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La Magia dell’Isola Elio

In 3 Marzo 2025 da Redazione Seven Blog
Un racconto di Silvia Ercoli

C’era un arcipelago di sei isole, delle quali la più grande e popolata era Elio, abitata da persone civili con valori etici, morali e sociali che venivano trasmessi fin da bambini. La scuola preparava gli allievi a elevarsi moralmente e spiritualmente affinché divenissero degli eroi. Sapevano usare abilmente arco e frecce ed erano esperti navigatori; dominatori dei venti, circumnavigavano i mari alla guida delle loro barche a vela.

Rea Silvia e Re Valerio, insieme al loro figlio, il Principe Elia, regnavano su tutto l’arcipelago da moltissimo tempo. Dimoravano nell’Isola di Elio all’interno del palazzo Reale. Gli abitanti di Elio servivano i Reali con grande devozione e rispetto. Le isole erano immerse nel verde della natura, bagnate dal blu del mare e illuminate dal giallo del sole. La vegetazione era colma di rose di un rosso vivo, il fiore preferito da Rea Silvia e simbolo dell’Isola Elio. Gli animali erano liberi e convivevano pacificamente con gli umani. I cervi e gli orsi possedevano la sapienza ed erano considerati sacri; le oche erano le protettrici e custodi dell’Isola.

Questa armonia che perdurava da un secolo ormai stava iniziando a scemare. Gli uomini non presero con serietà i segnali di pericolo che la natura inviava loro da molto tempo. La vegetazione si stava riempendo di rovi; gli animali emettevano versi strani. Gli esseri umani si ritrovavano spesso lesi e si lasciavano travolgere dalle pulsioni negative quali l’ira, dimenticandosi troppo spesso dei valori sociali e leali su cui era fondata Elio. Per tradizione gli abitanti dell’Isola Elio, sia uomini che donne, indossavano abiti totalmente o parzialmente di raso. Ora invece era sempre più frequente vedere persone che si trascuravano, indossare abiti lisi. Si andava incontro a un fenomeno migratorio della popolazione mai visto prima. Gli abitanti di Elio si dimezzarono; solo i più leali e fedeli restarono. Persino tra gli eroi c’era qualcuno che lasciò l’isola.

I Reali erano tristi per ciò che stava accadendo nella loro Isola e non riuscivano a comprenderne il motivo. Nonostante avessero avuto sempre buone intenzioni, si sentivano impotenti, minacciati dalla cattiva sorte, e influenzati dalle voci negative che circolavano per le vie.

Una fredda sera d’inverno tutto cambiò improvvisamente: le oche iniziarono a starnazzare e correre da una parte all’altra dei vicoli della città. Comparvero nel cielo cupo una miriade di corvi che volavano in direzione del palazzo Reale. Uno di questi era lo stregone, che un tempo venne sconfitto dagli avi dei Reali. Egli fu fatto prigioniero su un’isola lontana grazie a un incantesimo di magia bianca, che si sarebbe spezzato nel caso in cui i valori sociali dell’Isola di Elio non sarebbero stati rispettati dalla comunità. Il caso volle che Elio entrasse in decadenza causando l’annullamento dell’incantesimo. Lo stregone di cui tutti si erano dimenticati, considerandolo solo una leggenda tramandata dagli avi, si era liberato e ora cercava vendetta.

Rapì Rea Silvia e la tenne prigioniera nella sua isola rendendola serva. L’unico svago che gli concesse fu quello di occuparsi delle rose, ma nonostante la passione che aveva per loro, non sopportava l’idea di vederle costrette dentro i vasi. Era abituata a vederle crescere libere nel suo roseto e ovunque nell’Isola.

Quelle rose non facevano che riflettere la condizione in cui si trovava ora anche lei. Inoltre, lo Stregone le fece un incantesimo a sua insaputa che la vincolava a restare nella sua dimora; qualora avesse tentato di fuggire si sarebbe trasformata in un’oca.

Una sera che lo Stregone si allontanò volutamente, lei provò a scappare incorrendo alla trasformazione. Fu in quel momento che si rese conto di essere stata stregata. Attraverso il riflesso dell’acqua, vide la figura di un’oca bianca e pianse starnazzando. Lo Stregone, vedendola disperarsi, le confidò che se avesse voluto tornare umana, poteva farlo solo entrando e restando in casa. Così fece, ma non voleva essere la sua serva rinchiusa tra quelle mura, perciò preferì essere un’oca libera, piuttosto che un’umana all’interno di quelle mura.

