AltreStorie di Neó
La cura di Hastings
In 13 Aprile 2026 da Redazione Seven BlogRacconto di Alexandra Romano
Il signor Hastings doveva essersi impegnato in qualcosa di grosso. Negli anni della sua gioventù viveva in uno squallido appartamento di Londra, che a quel tempo era ancora una delle città più fiorenti del mondo.
Descrisse con assurda precisione ciò che era solo la confusione della sua piccola casa. Se entrava dalla porta principale sul lato sinistro, l’ospite poteva notare un agglomerato di tazze piene, mezze piene o vuote, sporche ai bordi, poggiate sul piano cucina. In alto, mensole larghe, una sopra l’altra, in cui erano affossati migliaia di minuscoli oggetti di nessun valore e del resto di nessuna utilità, come piccole bambole, souvenir e altra robaccia che pareva arrivare dal mercatino delle pulci lì vicino. Al lato destro, una poltrona asciugata dalla polvere, coperta da lenzuoli, tende e stracci che Hastings non buttava perché un giorno gli sarebbero tornati utili, almeno così diceva. Infine, sparsi ovunque, dentro il piccolo soqquadro del suo appartamento, fogli su fogli. Pile di fogli o fogli volanti che decoravano qualsiasi metro quadro dell’unica stanza.
Vi si era trasferito a vent’anni, poco prima dello scoppio della rivoluzione. All’epoca era solo un progetto che il governo non si sarebbe mai sognato di approvare, ma lui fu lungimirante. Sapeva bene come funzionava l’istituzione, perché lui ne sarebbe entrato, un giorno. Truman Washington, il vero nome di Hastings, discendeva dalla famiglia reale dittatrice in carica all’epoca, gli Washington. Hastings era solo un lontano cugino del Lord dittatore, e difficilmente la Corte suprema lo avrebbe considerato colpevole dei reati familiari; eppure, scappò il prima possibile da quel clima di viscidume e potere anelante in ogni sillaba di quel nome.
E poi Hastings era uno scrittore, e così scrisse la sua storia. Metaforica e reale. Nella sua storia, che era pure la sua realtà, il protagonista, cioè lui, viveva in una società fantasma, controllata e manipolata da una forza maggiore, per la quale cercò di sperimentare una cura debellante con l’aiuto di uno scienziato pieno di borioso orgoglio, un russo che viveva nei sobborghi di Londra, all’anagrafe Lomov Andrei, ingaggiato dai Grandi Signori del governo in costruzione. Per non dire che era ormai loro proprietà, dal momento in cui gli garantivano un salario da capogiro comprensivo di vitto e alloggio, per il servizio che doveva rendere al governo in costruzione e, a dire del Lord, all’umanità intera.
Il servizio in questione veniva portato avanti con l’utilizzo di cavie umane a cui Lomov Andrei somministrava droghe psichedeliche, ovviamente illecite, una dose la mattina, una nel pomeriggio e due prima della notte. Di notte, in ogni corridoio e stanza del laboratorio rimbombavano urla, strascichi e versi incomprensibili dei pazienti che parevano chiedere aiuto e piangere di una sofferenza atroce. Di giorno, invece, durante gli esperimenti, i corpi delle cavie umane si contorcevano nei modi più anomali e disumani possibili: si allungavano, si storcevano, si accartocciavano come piccoli fogli di carta. Lomov, giorno dopo giorno, creava mostri.
Un attimo, un attimo. Torniamo a Hastings. Siamo così certi che questa sia la sua storia? Sapeva tutto questo perché era frutto della sua penna o perché conosceva bene il dottor Lomov Andrei? C’era certo un collegamento tra loro, fatto non solo di incontri segreti a palazzo Washington, ma di fili che tenevano uniti i due personaggi alla famiglia del Lord dittatore che stava creando il nuovo Governo. E Hastings cosa c’entrava, a parte esserne discendente?
Dovete sapere che, contemporaneamente all’incarico da parte del Lord dittatore, Lomov Andrei aveva accettato di aiutare Hastings nella ricerca e nella sperimentazione di “certe ipotesi”. Guerra in famiglia o giustizia per l’Umanità? Non possiamo giudicare. Basiamoci sui fatti.
Inquieto per le condizioni delle sue cavie, Lomov parlò con l’intoccabile Lord, che gli aveva commissionato l’esperimento e lo implorò di fermarsi, o le vite degli uomini, ormai ridotti a fantocci, si sarebbero spente a breve. Ma il Lord non sembrava interessato alla vita, dal momento in cui per lui non era altro che un soffio impuro, e lo costrinse a continuare. Lomov non poteva opporsi, altrimenti, nel migliore dei casi, sarebbe morto, e nel peggiore, spedito nelle fredde celle della Siberia.
Il dottore era orgoglioso, ma una certa dose di viltà lo caratterizzava e non avrebbe certo desiderato morire o invecchiare nei freddi territori siberiani. Ma era uno scienziato, e credeva che la scienza servisse al progresso della società, non al suo strazio.
Ecco qui l’aggancio. Ecco che entra in gioco Hastings.
Lomov cercò una cura, che non solo rimediasse ai mali arrecati ai suoi pazienti, ma che eliminasse qualunque tentazione intrisa nel loro corpo nel provare le droghe sottoposte, in modo da sganciare dall’organismo la necessità di queste per il proprio sostentamento. Una benedizione.
Lomov riuscì a sottoporre la cura solo alla metà delle sue cavie, prima di essere tradito dalle sue stesse ricerche, che presentavano anomalie a livello molecolare. Però, la cura stava facendo effetto e i pazienti stavano guarendo. Il Lord lo scoprì e lo fece rinchiudere da qualche parte angusta del mondo non conosciuto.
Riavvolgiamo il nastro. Non sappiamo cosa accadde a Lomov in quella parte di mondo non conosciuto, ma sappiamo che la sua cura fu lasciata a un custode, prima che non ve ne fosse più rimedio.
Un giorno di dicembre, bussò al portone verde del Signor Hastings.
«Dottor Lomov – disse lui – che ci fate qui?».
Hastings non ebbe una bella sensazione, in una sorta di sesto senso che contraddistingue sempre chi scappa dal proprio passato.
Lomov, ansioso e irrequieto, quasi ostile nelle sue parole – cosa che di certo non rispecchiava la sua personalità saccente – rispose: «Non ho tempo, presto mi imprigioneranno. Ma dovete sapere una cosa prima che questo accada. La cosa non è andata perduta o distrutta. È occultata nel Terzo Mondo. Cercatela voi e salvate tutti da un’apocalisse che sta marciando verso di noi».
«Ma… Dottor Lamov, avete una brutta cera, di che andate parlando?». Onestamente, Hastings non lo seguiva.
«Lo troverete percorrendo la Via del Mondo Sperduto. Quando sarà il momento giusto, saprete cosa fare».
Lomov scappò via e il signor Hastings non lo vide mai più. Ma per giorni e notti non riuscì a togliersi dalla testa le sue parole. Così cambiò in fretta e furia nomi e documenti, andò a vivere nella sordida Londra, tagliò i rapporti con la famiglia Washington, e, al momento giusto, partì per il Terzo Mondo alla ricerca della cura.
L’immagine di copertina è realizzata con Ideogram
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