ACCIDIA . Monológos
Il succo della notizia
In 9 Febbraio 2026 da Fabio MuzzioSbatti il mostro in prima pagina del 1972 è il quinto film girato da Marco Bellocchio e un’altra prova straordinaria di Gian Maria Volonté.
Una pellicola tra quelle che in quel periodo così conflittuale nella nostra società ha messo al centro una tematica assai interessante, quella della manipolazione dell’informazione dei media e della loro forza persuasiva, con le possibili connivenze tra politica e Forze dell’Ordine in grado di incidere sui giudizi e le reazioni dell’opinione pubblica.
Al centro della vicenda c’è l’omicidio di una giovane studentessa e di come vengano orientate le indagini, subito politicizzate e, malgrado l’ostinazione e il fiuto del giornalista Roveda che individua il vero colpevole, il tutto viene tacitato per il tornaconto elettorale di attribuire a uno studente di Sinistra la colpa.
Il film si ispirerebbe a un caso tragico della nostra cronaca nera, ribattezzato Il caso del biondino della Spider rossa, e la fine tragica di Milena Sutter, distaccandose per diversi elementi, a partire dal ruolo sociale del responsabile.
Il film di Bellocchio, se non avete modo di averlo ancora visto, ve lo consiglio, permette di recuperare uno spaccato degli Anni di piombo, quelli fatti di contestazioni, stragi, di terrorismo sia rosso che nero, si apre con un comizio del movimento Maggioranza silenziosa, espressione ancora oggi utilizzata in modo non sempre attinente, e che in un breve periodo, all’inizio di quel decennio, raccoglie l’adesione di diversi esponenti politici che si riconosceranno in un’area con un motto “Noi siamo l’Italia che lavora, produce e paga le tasse“; tra loro il futuro Sindaco socialista di Milano (nonché cognato di Bettino Craxi) Paolo Pillitteri e l’oratore dal palco, un allora giovane esponente del M.S.I. che avrebbe percorso una lunga vita politica: Ignazio La Russa arrivato a essere, nel momento in cui scrivo, la seconda carica dello Stato in virtù dell’elezione a Presidente del Senato.
Lo scopo della rubrica è però quella di raccontare un monológos e vi propongo una lezione di come una notizia possa essere trasformata e, nel caso, diventare più rassicurante pur nella sua gravità, condizionando quindi la percezione da parte del lettore, perché l’intento è portarlo a giudicare in modo edulcorato e non allarmistico un evento tragico. In questo caso si tratta di un lettore (ed elettore) borghese e conservatore, che guarda con ostilità qualsiasi tipo di avversità che possa mettere in dubbio lo status quo.
Il Capo Redattore Giancarlo Bizanti (Gian Maria Volonté), in pratica chi porta avanti il quotidiano di intesa con l’editore, stigmatizza una notizia concentrandosi in particolare sul titolo, sul sommario e l’occhiello, ciò che rende appetibile, interessante, sconvolgente una notizia. Questo evidenzia come, seppur sia oggi l’era digitale quella caratterizzante per l’informazione e accusata di formulare titoli acchiappa click, la dinamica sia rimasta pressoché identica. Il titolo del redattore Roveda (Fabio Garriba) va cambiato.
Bizanti: Ho copiato parola per parola il tuo occhiello e il tuo titolo:
Disperato gesto di un disoccupato
Si brucia vivo padre di cinque figli
La scelta del giornalista Roveda è di forte impatto emozionale e fotografa una situazione sociale, personale e familiare frutto della disperazione e delle paure di un padre di famiglia. Bizanti, premette di non voler fare ciò che a tutti gli effetti impone:
Bizanti: Ora, io non sono Umberto Eco e non voglio farti una lezione di sematica applicata all’informazione ma mi pare evidente che la parola disperato è gonfia di valori polemici… se poi me la unisci alla parola disoccupato…. disperato-disoccupato beh, ci troviamo di fronte a una vera e propria provocazione…
Bizanti trova troppo realistico l’utilizzo dei due aggettivi disperato-disoccupato, provocatorio per chi legge il quotidiano, perché viene indotto a dare un visione pessimistica della società e delle condizioni di una fascia di lavoratori lontana se non subalterna. E se Roveda non riesce ad andare oltre a un “maaa” per non contraddire il capo redattore, Bizanti aggiunge:
… compiuta la quale, tu prendi questo pover uomo di lettore e gli sbatti in faccia 5 orfani e un cadavere carbonizzato. No, dico, cosa vogliamo farne di questo povero uomo di lettore: un nevrotico? Gli ha dato forse fuoco lui?
Il lettore non si deve in nessun modo sentire coinvolto, deve reagire in modo freddo e distaccato, quindi non partecipe: si tratta di un estraneo che ha compiuto un gesto ma egli lavora, produce, paga le tasse, cosa c’entra?
Ora è venuto il momento di rivedere e riformulare il titolo, in linea con una visione borghese e conservatrice, rassicurante e lontana dal proprio vissuto.
Vogliamo vedere di rifare insieme questo titolo? Può capitare a tutti di sbagliare, no?
Scrivi… Drammatico suicidio, drammatico suicidio, due parole di… Cos’è, un calabrese il poveretto?
Roveda conferma con uno sconsolato “sì” oramai di resa e di stravolgimento al senso della notizia e Bizanti propone (impone)
… di un immigrato, immigrato, una parola sola, che contiene implicitamente disoccupato e padre di cinque figli ma con un’informazione in più.
A Roveda non rimane che un semplice “certo” di conferma a cui segue la spiegazione di come debba essere la notizia:
Il succo della notizia, la sintesi: il lettore apre il giornale, guarda, se gli va legge, se non gli va tira via ma senza avere la sensazione che gli vogliamo rompere i coglioni, senza sentirsi lui responsabile di tutti i morti che ci sono ogni giorno nel mondo
Il lettore deve essere portato a formularsi un giudizio che non lo coinvolga, che non lo faccia sentire né partecipe né, soprattutto responsabile. Segue l’elogio, che rafforza la bontà dell’articolo che non può essere come nella prima stesura.
Comunque il pezzo è eccellente; sì, magari c’è qualche parolina in più, qualche aggettivo da limare: per esempio quel “licenziato”…
A questo punto Roveda offre lui stesso una formulazione che muta l’impatto di licenziato, che potrebbe avere altre motivazioni e anche possibili responsabilità e quindi propone un “rimasto senza lavoro”. Bizanti approva e congeda il redattore.
Rimasto senza lavoro, bravo. Dacci dentro Roveda, che la stoffa c’è. Adesso lo ricopi e lo porti direttamente in composizione… vai…
La notizia è la stessa ma verrà raccontata in modo diverso a dimostrazione di come i media possano manipolare per indurre una percezione diversa un fatto di cronaca che, in questo caso, deve essere mitigato e non raccontato nella sua dura realtà.
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