Più è pesante l’uomo, più profonde sono le sue impronte

Alfredo, Philippe Noiret, Nuovo Cinema Paradiso

Buon compleanno, Maestro!

da Wikipedia

Roma, 3 novembre 1924 – Roma, 10 novembre 1928 – Bari, 17 novembre 1988

Tre date che rappresentano, rispettivamente, la data di nascita del maestro Alberto Manzi, del maestro Ennio Morricone, la presentazione del film Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore.

Tre momenti colti da un calendario, slegati tra loro ma tenuti insieme da un comune filo conduttore, la passione, come motivo, sostegno, nutrimento e fondamento di vita. Due personaggi a confronto e un racconto da grande schermo tutti con una radice in comune, quell’esistenza del sé portata avanti mettendoci l’anima, senza risparmiare fatiche, gli ideali al pari di un dono da lasciare agli altri, esempi probabilmente irripetibili per tempi e situazioni ma comunque, e sempre, un punto di riferimento.

Personaggi che si sono costruiti da soli, con le loro mani, con i loro lunghi studi affidati unicamente alla molla della passione più che a quella del bisogno prettamente materiale. In fondo due idealisti che ce l’hanno fatta. Fare quello, e solo quello, nel miglior modo possibile, cercando di essere all’altezza della situazione senza troppi compromessi, a volte con disobbedienza per tener fede a un modo di vedere sopra ogni parte e non soggetto a ricatti.

Entrambi escono alla ribalta negli anni ‘60, entrambi, in coincidenza, quando hanno trentasei anni, in pieno fiore degli anni e dell’entusiasmo, ed entrambi entreranno, in qualche modo, nelle case di tutti e saranno i maestri di tutti e per sempre.

Gli anni ‘60, gli anni del miracolo italiano, del boom economico, della forte crescita economica e dello sviluppo tecnologico, degli scambi di manufatti con il commercio internazionale. Gli anni in cui il reddito nazionale stava crescendo e la gente era rinfrancata non solo dall’aumento dell’occupazione ma, soprattutto, dalla possibilità di crescita dei consumi, dai beni a lungo termine, dagli elettrodomestici in uso nelle famiglie, dall’utilitaria per le ferie, dalle banche che elargivano mutui per l’agognata casa. Erano gli anni in cui prevaleva un clima di generale ottimismo e ci si lasciava alle spalle il periodo buio della ricostruzione post bellica, sorretti anche dal fatto che una giuria internazionale, interpellata dal Financial Times, aveva attribuito alla Lira il titolo di moneta più salda tra quelle del mondo occidentale e i listini in Borsa, in piena euforia, erano in forte rialzo. Permanevano carenze di servizi pubblici, scuole, ospedali e di altre infrastrutture civili ma tutto sembrava alla portata nel più breve spazio di tempo possibile. Il fermento era ovunque, toccava ogni ambito, e se ne respirava il contributo internazionale attraverso una maggiore informazione e una voglia di modernità che permettesse il transito, il salto di qualità, fuori dagli schemi fatti di abitudini locali, quando non strettamente paesane.

