“Oh, non era forse il tempo la sostanza d’ogni pena, non era forse il tempo la sostanza d’ogni tormento e d’ogni paura, e non sarebbe stato superato e soppresso tutto il male, tutto il dolore del mondo, appena si fosse superato il tempo, appena si fosse trovato il modo di annullare il pensiero del tempo?”

Hermann Hesse, libro Siddharta, parte seconda.

Attimi di dimenticanza

E se parlassimo di felicità?

Per dieci minuti. Dieci minuti come attimo di divagazione dalla realtà cupa. Dieci minuti per ricordare che domani, 20 marzo 2020, a ridosso dell’avvio della Primavera, è la Giornata internazionale della Felicità. Giornata istituita dall’Onu nel 2012 con una dichiarazione, universalmente accettata, che riconosce come “la ricerca della felicità sia uno scopo fondamentale dell’umanità”.

Se partiamo da questo principio fondante ecco che, allora, la Felicità può essere un argomento di attualità insieme all’altra attualità attanagliata dalla situazione, a dir poco difficile, che l’Italia sta attraversando. E non solo l’Italia. E in questa attualità la ricerca della Felicità ha il sapore delle cose semplici, delle mille banalità della vita normale, dei gesti, anche piccoli, ma che regalano gioia.

Felicità – parola grossa in questi giorni, quasi blasfema, mentre si piangono i morti, mentre la sanità tutta sta scoppiando tra turni massacranti e conteggi di risorse umane e materiali sotto al limite – potrebbe essere vedere, veramente, le strade svuotate dai “non necessari”, dai furbastri del “stateci voi a casa”, dai “disobbedienti” per partito preso o per ignoranza, di tutti quelli che, pur potendo starsene a casa, hanno scambiato un grido di tutela e di aiuto a salvaguardia di tutta la comunità, per un dépliant di offerta vacanze.

Felicità, parola grossa in questi giorni dove tutto è subdolo, è da ricercare tra le mura di casa, è da inventare anche solo per cinque minuti per staccare, per cercare di mantenere la calma e creare distensione a distanza, grati per ciò che si ha, e per come un mondo esterno – dalla sanità a tutti i livelli, alle amministrazioni, all’ultimo dei commessi con la spesa a domicilio, e tanti altri  –  si stia prodigando al meglio nonostante tutto.

Non possiamo fare tutto quello che facevamo prima? Il virus ha paralizzato l’economia? Ne usciremo allo sbaraglio? Le bilance in campo sono tante così come tante saranno le problematiche un po’ per tutti in attesa di risposte che probabilmente faranno dire che si poteva fare meglio. Ma, oggi, noi facciamo il nostro meglio? Non occorre risposta: ognuno la cerchi sinceramente dentro di sé.

Vi lascio alla vostra personale ricerca di momenti di felicità, sperandovi tutti in buona salute e nel rispetto più sincero e umano possibile per chi avrà bisogno di più tempo per ritrovarla.

Mi permetto di lasciare anche queste poche righe sulla definizione di felicità. La prima per l’immediato, per lo scorrere di questi giorni, e la seconda per una visione futura, quella che richiede un sacrificio minimo da parte di tutti.

“Forse vi sono momentini minuscolini di felicità, e sono quelli durante i quali si dimenticano le cose brutte. La felicità, signorina mia, è fatta di attimi di dimenticanza.” –  dall’intervista di Oriana Fallaci a Totò pubblicata su “L’Europeo” nel 1963.

“Se vi state chiedendo quale sarà il futuro della felicità, è opportuno che ricordiate, fra le altre cose, la seguente, che è di straordinaria importanza: la felicità comincia a casa.” – 

Zygmunt Bauman, Meglio essere felici, Castelvecchi Editore, Roma, 2017

 

Attilia Patri DP

Attilia Patri DP

Tagliente e raffinata, attenta e minuziosa, tra l'ironico e il cinico bazzica tra le notizie di attualità rilasciando commenti qua e là

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