L’uomo del mare

Il racconto sesto classificato ex aequo di FrammentiAvari#7 – Tivadar Kosztka Csontváry
di Antonio Blunda

Conoscevo un uomo che per un’ora indefinita del giorno, forse prima di cena, aveva la solitaria consuetudine di sedersi di fronte al mare.

Era ai miei occhi (così come a quelli di tanti altri passanti) simile a un vecchio corvo spettinato che scendeva a riposare un po’ sulla terra, a farsi soffiare le penne dal vento di salsedine.

Aveva lo sguardo che nessuno più vede, ecco il bastone della vecchiaia che nasconde tra le mani la preghiera del ramo, tenuta stretta come una sacra reliquia da difendere.

I suoi occhi non avevano altro che fame, non di parole. Fame del mare. Una fame ingorda, invincibile, che solo un pescatore conosce, e trattiene con sé, sino alla fine.

 

Debora Borgognoni

Debora Borgognoni

Non si è ancora del tutto abituata a ossigeno e forza di gravità, ma non demorde. Morbosamente polemica, reagisce male agli sgrammaticati.

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