Parodia fisica

Uno spettatore sul fondo. Il dialogo fra due donne. L’una placida, l’altra elettrica.

«Credimi, non volevo mancarti di rispetto, le cose stanno come ti ho raccontato», abbassando lo sguardo e attorcigliandosi i capelli fra le dita, cercando di conferire credibilità alle parole.

«Non ti credo più, ogni giorno le stesse scuse, sei una falsa meretrice a miei occhi, ormai», dimenandosi con costernazione e collera, agitando la chioma voluminosa. Altezzosa nelle movenze, ruvida e fredda nel corpo. In mostra le cosce segaligne e muscolose, senza vergogna.

Tutto intorno è una suggestione, il pavimento accoglie dei mobili, una sedia, un tavolo e un ripiano con una pianta. Sembrano dei corpi afflosciati, degli scheletri ripiegati, alberi secchi e teste senza vita.

«Non vedi come sono pentita? Come puoi non riconoscerlo?».

«Allontanati da me, sparisci, tu e il tuo bellissimo corpo, lustro e imperlinato, lasciami tra i rovi della mia mente».

L’immagine di copertina è un dipinto di Salvator Dalì, dal titolo Donna con testa di rose, 1935, olio su tavola 35×27 cm, Zurigo, Kunsthaus

 

Nausicaa Baldasso

Nausicaa Baldasso

Laurea in scienze statistiche, finalista al concorso Emozioni in bianco e nero nel 2016 e al concorso L’aviatore delle fiabe nel 2017

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