Solo un pezzettino di me – Briciole di lusso

728x90

Il racconto-ricetta vincitore di Ricettacolo – L’Avarizia

di Gabriella Schiavone (Illustrazione di Nicoletta Gandolfi)

Lia era una bambina quasi finta. Una bambola per una mamma troppo giovane e troppo sola, vessata da una famiglia acquisita ingombrante che rivendicava gli altri figli come genia della propria stirpe (ad indicare che la loro era più colta, intelligente e nobile). E, come in tutte le storie dove si cerca di tenere insieme i poli opposti laddove sarebbe meglio invece intraprendere cammini diversi, la petite fille era arrivata giusto in tempo per placare il desiderio di fuga della triste sposa. Un rotolino di carne rosa, mite e mansueta come un agnellino, dolce come la curva della spirale dei suoi boccoletti, Lia cresceva e rispondeva a meraviglia ai desideri della sua mammina. Vestita tutta di bianco, rimaneva candida e intonsa anche dopo un’intera giornata di giochi che necessariamente dovevano essere inodori, incolori e insapori. Se opportunamente caricata e posta all’estremità di un corridoio, poteva mille volte reiterare la innocente corsa con finale nelle braccia aperte della mamma… e vola vola vola… e sempre con lo stesso immutato e plastico entusiasmo.

Anche una volta raggiunta l’età per mangiare autonomamente, Lia assentiva con piacere a farsi imboccare, aprendo meccanicamente le labbra e deglutendo a ritmo delle sigle dei programmi che scorrevano durante i pasti, lasciando nella sua mente l’impressione che i discorsi dei “grandi” fossero solo un brusio di fondo pari al rumore del mare in una conchiglia. Senza amici, senza cugini o zie e solo con una sorella e un fratello molto più grandi, i giorni passavano quieti tra compiti e giochi solitari in grandi bacinelle dei panni dove, immaginando di essere un astronauta, finiva persino per addormentarsi (senza che nessuno si accorgesse della sua assenza per ore).

Ma un giorno lo scorrere lento della tranquilla apparenza della vita di questa piccola Truman Burbank venne scosso da una richiesta come tante altre, una domanda fatta in un momento sbagliato, un attacco all’istinto di affermazione animale che è dentro anche al più piccolo essere senziente. In un momento di puro piacere, Lia con il suo pigiamino stava rannicchiata nella sua sedia da bebè, decisamente troppo piccola per la sua età, e si gustava un pacchetto di patatine fritte chiesto come premio di bontà quotidiano alla mamma (che da sempre aveva stabilito con lei un patto: se fai la brava puoi avere una cosa buona al giorno, ma solo una… eh!).

Anche nella sua mente semplice e non sovrascritta, riusciva a percepire l’intensità di quel momento: il cronch dei denti che attaccano l’integrità di quel tondo arcuato così perfetto, la sensazione di morbidezza dell’olio sulle dita, l’esplosione di gusto dei chicchi di sale sulle gemme gustative collocate in ogni dove della sua piccola bocca, dalla lingua al palato molle fino ad arrivare alle guance e all’epiglottide. E in quell’istante di assoluto piacere, la fatale richiesta di sua sorella: «Lia, mi dai una patatina?».

I denti dell’arcata superiore che erano già nell’atto di approssimarsi verso quelli dell’arcata inferiore si bloccano e la mandibola rimane immobile e aperta in un’espressione di muto sbigottimento. Il piccolo cuore accelera, una breve ma fugace sensazione di improvvisa debolezza e un solo netto chiarissimo pensiero entra prima nella testa per poi articolarsi, senza alcun filtro, quasi in un urlo di intensità acustica inverosimile rispetto al soggetto che lo ha emesso: no!

Le teste della famiglia all’unisono si scuotono, occhi sbarrati si interrogano chiedendosi comedoveequando quella che era una tenera bambina sempre accondiscendente e sorridente possa essersi trasformata in un individuo così istintivamente deciso nell’affermare il senso della proprietà e dell’autodeterminazione. Ma Lia si sente bene, non ha pensato e ha risposto di getto ma ha detto proprio quello che desiderava, non prova vergogna né compassione e ritorna gioiosa a ruminare il suo tesoro.

