Aomame e Tengo – e lo scrittore fra le righe

Ho una domanda da porti, Aomame. Diciamo che è un piccolo piacere personale. L’introduzione posso farla io?

Fai pure. Sei tu lo scrittore…

Vorrei parlarvi di un tempo che c’è e non c’è. Di una città conosciuta, che però di notte nasconde un segreto. Di me e di lei: incoscienti creazioni, scoperte e ispirazioni di questo tempo, di questa città, delle sue notti e della mia mente. E della penna di un uomo che sa leggere i punti i domanda, un padre illegittimo che si chiama Murakami Haruki.

Un attimo. Scusate un attimo…

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Tengo: Perché stai ridendo, Aomame?

Aomame: Io? No, Tengo, non rido. Sorrido. Da scrittore saprai descrivere la differenza tra una risata e un sorriso. Viviamo in mezzo all’inchiostro, tu ed io, la nostra realtà è rappresentata da pagine zeppe di parole. E ogni parola ha il suo significato, soprattutto per noi che siamo giapponesi e usiamo gli ideogrammi per scrivere concetti. Quindi, Tengo, chi leggerà la tua domanda percepirà in modo distorto le mie emozioni dal momento che tu hai utilizzato la parola ridere al posto di sorridere.

Tengo: Acuta e affilata come l’oggetto che porti nella borsa. Perché sorridevi poco fa, e perché, in modo leggermente più cinico, lo fai ancora?

Aomame: Perché sei stato un tantino plateale, sembrava che da un momento all’altro dovessi annunciare la fine del mondo.

Tengo: E non è forse così?

Aomame: La fine del 1984 o del 1Q84? La fine di Tengo e Aomame o l’inizio di noi? E, sì, l’oggetto che porto nella borsa è acuto e affilato e serve a obbligarmi a essere come lui, perché se non mi obbligassi non ne avrei il coraggio.

Tengo: Voi donne avete questa magnifica capacità di stravolgere i punti di domanda creandone di nuovi. Eppure ti ho insegnato che è un compito che spetterebbe in esclusiva allo scrittore, così come afferma Čechov.

Aomame: A proposito, perché proprio Anton Čechov? Capisco la sintonia con NW coverGeorge Orwell, perché «il futuro inevitabilmente finisce per coincidere col presente. E poi scivola subito nel passato», e tu ne sai qualcosa, vero? Capisco le affinità con Charles Dickens, perché «a paragone con la matematica che era uno splendido palazzo fantastico, il mondo dei romanzi di Dickens era come una foresta profonda e magica», e tu ne hai bisogno spesso, così come hai bisogno di sentirti un po’ Oliver Twist. Ma Čechov? Nemmeno il fatto che lui sia stato anche medico e tu come matematico sia per natura diviso a metà tra logica e follia, mi convince.

Tengo: Hai letto e memorizzato i miei pensieri, la cosa mi ha fatto per un attimo rabbrividire. Ma del resto non mi stupisce. Čechov aveva una regola. «Se in un romanzo compare una pistola, bisogna che spari».

Aomame: Certo che l’hai presa alla larga questa regola. Ma credo di avere capito cosa intendi. Sono io la pistola comparsa nella tua vita?

Tengo: Basta domande, Aomame. Piuttosto, vorrei sapere una cosa. Mi sembra incredibile chiedertelo ma non posso farne a meno. Ti saresti scritta in modo differente?

Aomame: Forse, dopo un’attenta riflessione, cambierei la forma dei miei seni. «È una cosa che guardandomi allo specchio avrò pensato almeno settandaduemila volte». Ma come potrei cambiare altro, Tengo? Le tue fantasie sono un po’, forse, anche i tuoi desideri. Giusto? Però, sì, una cosa ci sarebbe: vorrei poter guardare lo stesso cielo. Tu ed io, poter guardare le stesse lune in cielo…

青豆。1Q84。Aomame 1Q84 (with Chinese & English subtitle)

 

 

Debora Borgognoni

Debora Borgognoni

Non si è ancora del tutto abituata a ossigeno e forza di gravità, ma non demorde. Morbosamente polemica, reagisce male agli sgrammaticati.

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