È il decennio che verrà ricordato per l’elezione, in Sri Lanka, della prima donna ministro, per la corsa Russia-Usa alla conquista dello Spazio, Jurij Gagarin e la Vostok 1, Armstrong e Aldrin su Apollo 11 e i primi passi sulla Luna, il primo volo del jet Boeing 747 e, nelle sale cinematografiche, il cinema americano inizia a prevalere in tutto il mondo con film del calibro di Tutti insieme appassionatamente, Il Laureato, Easy Rider, Psyco, Colazione da Tiffany, 2001: Odissea nello spazio. In Italia si inaugura il filone Spaghetti Western con Per un pugno di dollari di Sergio Leone. Gli anni Sessanta e la costruzione del Muro di Berlino, l’insediamento alla Casa Bianca di un giovane e innovativo John Fitzgerald Kennedy e la sua successiva uccisione, il discorso di Martin Luther King I have a dream. Esce il primo 45 giri dei Beatles, Mary Quant inventa la minigonna che conquisterà le nuove generazioni, pur suscitando scandalo nei moralisti conservatori, Papa Montini succederà a Papa Giovanni XXIII, la tracimazione della diga del Vajont, disastro annunciato e primo di tanti successivi, cancellerà interi paesi mentre in Egitto verrà inaugurata la Diga di Assuan che renderà coltivabili diecimila chilometri quadrati di deserto. L’Arno straripa a Firenze, la Bolivia è in rivolta con a capo Il Che, in India Indira Ghandi diventa Primo Ministro, in Cecoslovacchia la Primavera di Praga, e l’idea di “un comunismo dal volto più umano”, verrà stroncata e, per protesta, il giovane Gian Palach si darà fuoco in piazza San Venceslao a Praga. È un periodo di grandi invenzioni e sperimentazioni con il Nobel per la Medicina a Watson, Crick e Wilkins per la scoperta della doppia elica del Dna, per la Chimica a Giulio Nata per aver inventato la plastica, in Sudafrica viene effettuato da Christian Barnard il primo trapianto di cuore, Olivetti inventa il primo personal computer, mentre Spacewar! è il nome del primo videogioco per PC, Sketchpad il programma di grafica. Sempre nel decennio l’invenzione del mouse, i primi registratori a cassetta e i videoregistratori, i primi sportelli bancomat, l’inaugurazione del traforo del Monte Bianco, mentre  la radio e i jukebox riflettono il fenomeno della british invasion dei Rolling Stones, The Who, The Animals, dei Black Sabbath e del duo Sonny & Cher; i Beatles si esibiscono per l’ultima volta sui tetti della Apple Corps, la Guerra del Vietnam riempie le prime pagine dei quotidiani, il movimento hippy pacifista e anarchico contesta il massacro di tanti giovani americani mentre, in tutta Europa, dilaga la contestazione studentesca che, in Italia, prenderà il nome di ‘68. A Woodstock si organizzerà un concerto che resterà nella storia della musica mentre, in Libia, Gheddafi organizza un colpo di stato che lo porterà al potere.

Decennio di forti contrasti, dunque, con una popolazione italiana adulta che, se da una parte scopre nuovi incentivi e possibilità di benessere, dall’altra paga lo scotto di una scolarizzazione bassa, quando non assente, e che residua in vaste nicchie di analfabetismo, in quel non saper totalmente  leggere e  scrivere se si eccettua la capacità di apporre la propria firma su qualche documento, unico passo in avanti rispetto alla semplice croce.

È in questo contesto che si inserisce l’ideazione di una trasmissione televisiva, di genere tutoriale, della durata di trenta minuti, da trasmettere in orario pre serale sul Programma Nazionale inizialmente e, successivamente, sul Secondo Programma, al fine di insegnare a leggere e a scrivere agli italiani che non ne erano ancora in grado, pur avendo superato l’età scolare: Non è mai troppo tardi. Corso di istruzione popolare per il recupero dell’adulto analfabeta. La trasmissione era organizzata con il sostegno del Ministero della Pubblica Istruzione e fu mandata in onda dalla Rai dal lunedì al venerdì, dal 15 novembre 1960 al 10 maggio 1968 per un totale di 484 puntate, affidando la conduzione ad Alberto Manzi, maestro, pedagogo, scrittore di libri per ragazzi.

Si trattava di autentiche lezioni  a classi formate da adulti analfabeti impartite con tecniche di insegnamento innovative e moderne, già multimediali per l’epoca, dal momento che venivano utilizzati filmati, supporti audio, dimostrazioni pratiche, oltre che la mano del maestro che, con rapidi tratti di carboncino, disegnava schizzi e bozzetti su una lavagna a grandi fogli montata su un cavalletto. Dal punto di vista metodologico, Manzi fu un precursore, un ribelle, un appassionato: durante il provino Rai, strappò il copione di lezione che gli veniva imposto e si accinse alla sua prima lezione a distanza proponendo un metodo di insegnamento vincente, al punto che oltrepassò i confini nazionali e fu imitato in settantadue Paesi. Il richiamo di spettatori fu cosi rilevante che il Ministero fu costretto ad allestire ben duemila punti di ascolto per supplire alla mancanza di televisori. Il corso di alfabetizzazione ebbe un importante ruolo sociale ed educativo contribuendo all’unificazione culturale della nazione tramite l’insegnamento della lingua italiana e si stima che quasi un milione e mezzo di persone siano riuscite a conseguire la licenza elementare.

