Tutti a corte? E perché no!



 Oggi parliamo di Meghan. Meghan chi?

Non cominciamo con le domande bizzarre altrimenti mi autorizzate a pensare che, in questa settimana, non avete aperto nemmeno un quotidiano altrimenti sapreste bene che non si è parlato di quasi altro se non di Meghan e della corte reale, tra un accenno a Brexit e Dopo-Brexit e l’Inghilterra giunta in semifinale ai Mondiali.

Rachel Meghan Markle, foto di Northern Ireland Office

Rachel Meghan Markle, classe 1981, attrice e modella afroamericana, perfettamente indipendente da un punto di vista economico, emancipata, femminista, attivista, abituata ai jeans, minigonne, selfie, autografi, passeggiate e viaggi in autonomia, contatti fisici da non-nobili e contatti sulle pagine social, gambe accavallate e tacchi vertiginosi fino al 19 maggio scorso quando, ai dati anagrafici  di origine, ha aggiunto Mountbatten-Windsor, una laurea in Duchessa di Sussex chiusa in cassaforte insieme ad un contratto prematrimoniale in caso di “non si sa mai”, e ha legalizzato la presenza del Principe Harry tra le sue lenzuola. La storia dovrebbe finire qui, tra quello che potrebbe sembrare un colpaccio di plebea e un colpo incassato a mo’ di rospo dalla Regina Elisabetta.  Dovrebbe, appunto, finire tutto qui tra un “e vissero felici e contenti” e un “largo ai giovani” detto a dentiere strette.

E invece non finisce niente, e tutti a rimarcare le mancanze, o gli eccessi, della povera Meghan in un processo continuo alla sua immagine fatto rimbalzare di pagina in pagina, in un “io speriamo che me la cavo” infinito e, francamente, anche un po’ scartavetrante: Meghan e il suo modo di sedersi sportivo, Meghan che cerca la mano del marito, Meghan al battesimo del nipote con quel colore verde oliva del vestito non in sintonia con le altre invitate inguainate tra l’azzurro, l’azzurro appena appena meno chiaro,  l’azzurro chiaro, fino all’azzurro pallido. Meghan e il fatidico protocollo di Sua Altezza Reale.

E noi? Cosa faremmo noi al posto di Meghan? Noi se scoprissimo, all’improvviso, che zia Betty, quella prozia di quarto grado, mai incontrata nemmeno a Natale e altre feste comandate, fosse Sua Maestà Elisabetta e ci invitasse a casa sua? Se all’improvviso quel cugino un po’ alla lontana ci confessasse di essere amico intimo del Principe del Galles e ci chiedesse di accompagnarlo a Buckingham Palace per una rimpatriata di coscritti perché, nel frattempo,  la morosa lo ha piantato e gli secca andare da solo? Cosa faremmo noi se, tranquillamente spiaggiate, ci trovassimo, sotto all’ombrellone di fianco, un erede al trono di ottava generazione in incognito? Vi sento che state pensando  che, in circolazione e liberi, ne sono rimasti pochissimi ma il Carpe Diem si sa come è fatto… quando capita capita; non da il preavviso. Meglio essere preparate e porsi la domanda fatidica: siamo sicure, in coscienza, di sapere tutto in fatto di protocollo, galateo, etichetta reale? O, piuttosto, saremmo delle Meghan Due da prima pagina tra gaffes e inciampi nel bon ton?  Volete che la vostra vicina di casa vi additi a vita perché, nell’unica occasione irripetibile, non avete saputo far fronte alla situazione con nonchalance? Se la vostra risposta è “No” e se anche gli uomini che non devono chiedere mai hanno qualche dubbio, è bene allora che continuiamo a leggere e facciano tesoro di questo breve tutorial su come presentarci e muoverci disinvolti e con appropriatezza a Palazzo. “Breve” è solo un modo di dire perché le regole sono tante, impegnative, insidiose, variamente declinate tra l’ovvio e l’assurdo. Consiglierei, se mi permettete, di prendere appunti perché poi questa pagina passa e potreste trovarvi spiazzati.

