“Per i genitori, sopravvivere ai propri figli è qualcosa di particolarmente straziante, che contraddice la natura elementare dei rapporti che danno senso alla famiglia stessa. La perdita di un figlio o di una figlia è come se fermasse il tempo: si apre una voragine che inghiotte il passato e anche il futuro. La morte, che si porta via il figlio piccolo o giovane, è uno schiaffo alle promesse, ai doni e sacrifici d’amore gioiosamente consegnati alla vita che abbiamo fatto nascere”

Papa Francesco, novembre 2015

Blackout. Attimi di dimenticanza

Dimenticare un figlio in auto si può, lo racconta la cronaca, quella finita in tragedia per nove bambini e nove rispettive famiglie, tra il 1998 e luglio scorso, e quella di tanti altri finita con un sospiro di sollievo, un ringraziamento a Dio o alla Sorte con la faccia della Fortuna con gli occhi sbendati per aver acceso quel flash che ha fatto tornare indietro, di corsa, quel padre o quella madre, all’auto parcheggiata consentendo loro di poter riabbracciare e consolare quel bimbo sul seggiolino; che hanno potuto, in qualche modo, consolare anche se stessi con uno scampato pericolo e con la promessa e la determinazione che un fatto analogo a loro non sarebbe mai più accaduto. O, ancora, ringraziare Dio o la Sorte con la faccia della Fortuna con gli occhi sbendati per aver diretto i passi occasionali di qualche passante verso quella macchina non vuota e poter così lanciare un allarme e chiedere un soccorso tempestivo.

Dimenticare un figlio in auto si può, in una giornata qualsiasi e ordinaria, una delle tante fatte dalle solite cose: andare al nido per portare il piccolo e poi di corsa al lavoro, parcheggiare dove capita, magari sotto al sole, per poi calarsi nella routine quotidiana che, quel giorno, riporterà per sempre un asterisco a ricordare che il bimbo all’asilo non ci è mai arrivato perché è stato dimenticato sul seggiolino dentro all’abitacolo con i finestrini chiusi.

Dimenticare un figlio in auto si può e chi si è trovato in questa situazione racconta di un vero e proprio blackout della mente. Gli esperti la chiamano amnesia dissociativa, cioè un vuoto di memoria passeggero che fa dimenticare completamente un pezzo di vita e solo successivamente, solo nel momento in cui si scopre la tragedia, fa realizzare quello che è veramente successo.

Dimenticare un figlio in auto si può e non si tratta di una dimenticanza causata dalla mancanza di amore o dalla trascuratezza nella cura dei figli ma è più scientificamente collegata a elementi favorenti e scatenanti. Per gli elementi favorenti la parola chiave è da ricercare negli automatismi (stesse azioni, stessi tragitti, stesse sequenze temporali) che abbassano lo stato di coscienza, portano a diventare meno vigili, creano la possibilità di distrarci dalle tappe che scandiscono i percorsi abitudinari fino a saltarne una, magari proprio quella fondamentale. Per gli elementi scatenanti, invece, la parola chiave va ricercata nello stress inteso come una concomitanza di più fattori (stanchezza fisica e mentale, mancanza di sonno, difficoltà a concentrarsi e a ricordare le cose, situazioni di tensione, preoccupazioni, eccesso di responsabilità, un lavoro estremamente impegnativo dal punto di vista mentale).

Dimenticare un figlio in auto si può e genera tragedie personali che spesso trovano terreno fertile in quelle problematiche sociali legate ai ritmi vorticosi impliciti nel vivere sempre di corsa, spesso in solitudine, senza grandi supporti, famiglie sole senza possibilità di condividere e stemperare stress e piccole o grandi incombenze; quella stessa solitudine che incancrenisce le crisi o le depressioni post parto. Certamente potremmo pensare di cambiare stile di vita, rallentare per ridurre lo stress del quotidiano, rivedere un po’ le nostre priorità ma, certamente, capiamo anche che non sono problematiche risolvibili nel breve termine. Possiamo provarci ma difficilmente troveremo una soluzione immediata. Quello che è certo è che nessuno di noi vorrebbe essere nei panni delle persone a cui, purtroppo, è capitato davvero.

Dimenticare un figlio in auto si può e, soprattutto, può capitare a chiunque. Il blackout della memoria è un fenomeno incontrollabile della mente. Nel momento in cui si manifesta è come se le azioni, i pensieri, e le emozioni non fossero coordinate e sintonizzate tra loro e ognuno di questi elementi seguisse una propria direzione, sfasata rispetto alle altre. Il bambino in quel preciso momento diventa un “non pensiero” e il genitore si trova a vivere una realtà diversa dove il figlio in quel momento non è presente e i pochi minuti in cui normalmente si lascia un bimbo al nido si possono cancellare come niente, pur nella convinzione di averlo lasciato in affido alla maestra come ogni altro benedettissimo giorno. In realtà è una vera e propria omissione che genera il cosiddetto falso ricordo: tutto tranquillo, tutto a posto come gli altri giorni.

Dimenticare un figlio in auto si può e per risposta pensare “a me non succederà mai”, una risposta di pancia che viene spontanea a tutti di fronte a questi casi di cronaca così abnormi. Sono quei genitori che successivamente, ad acque ferme, non negano questa possibilità, per quanto possa sembrare assurda, e iniziano a mettere in atto quei piccoli trucchi a sostegno di una routine che si mangia tempo e memoria: si abituano a lasciare vicino o ai piedi del seggiolino la borsa, o le chiavi, o il portafoglio, qualcosa insomma che li costringa a guardare nella parte posteriore dell’auto; fanno un elenco delle cose da fare lungo il tragitto e lo rileggono spesso mettendo le spunte solo dopo essersi accertati di averle fatte davvero; guardano bene dentro alla macchina  prima di chiuderla e allontanarsi definitivamente. Piccoli trucchi, certo non risolutivi ma che rappresentano già un passo avanti perché significa che si è superato il pregiudizio “a me non potrebbe mai capitare”. Del resto nessuna delle persone a cui è successo ha mai pensato che potesse capitare proprio a loro.