Peccato che, alla base dei gruppi parentali, il principio della condivisione comunista dei beni non ammette eccezioni, quindi la madre, ergendosi a indiscutibile giudice, con corredo di spada e bilancia invisibili, le dice: «Ma tesoro, è solo una patatina, tu hai tutto il sacchetto, non essere egoista!».

Le manine si contraggono e stringono il sacchetto al petto e Lia sente un nodo in gola che le impedisce di mandare giù le piccole deliziose schegge di patatine che le vogliono portare via. E anche se le graffiano la gola in quel momento lei sa che non è colpa loro, che la responsabilità è di quei grandi che hanno così tante cose a cui lei non ha accesso e ora addirittura si vogliono appropriare anche delle sue. Messa all’angolo dalle occhiate di riprovazione per il suo silenzio, cerca una soluzione veloce che porti al minimo danno possibile e… sììììì… ecco, ci sono, farò un’offerta che non possono rifiutare, una rinuncia comunque ma almeno non una resa, non una disfatta…

Con un sorriso dei più disarmanti, allenta la presa dal cartoccio ed estrae una bella patatina gialla e calda come il sole, poi, mentre la mano tesa della richiedente avanza imperiosa, lei si ritrae, ferma l’azione e, come un sacerdote che sta per officiare una funzione, spezza l’ostia croccante ricavandone un frammento della grandezza di una capocchia di spillo, ed entusiasta lo offre a sua sorella. Le astanti non si astengono dal lanciare torvi sguardi di riprovazione… «Ma ti sembra possibile? Che ci faccio con un pezzettino così piccolo, non posso nemmeno sentirne il sapore. Sei davvero avara!». Ma Lia non capisce, per lei quel pezzettino era una piccola porzione del suo cuore, un sacrificio di vero amore. E quindi, senza battere ciglio, con un gesto lento e misurato, la briciola torna nel luogo a cui era destinata fin dall’inizio, l’unico posto dove poter venire apprezzata anche nella sua piccolezza, la bocca della bambina che ora è davvero la più felice del mondo.

Sono passati più di 20 anni, Lia è una giovane donna di estrema raffinatezza, che ha sviluppato una personalità ricca di sfaccettature, comunque dolce ma anche determinata, generosa nel darsi ma forse un po’ troppo sensibile. Oggi è il 25 dicembre, Lia è nella sua cucina intenta a preparare il suo contributo al pranzo di questo speciale Natale che, dopo tanti anni, vede tutta la famiglia riunita. Nel suo subconscio per qualche strano motivo il pensiero va alle patate, non patate qualsiasi, ma i tuberi più costosi al mondo: la pregiata qualità Bonnotte di Noirmoutier del valore di 500€ al chilo.

La ricetta che elabora è semplice ma, allo stesso tempo, diversa, speciale ed estrosa.

Lia inizia pelando le patate Bonnotte, ne prende 250 g, le sciacqua con cura una ad una e le taglia con la mandolina a fette di mezzo centimetro. Poi un velo di olio extravergine di oliva a lucidare una teglia da forno e con il coppa pasta forma dei tondi che ricordano una rosa in pieno fiore con le fette di patata leggermente sovrapposte. Un pizzico di sale e subito in forno a 180° per 15 minuti, finché non saranno perfettamente rosolate e croccanti.

Nel frattempo, lava un chilo di patate viola della varietà Vitelotte Noir con la buccia, e le tuffa in una pentola con tanta acqua fredda salata, dove le lascia cuocere per 20 circa minuti dal bollore, fino a quando inserendo i rebbi della forchetta risultano pronte a farsi trasformare in un delicato purè. A quel punto le pela e le passa alla tortura dello schiacciapatate. Prende una preziosa casseruola di terracotta, ci mette le patate ridotte a purea, 50 g burro salato di Normandia e 200 g di latte intero di Alta Qualità che aveva precedentemente scaldato (avendo cura di non portarlo a bollore). A completare una presa di sale e una grattugiata di noce moscata.

E ora l’impiattamento: adagia sul piatto il basamento di chips di patate Bonnotte su cui pone, con una sac à poche, una quantità di purè di patate viola grande come un uovo. Qualche perla di aceto balsamico di Modena IGP alla base, sulla sommità un cucchiaino del più prezioso caviale Beluga Royal e due fili di erba cipollina. Et voilà, la sua creazione: Briciole di lusso.