A seguito del rapimento di Rea Silvia dal palazzo, il Re Valerio era disperato e incredulo al tempo stesso. Era convinto di trovarsi in un brutto sogno e attendeva il momento di essere risvegliato dalla sua amata. Il principe Elia, al contrario, acuto e coraggioso, si mise subito all’opera nel trovare un modo per salvare la madre.

L’esistenza della magia non lo preoccupava affatto perché lui sapeva tutte le verità tenute nascoste da centinaia di anni. Fin da bambino, il principe era affascinato e incuriosito dalle storie di magia raccontate dalla madre. Aveva sempre sperato e pensato ci fosse un fondo di verità in ciò che si tramandava da generazioni. Si appassionò a questi racconti, tanto da dedicare il suo tempo libero alla ricerca di informazioni che confermassero la loro veridicità.

Perlustrò tutte le isole finché scoprì l’esistenza di un gruppo di persone che praticava la magia bianca. Mantenne il segreto e con il tempo guadagnò la fiducia di questi maghi che divennero suoi amici. Per suo volere, non praticò mai la magia, ma aveva imparato ad ascoltare la voce degli spiriti della natura, che lo avevano sempre guidato a prendere le giuste decisioni per la propria vita, diventando un uomo sempre più saggio e valoroso.

Oltre a ciò, il Principe svolgeva ruoli importanti nell’Isola Elio: era a capo degli eroi ed era il miglior insegnante degli allievi; abile nella navigazione e nel tiro con l’arco. L’unico obiettivo della famiglia Reale era quello di salvare e riportare a casa Rea Silvia.

Il Re Valerio, consapevole di non essere in grado di fare ciò, incaricò il Principe Elia di condurre l’impresa riponendo completa fiducia in lui. Così fecero: furono radunati tutti gli eroi compresi gli allievi. Il principe sapeva che non sarebbe bastato salvare la madre con le sole capacità umane, perciò radunò anche i maghi delle isole vicine che si erano preparati ad affrontare e sconfiggere lo Stregone cattivo da molto tempo.

Nella lontana isola stregata, Rea Silvia passava la maggior parte del suo tempo fuori dalle mura della casa nelle sembianze di un’oca. Lo Stregone si sentiva rifiutato e infastidito. Decise di punirla: una mattina presto, mentre dormiva, le cinse il collo con un pesante collare. Rea Silvia rispose a questa punizione restando oca fin quando le sue forze le avessero permesso di muoversi. Arrivata sera, aveva il collo così dolorante che decise di varcare quella soglia per poter tornare nelle sembianze umane. Si toccò il collo libero e, sollevata, si rifugiò nel cortile dalle sue rose che stavano appassendo per la mancata cura. Decise di dedicarsi a loro sperando che prima o poi la sua famiglia sarebbe venuta a salvarla.

Come il Re, anche Rea Silvia riponeva molta fiducia nelle doti eroiche di suo figlio Elia. Nell’arco della sua vita aveva imparato a non perdersi mai d’animo e avere fede negli spiriti della natura. Sapeva di non essere sola: pregava rivolgendosi soprattutto al saggio spirito dell’orso e del cervo, confidando in un loro messaggio. E poi c’erano le rose a cui raccontare storie di un immaginario futuro: aveva promesso loro che le avrebbe liberate e incluse nel suo roseto non appena fosse tornata a palazzo.

La risposta che attendeva le arrivò di notte in sogno e fu il grande saggio Orso a palesarsi. Si trovava nel verde della foresta protetta in un caldo abbraccio materno. Sentiva il vello caldo e liscio del grande animale, accarezzarle e solleticarle il viso. L’orso le parlò in chiave simbolica e disse: «Se servi le sacre voci, volerai verso il sole e le rose salverò». Nonostante si sentisse rassicurata da quelle parole, non comprendeva il reale significato e gli domandò: «Sarò salva? – servo cosa?». E l’Orso rispose nuovamente: «Servi le sacre voci e volerai verso il sole» e aggiunse: «le rose salverò». Detto ciò l’orso le tocco la fronte all’altezza del terzo occhio ed ebbe una visione: frammenti di scene caotiche di eroi e maghi che combattevano lo stregone. Tra tutti riconobbe il suo amato figlio Elia. Si commosse; era preoccupata ma al tempo stesso fiera e orgogliosa di lui.