Prima della tragedia che ci ha portato via Luca non avrei mai pensato che potesse succedere a me. Come si può ‘dimenticare’ il proprio figlio in auto? Nessun genitore, per quanto previdente, può concepire di poter rischiare un incidente simile. E invece…” – A. Albanese, papà di Luca, 2 anni

Non siamo né mostri né pazzi, mi creda. Lo so che sembra impossibile e assurdo dimenticare un figlio in macchina ma io ci sono passato e lo posso dire: è successo a me, è successo ad altri prima e dopo di me e può succedere a chiunque. Negare che possa accadere significa permettere che accada di nuovo” – L. Petrizzi, papà di Elena, 18 mesi

-E poi ci sono i stra-convinti con “a me non succederà mai” e mentre lo pensano si autoproclamano issandosi sul piedistallo del buon genitore (che, poi, cosa vuol dire “essere un buon genitore?”) ignorando i processi fisiologici che governano l’inconscio e l’automatismo, e che il cervello, senza che noi ne abbiamo coscienza, può strabordare di dati, di stimoli, di confusione; che può impallare e generare il falso ricordo che fa  ripiombare nella cronaca più buia, quella che periodicamente ci fa ricordare che dimenticare un figlio in auto si può.

Le dinamiche, per quanto fantascientifico ci possa sembrare, sono le stesse che sostengono atti come cercare un mazzo di chiavi in un posto mentre lo avevamo lasciato in un altro, o quando non ricordiamo se abbiamo messo o meno lo zucchero nel caffè o, ancora, quando torniamo indietro per controllare se abbiamo davvero spento il fornello sotto alla pentola o chiuso per bene la porta di casa.

Dobbiamo sempre partire dal presupposto che nessuno di noi può decidere quando dimenticare qualcosa o qualcuno, e neppure cosa o chi, e che la parte del cervello che ci fa fare le cose in automatico e in routine non è in grado di distinguere un oggetto da una persona e, soprattutto, non attribuisce un valore alle cose che gestisce: dimenticare un cellulare, un ombrello o un bimbo sono esattamente la stessa cosa, che ci piaccia o no, mentre noi, razionalmente e sentimentalmente, sappiamo benissimo che la stessa cosa non è.

“La memoria è una macchina, e non è infallibile. La nostra mente cosciente decide la priorità delle cose in base all’importanza, ma a livello cellulare la memoria non funziona così. Se sei capace di dimenticare il tuo telefono, sei potenzialmente capace di dimenticare tuo figlio” – Professor David Dlamond.

Si tratta di una reazione di amnesia che non dipende dal valore dell’oggetto in questione; il fatto di dimenticarsi di un figlio piuttosto che di qualsiasi altra cosa non è un fatto morale, ma neurologico. E può capitare anche al genitore più amorevole” – Professor Alessandro Meluzzi-

 

Lunedì 7 ottobre, dopo un lungo iter, dopo il parere favorevole acquisito dalla Commissione Europea e il via libera del Consiglio di Stato, la Ministra delle Infrastrutture e Trasporti Paola De Micheli ha firmato il Decreto Attuativo dell’Art.172 del Codice della Strada che prevede l’obbligo di installazione di dispositivi salva-bebè sui seggiolini per automobilisti. A giorni sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale insieme a tutte le caratteristiche tecniche per la sicurezza a cui il dispositivo dovrà sottostare. A giorni, quindi, l’obbligo all’utilizzo sarà Legge. Attualmente allo studio le agevolazioni fiscali per l’acquisto.

L’obbligo di dotarsene, per chi trasporta bimbi fino ai 4 anni di età, tuttavia, scatterà 120 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale per dar tempo sufficiente alle case produttrici di seggiolini di adeguarsi. Trascorso tale termine, per i conducenti con a bordo bambini assicurati a seggiolini non conformi, scatteranno le sanzioni che prevedono una multa pari a 81 euro, la decurtazione immediata di 5 punti dalla patente e, in caso di recidiva, la sospensione della stessa da 15 giorni a 2 mesi.

L’Italia è il primo Paese in Europa a dotarsi di un provvedimento di questo tipo. Non sono certo mancate le critiche e i commenti negativi verso uno Stato-chioccia, una politica consumistica, un apparato di leggi, controlli, sanzioni, per arginare un fenomeno che, a tanti, sembra incredibilmente piccolo.

Da genitore, anche se per raggiunti limiti di età non correrò nessun obbligo di acquisto di seggiolini auto con dispositivi salva-bebè, credo che tutti i bambini debbano essere difesi e protetti dagli orchi moderni, dalle malattie antiche e nuove, dai pericoli noti e spesso fatali, dagli incidenti diretti e indiretti, dagli attimi di dimenticanza da blackout e da quel dito accusatorio dei benpensanti.

 

Corso dedicato alla realizzazione di un Piano strategico di comunicazione

Attilia Patri DP

Attilia Patri DP

Tagliente e raffinata, attenta e minuziosa, tra l'ironico e il cinico bazzica tra le notizie di attualità rilasciando commenti qua e là

Leave a Comment

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.