Pausa maturità

Le avevano detto che il segreto dell’eterna giovinezza stava tutto nel non smettere di giocare con la vita, nel continuare a conservare uno spicchio di anima innocente, scevro della lordura del mondo adulto. Ma poi, chi glielo aveva detto? Oh, non certo lui, pensava, ché quello se non esce con cravatta-camicia-giacca-pantalone con pinces sta male, si sente sminuito. Se ne gira per il cortile, che faccia caldo o che ci siano meno e qualcosa gradi, con la sua valigetta ventiquattrore, il completo simil sartoriale – e per fortuna non si mette più quel fazzoletto grigino al taschino sul petto! – e il carico dell’uomo vissuto. Mai una risata, mai una novità, musi scuri che fanno appassire i suoi bei fiori. Eccolo, sta passando, si diceva lei tutta eccitata, lì, nascosta sotto il tavolino di ferro battuto che avevano comprato in Francia anni prima. E lui le passa accanto rivoltando impercettibilmente gli occhi. Osserva quelle gambe posate maldestramente sui sassolini del patio. «Ti ho vista, sciocca, alla tua età ancora credi che nascondendo la faccia non sia visibile il resto del corpo? Oh, poveri noi!», dice lui mentre il suo corpo vola molle sul terriccio e le sue guance ne assaporano la consistenza. «Se avessi tenuto le gambe nascoste, lo sgambetto non sarebbe venuto, mio caro».

L’immagine di copertina è un’opera fotografica di Gianni Berengo Gardin, dal titolo Pausa di lavoro, 1987


Debora Borgognoni

Debora Borgognoni

Non si è ancora del tutto abituata a ossigeno e forza di gravità, ma non demorde. Morbosamente polemica, reagisce male agli sgrammaticati.

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