Onda lunga

Anche oggi l’aliscafo delle 7 per Capri è pieno di pendolari.

Sono dieci anni che, dal lunedì al venerdì, condividiamo tutti insieme questi cinquanta minuti che separano il Molo Beverello dall’isola azzurra.

Ognuno di noi siede allo stesso posto, forse per paura che un piccolo cambiamento possa dare una svolta diversa a una giornata che invece vogliamo che sia uguale a tutte le precedenti.

C’è il gruppo degli insegnanti, quello delle badanti, gli impiegati di banca come me, il personale degli alberghi. L’elemento variabile è rappresentato dai turisti che di solito preferiscono viaggiare all’aperto e tutta la manovalanza giornaliera che dorme per tutta la traversata.

L’argomento del giorno è lo spread. Una coppia di turisti tedeschi ha deciso di non godersi le bellezze del golfo di Napoli e sembra interessata alla discussione che subito s’infiamma.

«La Germania, è uno di quei paesi, che ha rinunciato alla sua posizione di superiorità per entrare nell’Europa», dice il cavalier Todisco sventolando la copia del Mattino che riporta dichiarazioni euroscettiche dei leader della nostra maggioranza.

«Sì, ma il commissario tedesco Oettinger dimentica che nel dopoguerra gli abbiamo dimezzato il debito», risponde prontamente Giovanni il sindacalista cercando il mio consenso.

La mia posizione di bancario mi obbliga a una partecipazione attiva e mi vedo costretto a fare un cenno di assenso con la testa.

Sull’entusiasmo di questo gesto innocente Giovanni s’infervora: «Loro non possono darci nessuna lezione di economia. Hanno voluto l’Europa solo per sottometterci economicamente».

«La loro economia funziona perché sono sempre stati dei lavoratori onesti. Ha ragione Junker: quello che affossa da sempre l’Italia è la corruzione», ribatte Pasquale il bidello, che una volta che c’era mare grosso, forse pensando di non sopravvivere alla traversata, mi aveva confessato di aver comprato il suo posto di lavoro.

Tutti mi guardano. Si aspettano un commento alla tesi del collaboratore scolastico. La mia collega, intenta a truccarsi, fa finta di non aver sentito.

«L’economia della Germania è forte per tanti motivi», rispondo cercando di generalizzare.

«Ecco perché questi possono venire in vacanza a Capri», dice Paola che lavora in una boutique e, guardando con disprezzo i due turisti, aggiunge: «io non me la posso permettere una vacanza del genere».

Per fortuna la coppia di tedeschi non capisce quello che diciamo e continua a consultare una guida turistica.

«Il motivo principale però è che le loro banche prestano i soldi all’Italia e con lo spread alle stelle guadagnano più interessi», dice Giovanni dimostrando che non gli è piaciuta la mia risposta diplomatica.

«Dottò», mi chiede Gennaro che lavora all’Hotel Quisisana, «ma lo spread cos’è?».

La mia collega, che intanto ha finito di truccarsi, finge di ricevere una telefonata. L’infame esce all’aperto, lasciandomi da solo. L’intera platea assonnata guarda solo me. Negli ultimi mesi, mi hanno fatto questa domanda moltissime volte e non ho mai saputo rispondere in maniera esaustiva.

«Ogni stato ha bisogno di soldi. Le banche prestano i soldi allo stato. E lo spread è l’indicatore della capacità dello stato di restituire questi soldi». La tocco piano io. Dalle loro facce capisco che devo continuare: «più alto è lo spread e meno è affidabile lo stato». Il venti percento ormai non mi segue più ma la maggioranza vuole capire. «Più alto è lo spread e più alti saranno gli interessi che lo stato pagherà alle banche», dico sperando di finire così il mio comizio.

«Quindi Giovanni ha ragione: è nell’interesse delle banche che questo coso qua, lo spread, sia alto?», s’interroga il messo comunale.

«Certo che ho ragione», dice orgoglioso Giovanni.

Pasquale scuote Vincenzo che sta russando. È il segnale che siamo quasi arrivati. Vincenzo lavora al mercato della frutta. Forse è l’unico passeggero che sta tornando a casa dal lavoro. Vincenzo apre un occhio solo.

«Anche al mercato succede questo, dico bene Vincenzo?», urla Pasquale per fargli aprire anche l’altro occhio.

«Siamo arrivati?», biascica Vincenzo.

«Vincenzo, quando piove troppo, oppure non piove per parecchio tempo cosa succede? I prezzi della frutta salgono alle stelle?», chiede Pasquale a Vincenzo.

«Sì», biascica Vincenzo.

«Ma i prezzi all’ingrosso rimangono gli stessi?», chiede Pasquale a Vincenzo.

«Certo», risponde Vincenzo come un alieno catapultato al centro di questa discussione.

«Ma che c’entra il mercato della frutta con lo spread?», chiede la maestra d’italiano prossima alla pensione.

«Pasquale, con questo esempio, ci sta spiegando cos’è la speculazione», dico prontamente e subito me ne pento, «è ovvio che in un sistema così suscettibile il rischio che qualcuno speculi sulle disgrazie altrui, c’è», sono costretto ad aggiungere.

«Pesce grande mangia pesce piccolo», dice Giovanni alludendo ai due tedeschi che si sono messi in fila dietro agli operai per essere tra i primi a sbarcare. Ogni giorno è così: i primi a scendere sono gli operai che evidentemente hanno fretta di finire il lavoro e tornarsene sulla terra ferma; poi scendono i turisti desiderosi di godersi tutte le bellezze di quest’isola incantevole; e alla fine scendiamo noi, i pendolari.

«Pesce onesto mangia pesce corrotto», dice Pasquale a conferma della sua tesi iniziale.

«Il portafogli, mi hanno rubato il portafogli», urla all’improvviso uno degli operai rimasti indietro. L’uomo supera con difficoltà la fila di passeggeri e con un balzo felino si fionda sulla banchina. Due poliziotti, allarmati dalle sue urla, si avvicinano all’operaio per chiedergli spiegazioni.

Lui dice qualcosa ai due agenti e poi indica il gruppo di turisti che affolla il porto di Capri.

I due agenti si guardano increduli, si vede che tentennano, poi sono costretti ad agire: si avvicinano ai due turisti tedeschi che hanno condiviso il viaggio con noi. Alla loro vista, il ragazzo tedesco cambia espressione, vorrebbe fuggire ma c’è troppa gente su quella banchina. Cerca inutilmente una via di fuga e alla fine decide di liberarsi della refurtiva buttando il portafogli dell’operaio in un cestino per i rifiuti.

Mi sembra di essere in uno di quei sogni dove non riesci a parlare. Le immagini scorrono davanti ai miei occhi al rallentatore. Quando finalmente riusciamo a sbarcare, vedo che i due turisti tedeschi stanno entrando in un’auto della polizia, l’operaio l’ho perso di vista da un bel po’.

È la prima volta che sento l’effetto dell’onda lunga sulle mie gambe, è la prima volta che scendendo dall’aliscafo, soffro di mal di terra.



Gianluca Papadia

Gianluca Papadia

A quarant’anni ha sostituito il poster ai piedi del suo letto: al posto di Che Guevara ora c’è Don Matteo.

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