Cominciamo tenendo presente che nella famiglia reale tutti devono prestare attenzione a quello che fanno, mangiano, indossano, dicono, e la medesima attenzione è gradita negli ospiti lì convenuti. Detto questo, lasciamo che di Meghan si occupino le testate giornalistiche e noi occupiamoci di noi.

Cosa mi metto: niente miniabiti o minigonne a metà coscia, vietati anche gli spacchi vertiginosi. L’orlo corretto deve essere al massimo due centimetri sopra il ginocchio per una questione di praticità per quando ci si siede o si esce dall’auto. Sua Maestà, la Regina, fa cucire negli orli  dei pesi da tenda in modo che l’abito non si alzi nemmeno con il vento forza bora al quadrato. No alle scollature mozzafiato, agli shorts, ai jeans strappati, ai pantaloni (concessi solo in occasione di eventi sportivi e, tassativamente, mai di sera, neanche nel modello a palazzo); no agli abbinamenti di colori accesi, al massimo la tinta unita; sì ai colori pastello; evitare anche il nero da sera e  optare per il blu  o il verde scuro. Il  total black solo per i funerali reali e qui scatta una curiosa abitudine: le teste coronate inglesi viaggiano con un outfit nero nella valigia per ogni eventuale e nefasta evenienza (vi vedo; fate pure: una toccatina prudenziale è ancora concessa, se fatta in privato).

No allo stiletto hollywoodiano, al tacco quindici, sconsigliati anche il dodici e le ballerine. Diciamo addio alle zeppe, specialmente in presenza della Regina che le detesta calorosamente. Vietato presentarsi a gambe nude perché non è chic ma utilizziamo, senza riserve, un collant trasparente o color carne anche d’estate: non importa che non si veda, l’importante è che ci sia. Lo so che arricciate il naso:  il color carne non piace a nessuna ma tant’è.

Vietata la tracolla, preferite sempre la pochette a qualsiasi altra borsa per tutta una serie di ragioni: intanto impegna entrambe le mani così da evitare l’italico gesticolare, rende composte e aggraziate senza braccia ciondolanti. La clutch non deve mai essere incastrata sotto al braccio o appoggiata per terra o sul tavolo. Se non c’è uno sgabello apposito farla scivolare tra la nostra schiena e lo schienale della sedia. La borsa è molto di più di un completamento outfit; è una strategia dal momento  che la Regina la usa anche come mezzo per comunicare con il suo staff: quando la sposta da una mano all’altra vuol dire che è annoiata o imbarazzata da una conversazione e la vuole troncare immediatamente; quando l’appoggia sul tavolo vuol dire che è tempo di congedarsi. Lady Diana, invece, direzionava la pochette allo scollo per ripararsi da sguardi e scatti indiscreti ogni volta che doveva scendere da un’auto  mentre Kate la tiene con entrambe le mani quando vuole evitare strette di mano indesiderate o momenti imbarazzanti di contatto non gradito.

Sappiate che non bisogna mai togliersi il cappotto in pubblico, neanche all’interno dei saloni, perché è considerato di cattivo gusto, per una donna, spogliarsi in presenza di altri. Così come di cattivo gusto sono gli smalti per unghie colorati o troppo scuri e il glitter: è preferibile, a Palazzo, abbonarsi al rosa pallido. Per i capelli niente chignon imperfetti, mèches, extension e altre forme artificiali di abbellimento.

