Analisi della donna prima della politically correct époque

CINEMA, TV, CANZONI DI UN’ITALIA PIÙ O MENO COMICA

Premessa: è un articolo domenicale che, seppur superbo, non vuole banalizzare l’argomento.

Argomento: serio con spartana riflessione sui nostri tempi e su quelli che sono stati. Cinema, tv e musica, pochi esempi per una domanda: oggi cosa ne uscirebbe? La censura ha tagliuzzato pezzi di celluloide, chiesto di cambiare testi alle canzoni, pena la mancata partecipazione a festival o la non emissione in radio. Argomento serio – vi ho detto fin dalla prima riga – e sicuramente reso doloroso da statistiche impietose.

Entro nel dettaglio, perché l’ho già tirata troppo per il lungo: vi parlerò di violenza fisica nella coppia dove è vittima soprattutto la donna. Non sto parlando, per esempio, di Simone (Renato Salvatori) che, all’idroscalo, stupra e uccide Nadia (Annie Girardot) in Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti, il quale nel 1960 si trovò costretto a tagliare la scena nella quale comparivano le mutandine della Girardot.

Parto invece dal cinema con due esempi: Amore mio aiutami e Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto.

Amore mio aiutami, 1969 Alberto Sordi, la locandina

Diretto e interpretato da Alberto Sordi con Monica Vitti come perfetto completamente artistico, Amore mio aiutami è entrato nella storia del cinema.

Siamo nel 1969 e i tempi stanno cambiando velocemente, le coppie diventano “aperte”, almeno nelle intenzioni. Sordi (Giovanni) gioca a essere “moderno”, quando Vitti (Raffaella) si innamora di Valerio, interpretato da Silvano Tranquilli. Lei chiede al proprio marito di accettare la sua nuova relazione, e Giovanni acconsente. Eppure, a un certo punto del film, Giovanni, esasperato, picchia Raffaella sulla spiaggia di Sabaudia.

In questa scena la Vitti ebbe una controfigura, una Fiorella Mannoia non ancora arrivata alla musica (né a Caffè nero bollente). E la Mannoia confermò l’assoluta mancanza di violenza vera. Detto questo, la scena sulla spiaggia di Sabaudia rimane una sequenza – durata, peraltro, ben tre minuti – altamente drammatica nei toni e nel significato, giacché il pubblico assiste a un vero e proprio pestaggio. La domanda è: nel 1969 questo pestaggio venne percepito come una “giusta punizione” o piuttosto come la reazione di un marito che non era più riuscito a soddisfare quella modernità tanto paventata?

Dillo ancora che lo ami!

Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto, Lina Wertmüller, 1974, la locandina

Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto è un film di Lina Wertmüller con Mariangela Melato e Giancarlo Giannini, tra l’altro la coppia di attori prediletta dalla regista. Anche questo film è un caposaldo della storia del nostro cinema: la curiosità è che c’è stato pure un remake con Adriano Giannini e Madonna, sul quale però glissiamo….

Il film è metafora della lotta di classe e del confronto tra capitalismo, incarnato dalla ricca Raffaella Pavone Lanzetti, viziata e snob, che sulla barca del marito provoca e umilia il marinaio Gennarino Carunchio, che rappresenta la classe lavoratrice. Il loro naufragio segna una piccola parentesi di rivincita della classe operaia, ma c’è sottesa anche la prevaricazione dell’uomo sulla donna.

Famosa la battuta di Gennarino a Raffaella: «Brutta bottana industriale e socialdemocratica». Oppure, al ripetuto «Gennarino!» di lei, con tanto di r arrotata, c’è la risposta di lui: «Signor Carunchio mi devi chiamare!».

Anche qui il pubblico assiste a una scena sulla spiaggia con violenza dell’uomo sulla donna, rappresentata da una serie di schiaffi e di calci, che vengono considerati da Gennarino una giusta punizione per «ospedali, scuola, evasione fiscale, crisi economica, aumento dei prezzi…». Insomma, la violenza è giustificata dalle ingiustizie sociali, che la donna ricca incarna suo malgrado. Sembra che non siano passati nemmeno 44 anni dalla prima proiezione. Lo spettatore però era più indotto alla risata e, in qualche caso, alla soddisfazione di classe, che alla preoccupazione fisica per Raffaella.

Gennarino Carunchio antiborghese.asf

Se dal grande schermo mi porto alla tv, mi viene da citare Sandra Mondaini e Raimondo Vianello che sul confronto di coppia hanno costruito sketch sempre attuali. Tradimento, dinamiche di coppia, spaccato sociale sono stati raccontati in modo memorabile. Come quando Sandra scende le scale in Tante scuse (1974) e, guardandola rotolare, Raimondo rimane indifferente: anche in questo caso, il pubblico avrà percepito lo sketch in modo cinico e violento oppure assolutamente comico, un gioco tra i due?

In Stasera niente di nuovo (1981), invece, si assiste a una finta intervista televisiva (la voce fuori campo è di Gianni Agus) nella quale la coppia giustifica la violenza di uno sull’altro. Anzi, in questo caso sarebbe Maria a reagire dopo gli schiaffi e gli insulti, accoltellando Mario. Seguendo il racconto comico, dove sono inevitabili le risate, si aggiunge anche quella deriva nella quale iniziavano le interviste della tv del dolore, in cui si era ben felici di apparire da una parte e di indugiare sui fatti dall’altra. Oggi, una scenetta di questo tipo, come verrebbe recepita dal grande pubblico?

Sandra Mondaini e Raimondo Vianello

L’ultimo esempio risale, ancora una volta, al 1981: l’8 agosto di quell’anno Renato Zero esce con un 45 giri che prevede nel lato B Più su mentre nel lato A Galeotto fu il canotto. Il testo, apparentemente leggero ed estivo delle prime strofe, sostenuto da una musica allegra e un tempo si sarebbe detta “orecchiabile”, racconta un femminicidio in piena regola. Alla gita con il canotto, con tanto di viveri e complimenti, si aggiungono man mano particolari di un omicidio in piena regola: il naufragio, le mani allontanate dal canotto, la donna, senza virtù, che man mano va a fondo inghiottita dal blu.

Renato Zero – Galeotto Fu Il Canotto (1981)

Le domande che abbiamo lanciato, analizzando una violenza sulla donna resa in modo comico o giustificativa di un maschilismo imperante eppure – forse – già alla frutta, hanno trovato, in un certo qual senso, risposta con la rappresentazione fiorentina della Carmen di Georges Bizet (di cui ha parlato qui Attilia Patri).

Sarebbe impensabile oggi riproporre una Melato e un Giannini che si picchiano su una spiaggia? Sì, sarebbe impensabile, laddove Carmen non viene uccisa da Don José, laddove il finale non è più così poco rappresentativo della nostra politically correct époque.

Fabio Muzzio

Fabio Muzzio

Comunica per passione o per deformazione, professionista in fermento e dj ormai mancato. Ironicamente umanista, mediamente fatalista.

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