Sarahah e gli scrittori TQ

Breve analisi di social e generazioni a confronto

Intanto presento l’applicazione. Sarahah è stata creata appena un anno fa (nel 2016) dallo sviluppatore saudita Zain al Abidin Tawfiq e la sua principale funzionalità è quella di inviare messaggi anonimi a utenti di cui si conosca l’indirizzo account. Si è inizialmente pensato a una app che fungesse da efficace strumento di quella che in campo marketing si può definire politica dell’ascolto. Non si può quindi ignorare il fatto che, essendo nata per una comunicazione interna aziendale, mirasse già da subito a un target adulto e a una identità priva di orpelli o di funzionalità da videogame. La app ha così riunito, in forma semplificata, le mission del sevizio di rete social AskFm e del servizio di messaggistica istantanea Snapchat.

Non è un elemento superfluo per la sua analisi, seppure, come sempre accade, quando un social arriva a ottenere un riscontro globale, entra nelle case e si rivolge a noi come massa, non più a noi come target segmentizzato. Una volta espanso largamente alla massa informe, si attacca in modo naturale a specifiche categorie. È il social stesso che le crea, è lui che si lascia vivere da un target piuttosto che da un altro.

Ieri, 11 agosto 2017, in un agosto tutt’altro che spopolato sul web 2.0, mi sono accorta che Sarahah è letteralmente esplosa avvalendosi di un altro social, il maggiore dei generalisti.

Tramite Facebook c’è stato l’involontario endorsement quando alcuni scrittori pionieri hanno lanciato la richiesta ai propri follower (si presume lettori, ma non è mai stato specificato) di sfogare ogni pensiero in forma anonima, quindi più sincera.

Qui l’anonimato è un valore aggiunto, e di più, è una sottile operazione di marketing per valutare realmente, senza filtri, il proprio seguito (l’engagement) e la valutazione del proprio lavoro e delle proprie opere. Se tutto questo funziona, non significa solo poter monitorare la propria comunicazione – e poter quindi aggiustare il tiro man mano – ma significa anche che si sta operando sul social corretto: Facebook. Può sembrare un paradosso, ma rendendo pubblico il proprio indirizzo di account Sarahah proprio su questo social, si sta sottolineando che gli scrittori TQ (trenta-quarantenni, così come definiti da Daniele Giglioli in Senza trauma. Scrittura dell’estremo e narrativa del nuovo millennio, 2011) hanno scelto Facebook.

Sarahah è roba da vecchi, è nata per gli adulti e si è naturalmente adattata alla nostra generazione. Gli adolescenti usano AskFm e ThisCRUSH, e tutti quelli che ho intervistato non conoscono nemmeno l’esistenza di una app saudita che è diventata il nostro gingillo del momento.

Non sono quindi d’accordo con Wired (articolo di Simone Cosimi, 11 agosto 2017) che teme il cyberbullismo, né sono d’accordo sul definirla una «triste applicazione verdognola (che) sembra più che altro l’ennesima riesumazione del mostruoso deficit di responsabilità che sui social ha trovato il suo surreale palcoscenico». Al contrario, il messaggio in forma anonima è diretto a qualcuno di reale, è una sorta di end-to-end nella comunicazione privata, e se colpisco il mio unico interlocutore, colpisco un vero essere umano. Non accade all’interno dei commenti sui social, dove la comunicazione è pubblica. In quel caso basta un profilo fake per essere anonimo ma il mio commento di odio va a finire nel circuito del branco, e nel branco nessuno ha una faccia, nessuno è reale.

Ecco perché siamo tutti più pudici con Sarahah. Ed ecco perché gli adolescenti non ne sono interessati mentre per gli scrittori rappresenta un potenziale.

Già che ci siamo: scrivetemi. Sono pur sempre scrittrice TQ anch’io. KasaharaMay.Sarahah.com

 

Debora Borgognoni

Debora Borgognoni

Non si è ancora del tutto abituata a ossigeno e forza di gravità, ma non demorde. Morbosamente polemica, reagisce male agli sgrammaticati.

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