Per consolarci ricordiamoci che ci si può sbizzarrire con i cappellini, d’obbligo per gli eventi formali. Devono essere preferibilmente in tinta con il vestito e indossati fino alle ore sei p.m. Dalle diciotto in poi le donne sposate dovranno indossare la tiara ponendola a quarantacinque gradi sul capo. Finita la lettura, dunque, ripasseremo la geometria degli angoli e andremo a prendere la tiara, chiusa nel cassetto a prova di ladri,  e valuteremo con obiettività se non sia il caso di portarla dal gioielliere per una lucidatina rinfrescante. Come sarebbe a dire “non ho una tiara?!?”. Basta andare a Valenza o Vicenza o ad Arezzo o a Napoli, da un bravo artigiano orafo, e la tiara c’è! Ricordatevi solo di pagarla con carta di credito illimitata o assegno. Transazione tracciabile insomma, nel caso finiste in foto su qualche giornale, l’Agenzia delle Entrate  vi vedesse e venisse a chiedervi conto del gioiello.

A Palazzo: ci siete ancora tutti? Benissimo! Siamo arrivati nei regi cortili e dobbiamo scendere dall’auto. La cosa migliore è ruotare il bacino, buttare fuori entrambe le gambe e alzarci. Ci terremo al tettuccio con una mano solo se scendiamo da un’auto bassa  sportiva per evitare capocciate imbarazzanti. Camminando bisogna fare dei passi non troppo grandi ma ampi come il nostro piede caricando tacco, collo del piede e infine punta; nell’incedere i due piedi dovrebbero sfiorarsi così da restare allineati e le braccia lasciate libere lungo i fianchi ma senza farle ciondolare in maniera eccessiva. Se dobbiamo stare fermi in piedi dobbiamo farlo in maniera appropriata: ben dritti, un piede leggermente davanti all’altro con le dita rivolte verso l’esterno, pancia in dentro, la testa in alto come se fosse sollevata da un gancio, le gambe unite con i malleoli che si sfiorano. Nel dubbio, e in attesa dell’evento, possiamo sempre prendere qualche lezione di recupero posturale per imparare a governare le gambe e fare nostra la terza posizione della  danza classica per i piedi.

Saluti reali: anche se abbiamo appena scoperto che la nostra prozia Betty è in realtà The Queen non possiamo certo correrle incontro, strattonarle la mano e strapazzarla di baci e di coccole. Suvvia un po’ di contegno! Tratteniamo effusioni e affetto e aspettiamo che sia Lei, per prima, come da protocollo, a porgerci la mano che ricambieremo con una stretta decisa senza eccessi o troppo vigorosi o  troppo mosci. Tratteniamoci anche dal chiederle un selfie (vietato) o un autografo (vietato) o come sta sua sorella, la prozia Margaret, ma ricordiamoci di fare l’inchino: gli uomini si limiteranno ad un cenno  della testa piegando il collo mentre le donne dovranno mettere il piede destro dietro al tacco sinistro, piegare leggermente le ginocchia e flettersi in avanti mantenendo la schiena dritta. Non impressionatevi! È più lungo da scrivere e da leggere che da fare. Nel dubbio si può ripetere l’esercizio trenta volte per dieci sessioni per due/tre mesi: non so come riuscirà l’inchino finale ma almeno avremo rinvigorito alcuni punti critici.

Badiamo bene a non alzare la voce o agitare la mano per attirare la sua attenzione o di altro reale presente e ricordiamoci che se vogliono conversare con noi saranno loro a farsi avanti. In questo caso non cambiamo argomento, non facciamo domande personali, non chiamiamoli per nome, tanto meno con nomignoli o soprannomi, ma con il loro titolo per esteso oppure  Vostra Altezza Reale o  Vostra Grazia. Evitiamo qualunque contatto fisico perché gli esponenti della famiglia reale non possono essere toccati dai non-nobili; asteniamoci anche dall’offrire il gomito. Stiamo attenti a non voltare le spalle alla Regina e aspettiamo che sia Lei ad uscire dalla stanza per poterlo fare poi anche noi.

Se vediamo spuntare da qualche parte le guanciotte di Baby George o lo sguardo furbetto di Charlotte, non affanniamoci a prendere il cellulare per la foto ricordo: ci attireremmo  contro l’intero staff addetto alla sicurezza e alla privacy dal momento che le uniche foto consentite sono quelle dei fotografi autorizzati o quelle scattate dalla stessa Kate e soprattutto ricordarsi che, per quanto nanerottoli, bisogna rivolgersi a loro con il titolo di cortesia, Lord e Lady,  seguito dal primo nome di battesimo.

