultima cena


La motivazione della Giuria è la seguente:

L’ira in cucina diventa un connubio tra tortura fisica e poesia. No, non sono metafore, qui occorre prendere le parole alla lettera. Accompagnati nei fascinosi percorsi compiuti da arti così affini, come quella culinaria e l’ars poetica, non vi è dubbio che il politically incorrect regga, e anzi, ne proviamo un certo compiacimento se a vendicarsi è un padre la cui figlia è stata sfigurata dall’acido in un atto di misoginia passionale. E lo fa con sadica eleganza, regalando all’aguzzino un’ultima cena a base di vini raffinati e risotti d’autore.


 Biografia dell’Autore in un Tweet:

Ingegnere non ingegnere, scrittore per diletto in italiano e dialetto, padre e marito, mangiatore professionista, cuoco meno ma ci si prova.

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Chef Massimo Borgognoni

Chef Massimo Borgognoni

Ha scoperto che la cucina è chimica quando era ragazzino, non ha mai più smesso di sperimentare e scomporre la tradizione

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