Cronache da Sottilia 2 – Arrivo a Sottilia

Rosita mi guarda. – Solo, com’è andata?

Il suo sorriso beffardo sa di chi l’ha scampata e la fregatura l’ha vista assegnare a un altro. È tipico delle redazioni: gira l’incarico che nessuno vuole e quello che se lo piglia, lo piglia…

– Ci vediamo – le dico da dietro gli occhiali scuri. – Prendo il portatile, il caricatore del cellulare, un paio di biro e un blocco di carta.

– Ciao, Solo! – Ecco Stivale, il collega che fa cronaca nera. Lo chiamano “l’allegro” per la sua indole. Forse, è il collega che stimo di più. Sempre vestito di scuro, perennemente col bastoncino di liquirizia tra i denti. Dice che lo fa per non fumare. Sarà. Frequenta bar malfamati e obitori, ci credo che non ride mai.

Esco nel puzzo di smog amplificato dall’umidità.

Che clima di merda.

Riprendo la macchina e, non appena mi vedono avvicinarmi alla portiera, scatta la frenata e il colpo di clacson di quello che per poco evita un tamponamento. Maledetti posteggi, maledetto caldo e maledetto incarico.

Salgo, accendo la macchina, 39 gradi per il sole che non perdona e subito aria condizionata a 18. Cintura, PC sul sedile vicino a me e satellitare. Nel baule, il solito borsone di sopravvivenza: camicia, pantaloni, scarpe e una giacca che sarà più stropicciata degli occhi di uno andato a letto alle cinque cui è suonata la sveglia alle sei. L’automobilista che vuole entrare dove ho posteggiato si fa sempre più impaziente, e intanto io imposto Sottilia sul navigatore.

Elaborazione in corso.

I chilometri da percorrere non sono poi così tanti, prima però ho una lunga statale tutta dritta, le solite rotonde che spuntano nuove ogni mese e mi ritrovo a Bruttotriste, un paese relativamente grande con una piccola rocca un po’ cadente. Imposto sempre il navigatore in modo da evitare il più possibile le autostrade preferendo strade alternative: vedo la possibilità di girare a destra. Mi butto subito dentro e inizio una strada più stretta con campi sia da una parte che dall’altra: il solito grano, il solito riso, il solito mais. Sai che novità… tutti uguali ‘sti paesaggi, nemmeno le colline in lontananza danno quel tocco in più. E poi, le zanzare…

Strettoie, curve a gomito, trattori: ma dove cazzo mi ha mandato quel dannato?

Arrivo in paese: un distributore, quattro cassonetti, una statale, un ponte e un fiume: wow… E pensare che potevo essere all’aeroporto per l’arrivo di Charlize Theron. Ci avevo messo un mese a convincere quel maledetto, maledetto lui e la sua penna stilografica d’oro. Invece ci va Rosita, con i suoi riccioli a metà schiena, le perenni ballerine perché sono comode e l’idea fisse delle apericene con quattro insipide amiche di infanzia che raccontano i segreti delle altre non avendone di loro.

Intanto una preoccupazione: ci sarà un ristorante? Ho pure fame anche se è ancora presto. Mi sa che per ora dovrò rinviare il pasto.

Mi fermo vicino alla chiesa, perché c’è una piazzola. Entro in Facebook e digito Sottilia. Mi iscrivo subito al gruppo “Sei di Sottilia se”. Devo pur cercare di capire in quale mondo mi trovo. Di sicuro un mondo dove la connessione è più lenta di Statelli, il collega dello sport che in pausa pranzo non ha ancora deciso quale panino ordinare mentre tutti gli altri sono già all’elenco dei vari caffè: macchiato lungo, macchiato freddo, in tazza grande, di orzo, in tazza piccola con latte caldo…. E poi ci sono io: un caffè e basta: l’ordinazione che sconvolge di più la cameriera che mi guarda come se fossi un alieno. Io.

 

Fine seconda puntata

La prima puntata la trovate qui

La terza puntata la trovate qui

 

 

Redazione

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