Conversazione: evitare di parlare di politica tanto i reali dal momento che non votano, non possono nemmeno esprimere opinioni politiche, o altri argomenti che possano generare discussioni accese o malumori. Ricordarsi che il protocollo vieta alcune parole e tutti i francesismi come Pardon, Toilette, Parfum, per via di antichi rancori tra i due Paesi. Se ci dovessero scappare siamo fritti, oltre che maleducati.

Agli incoronati più giovani non chiedete, con speranza ed entusiasmo, di aggiungervi agli amici di Facebook o su Instagram, perché non possono utilizzare i social network. In alternativa c’è l’account generale @kensingtonroyal che divulga tutto ciò che è necessario per loro. Non si può chiedere nemmeno l’eventuale adesione ad alcun Movimento di sorta, incluso il recente #metoo contro la violenza e la molestia sessuale.

Sedersi finalmente: ricordiamoci che la vera signora si rivela anche in questa azione. Dunque, con calma, avvicinatevi il più possibile alla sedia sfiorandola con il retro gamba così da trovarla senza voltarvi. Trovata? Perfetto! Adesso, delicatamente, abbassatevi e spingete indietro il sedere. Sedete diritte, lasciando lo spazio di un uovo tra la schiena e la sedia, e con il mento parallelo al pavimento. Non accavallate le gambe per nessuna ragione. Vietatissimo!!! Anzi: stra-vietatissimo!!! È buona norma, invece, posizionarle secondo le regole del duchess slant, cioè l’iconica posa della duchessa  Kate Middleton con le gambe spinte entrambe verso un lato e, al massimo, incrociate alle caviglie ma con i talloni sempre sul pavimento; la posizione crea un perfetto zig zag equilibrato ed elegante tra ginocchia unite e abito, impedisce a chiunque di guardare sotto la gonna e fa apparire le gambe più lunghe. Converrete che, nel mondo, milioni di donne si siedono e si sono sedute così, ancora prima dell’avvento di Kate. Milioni di donne sono ed erano duchesse inconsapevoli nella loro genuina semplicità.

A Tavola: un banchetto, reale o no, è sempre un campo minato in quanto a errori e gaffes a cominciare dalla scelta e dall’uso delle posate. A Palazzo è vietato, per esempio, infilzare pezzetti di cibo con i rebbi della forchetta ma bisogna prendere  il pezzetto sul dorso della forchetta stessa e, con perfetto equilibrio, portarlo alla bocca. Nel caso di zuppe, il contenuto va raccolto con il cucchiaio  muovendolo verso l’esterno. Ogni tre o quattro bocconi le posate devono essere appoggiate al piatto. Per ogni pietanza scegliere il bicchiere adatto e, in caso di rossetto, poggiare le labbra sempre sullo stesso punto per non lasciare un anello colorato su tutta la superficie. Prendere il bicchiere dallo stelo per non riscaldare il contenuto e, per chi ha il vizio, badare che il mignolo non svetti in alto. Se non siamo proprio afferrate sull’utilizzo dei centocinquanta pezzi di stovigliame del posto tavola, possiamo sempre ingaggiare un direttore d’hotel alla Barney Thompson di Pretty Woman e rimediare nel giro di qualche lezione di tipo pratico. Cerchiamo anche di non sederci al desco con lo sbrano da tutto il giorno di corsa, poi a pranzo un panino e adesso non ci vedo più dalla fame: siamo lì per essere lì, niente di più. Sarà quindi utile, per un contegno da nobildonna, ricordare le parole di Mami a Rossella O’Hara: “Avere detto e ridetto che vera dama in pubblico deve mangiare poco come uccellino, non stare bene che nella casa di Mister Wilkes tu ti abbuffare come tacchino”. Sostituiamo Mister Wilkes con la Regina Elisabetta, manteniamo valido il resto, e bon ton e grazia personale saranno salvi.