Terminata la ricetta, Lia guarda il delizioso amuse bouche di patate e immagina subito la bramosia di cui saranno preda i commensali quando sapranno quanto è prezioso e costoso ogni singolo boccone. Per essere sicura del risultato, decide di provarne uno e, come in un déjà-vu, spezza un pezzettino della chip della base per capire se è davvero croccante.

Quel rumore diventa quasi fragore e apre uno squarcio nella sua mente, il braccio meccanicamente porta alla bocca la sapida scheggia su cui è caduta anche una perla di caviale e appena il boccone entra in contatto con le papille gustative sente una scarica di adrenalina scorrerle lungo tutto il corpo. Il sentimento di orgoglio e di soddisfazione per quello che è riuscita a creare prende in pochi istanti il volto scuro del possesso, il ricordo di come la sua profferta di un piccolo angolo di paradiso era stato sminuito e considerato solo un segno di avarizia la porta a mangiare tutte le porzioni una dopo l’altra senza nemmeno fermarsi a respirare o a bere qualcosa per mandarle giù.

Sazia e appagata, senza il minimo velo di imbarazzo né verso gli altri né verso se stessa, Lia decide di uscire e fare un salto in gastronomia dove acquista 1 chilo di pommes frites appena sfornate e felice va incontro al suo speciale pranzo di Natale.

Perché… non rinunciare a quello a cui si tiene in fondo è una briciola di lusso.

Ingredienti:

  • 250 g Patate della varietà Bonnotte di Noirmoutier
  • 1 kg Patate viola della varietà Vitelotte Noir
  • 50 g Burro salato di Normandia
  • 200 g Latte intero di Alta Qualità
  • Noce moscata
  • Sale
  • Olio extravergine oliva
  • 50 g Caviale Beluga Royal
  • 20 g Perle all’aceto balsamico di Modena IGP
  • Erba cipollina

Procedimento:

Pelare le patate Bonnotte, sciacquarle e tagliarle con la mandolina a fette di mezzo centimetro. Oliare una teglia da forno. Con il coppa pasta formare dei tondi con le fette di patata leggermente sovrapposte a spirale e salare leggermente. Mettere in forno preriscaldato a 180° per 15 minuti, controllando che siano perfettamente rosolate e croccanti.

Nel frattempo, lavare le patate viola con la buccia inserendole in una pentola con abbondante acqua fredda salata, cuocendole circa 20 minuti dal bollore e comunque fino a quando inserendo i rebbi di una forchetta entrano agevolmente. Una volta lessate, pelarle e passarle nello schiacciapatate. In una casseruola di terracotta, inserire le patate, unire il burro salato e il latte precedentemente scaldato (ma non portato a bollore). Aggiungere una presa di sale e una grattugiata di noce moscata.


VINCITRICE

Gabriella Schiavone

TITOLO 

Solo un pezzettino di me – Briciole di lusso


La motivazione della Giuria è la seguente:

Il racconto prosegue col ritmo lento della fiaba. Una bambina diventa donna e nel processo è attorniata da elementi fantastici, come la «curva della spirale dei suoi boccoletti», o il nome stesso della protagonista, Lia, che rimanda a storie incantate. E l’avarizia, grande protagonista di questo racconto forzatamente enfatico, dà il comando a una ricetta paradossalmente preziosa. È avaro l’intento ma è avara anche la quantità. È avaro lo spreco, e persino la logica che soddisfa la brama di possedere, in una fiaba moderna in cui il lieto fine è l’autocompiacimento e il vincitore è l’individualismo.


 Biografia dell’Autore in un Tweet:

Specialista di comunicazione per lavoro e passione. Innovazione, musica, arte, design, cibo sono solo alcuni dei miei stimoli preferiti.

Banner 2017 Image Banner 300 x 250New banner 2016 Image Banner 300 x 250

Chef Massimo Borgognoni

Chef Massimo Borgognoni

Ha scoperto che la cucina è chimica quando era ragazzino, non ha mai più smesso di sperimentare e scomporre la tradizione

Leave a Comment

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.