Si risvegliò dalla magia di quel sogno così vero e surreale. Percepiva ancora il vello del grande orso sfiorarle la pelle del viso. Provava un forte senso di gratitudine nell’aver ricevuto risposta alle sue preghiere dal sacro orso. Rammentò le parole che le erano state dette per non dimenticare: Servi le sacre voci, volerai verso il sole e le rose salverò. Si commosse di nuovo nel ripeterle; mise una mano sul cuore e promise a sé stessa: Lascerò l’isola e volerò verso il sole, e ripensò alla visione ricevuta del figlio che la stava venendo a salvare. Si domandò se si trattasse di una vicenda passata, presente o futura e, rendendosi conto che non vedeva lo Stregone da un po’, la speranza iniziò ad affiorare in lei.

Si avvicinò al pozzo in mezzo al cortile e si sporse specchiandosi nell’acqua. Vide il suo viso leso e sporco; si lavò la faccia; alzò lo sguardo al cielo e vide un raggio di sole vibrare attraversando il buio del cortile. Percepiva una strana energia provenire da lontano; vedeva tutto più luminoso e anche le rose avevano riacquistato vitalità. Sentiva il bisogno di uscire, attratta da un senso di libertà, ma temeva che fosse ancora vincolata all’incantesimo, una volta varcata la soglia.

A un tratto sentì la terra tremare sotto i piedi. Pensò a un terremoto, e, l’attimo dopo, per la prima volta nella sua vita, sentì una voce nella sua testa che le diceva: “vai via – esci”.

Immediatamente ripensò alle parole dell’orso: Servi le sacre voci, e alla promessa che fece alle rose, ma non poteva portarle via tutte; non ce l’avrebbe fatta da sola e non c’era tempo. Mentre tutto intorno tremava, prese il piccolo vaso con la rosa fragile. Le mura stavano per crollare. Era giunto il momento di osare e guidata dalla sacra voce interiore “Vai via – esci ora”, sgattaiolò fuori dalla dimora appena in tempo.

Piena di paura, si voltò e vide alzarsi un polverone. Stupita e grata di notare che il suo aspetto non fosse cambiato, tirò un sospiro di sollievo e disse rivolgendosi alla sua rosa dai lisci petali: siamo salve.

In quel momento, sentì una voce lontana. La riconobbe subito.

«Madre, sono qui», disse il principe Elia. Era accompagnato da una giovane donna dai capelli color argento e un abito azzurrino. Il figlio corse ad abbracciarla. «Siamo salvi è tutto finito». Le raccontò dell’eroica e magica vicenda e le presentò Lia, la sua amica maga.

Era giunto il momento di tornare a casa. Rea Silvia diede un ultimo sguardo alle rovine rimaste del casolare dove trascorse la terribile avventura. Nel mezzo delle macerie vide spuntare una pianta viva di rose rosse. Meravigliata, ripensò alle parole dell’Orso e in quel momento comprese: con un sorriso e una lacrima di commozione ringraziò interiormente il suo orso per il dono prezioso. Strinse tra le mani la rosa che lei aveva scelto e salvato e disse: «Ora è il momento di lasciare l’isola e tornare nelle nostre case». Si diressero verso il mare raggiungendo la flotta di eroi e maghi che li attendevano. Il sole era alto nel cielo azzurro quando si misero in viaggio verso l’isola Elio che avrebbero raggiunto verso sera.

Rea Silvia salì a bordo della vela con suo figlio Elia e maga Lia e finalmente lasciò l’isola piena di gratitudine. Con il vento che le carezzava il viso le sembrò di volare verso il sole e, mentre lo stava pensando, una nuvola prese le sembianze di un orso.

Giunta la sera, il Re Valerio e gli abitanti di Elio e persino le oche accolsero il loro ritorno con grande gioia.

La famiglia reale era di nuovo riunita e pronta a riportare alla luce del sole gli antichi valori e tradizioni tramandati dagli avi dell’Isola. Tutti gli abitanti che avevano lasciato Elio tornarono nelle loro case abbandonate, felici con la speranza di un futuro migliore. La famiglia reale diede una grande festa per riunire tutti gli isolani, compresi i maghi che ora potevano esercitare liberamente la magia bianca. Vissero così, felici e contenti, per altri lunghi anni.


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Tags: altrestorie, favola, fiaba, Isola, neò, principesse, rivista letteraria, Sette peccati capitali, Silvia Ercoli

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