A pranzo con la Regina dobbiamo ricordarci che è Lei che da inizio e fine al pasto e non si può mettere il tovagliolo sulle ginocchia finché non lo fa Lei. Il tovagliolo va adagiato piegato a metà e con la piega verso di noi e, quando abbiamo bisogno di pulirci mani o labbra, dobbiamo usare la parte interna per non sporcare il vestito. Nella lista vivande non aspettiamoci ostriche o aragoste, bandite dal menù reale, cosi come l’aglio e la cipolla; scordiamoci pasta, riso o patate a cena.

A fine pasto le posate d’argento vanno lasciate in diagonale sul piatto con i manici nella posizione delle lancette dell’orologio quando segnano le 16,20 e la lama del coltello deve essere verso l’interno. Mi sembra superfluo ricordare quanto siano precisi gli inglesi con l’orario e quanto sia deplorevole portarsi a casa le posate come ricordo.

Se siamo invitate a un the a cospetto della Regina sarà la stessa Elisabetta a servirlo. La tazza va presa pinzando il manico con il pollice e l’indice  mentre il medio si posiziona a sostegno sotto l’indice; occorre bere in maniera decorosa, senza rumore, posando la tazza dopo ogni sorso; con la tazzina da caffè, l’indice si può infilare semplicemente dentro al manico.

Se vi trovate ad un cocktail tenete sempre il bicchiere con la mano sinistra così da lasciare libera la destra per eventuali strette di mano. E per quanto riguarda le tartine e l’appetitosa guarnizione tanto delicata quanto traballante? Si suggerisce di evitare anche se, più che  un peccato, sembrerebbe un delitto.

Per tutto il resto? Cosa volete che vi risponda?  L’argomento è così vasto, e così infinito nelle sue stramberie e nei suoi divieti – non si può giocare a Monopoli considerato un passatempo vizioso, competitivo e con mire espansionistiche; le donne non possono uscire da sole, per nessun motivo; non si possono comprare capi di abbigliamento senza una consultazione; non si possono bere drink ma solo vino; fino a otto anni i Royal Baby devono indossare i calzoni corti e George, quando compirà dodici anni, non potrà più volare sullo stesso aereo insieme al padre: in caso di incidente, la perdita di due eredi al trono non sarebbe ammissibile; non si possono usare candele profumate; divieto all’uso del sapone liquido in favore della saponetta; non è consentito arrivare in anticipo; è proibito lavorare ma ci si può impegnare in attività benefiche; in pubblico è vietata qualsiasi effusione e dimostrazione d’affetto, compreso il tenersi per mano e l’unico bacio consentito alla presenza di altri, è quello del giorno delle nozze; il Natale è una cosa seria, viene condotto come ogni altro evento formale e i regali si aprono il 24 dicembre all’ora del the. Ha delle regole precise anche la carta igienica: va arrotolata in modo che il lembo da prendere sia sopra e non sotto il resto del rotolo – l’argomento “protocollo” è così vasto, dicevo, che non basterebbe mezzo web per sviscerarlo completamente.

Vi lascio comunque una dritta nel caso abbiate ulteriori domande e vogliate maggiori delucidazioni. Contattate la Royal Household: il personale della casa reale sarà felice di rispondere ai vostri dubbi riguardo il protocollo tutto. Potete contattarla telefonicamente o per lettera, come vi è più comodo.

  • (+44) (0) 20 7930 4832
  • Public Information Officer

   Buckingham Palace

   London SW1A 1AA

A tutti auguro un entusiasmante e sereno soggiorno!



Attilia Patri DP

Attilia Patri DP

Tagliente e raffinata, attenta e minuziosa, tra l'ironico e il cinico bazzica tra le notizie di attualità rilasciando commenti qua e là

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