Tornato al ruolo di maestro tradizionale, Manzi fece ancora parlare di sé allorché si rifiutò di compilare le nuove schede di valutazione introdotte dalla riforma scolastica al posto delle più tradizionali pagelle. Disobbedienza pagata cara con la sospensione dalla scuola e dalla paga. Richiamato in servizio l’anno successivo, testardo e coerente, mantenne chiara la sua linea di astensione da ogni giudizio su scheda limitandosi ad apporre un timbro con una frase, identica per ogni alunno, che non fosse preclusiva di miglioramenti futuri per gli scolari. Nella traccia di inchiostro lasciata sul foglio si poteva leggere: «Fa quel che può, quel che non può non fa».

In questa Italia ancora in bianco e nero, due canali, due film a settimana – lunedì sul primo, mercoledì sul secondo – dopo un diploma al Conservatorio, varie collaborazioni Rai e nella musica leggera del periodo, ecco che un magnifico e vincente sodalizio tra due titani, un tutt’uno inseparabile, fusione di immagine e colonna sonora, capolavori intersecati di contenuti e di note, costituiscono idealmente il punto di partenza di una vita dedicata alla musica, prevalentemente musica per il cinema, ma non solo: la Trilogia del dollaro, Sergio Leone ed Ennio Morricone. La consacrazione al grande pubblico. Ma non solo! Successivamente la Trilogia del tempo: C’era una volta il West, Giù la testa, C’era una volta in America. E scusate se è poco. Allora aggiungiamo Gli intoccabili, Mission, Novecento, La tragedia di un uomo ridicolo, Metti una sera a cena, Sacco e Vanzetti, Nuovo Cinema Paradiso, Malena, The Hateful Eight col Premio Oscar per la colonna sonora da aggiungere all’Oscar alla Carriera nel 2007 e a tutti gli altri premi raccolti a riconoscimento di una carriera di straordinaria caratura ed elevatura. Il Maestro e la settima arte che si fa arte altissima, pellicole quasi sempre premiate, serie tv, e musica contemporanea. Morricone in tre aggettivi: versatile, eclettico, influente. Morricone in una parola: geniale! Geniale di quella genialità che si fa supporto ed evidenziatore di storie che dal grande schermo solleticano di note il profondo dello spettatore.

Un esempio per tutti: Nuovo Cinema Paradiso del quale ricorre quest’anno il trentennale.

Il film, per la regia di Giuseppe Tornatore, con protagonisti Philippe Noiret e Salvatore Cascio, all’uscita fu accolto dal pubblico in modo tiepido, quasi un flop al botteghino; nella riduzione per la presentazione internazionale vinse l’Oscar 1990 come miglior film straniero e il Golden Globe. Alla colonna sonora il riconoscimento con un David di Donatello e un Bafta.

Amore, nostalgia, malinconia, principali ingredienti del film, impregnano anche la colonna sonora che diventa scivolo lungo il quale affiorano i ricordi, le passioni giovanili, l’infanzia prima del presente, la terra d’origine, gli affetti. Un viaggio mentale e nostalgico, a volte ironico; la storia di un cinema di paese, punto di incontro di tutti; una narrazione  quasi sensoriale al punto che sembra di avvertire il fumo, il sudore, l’affollamento della sala. E poi la storia di un’amicizia, un quasi rapporto padre-figlio, un sodalizio durante l’esame di licenza elementare tra Alfredo, l’uomo adulto, analfabeta, rude e un po’ burbero, scrigno di sentimenti ed esperienza,  e Salvatore, il bambino curioso, con la passione per il cinematografo: un compito passato  e, in cambio, un ingresso nella cabina di proiezione della sala parrocchiale, un’infanzia che diventa adolescenza e giovinezza e la realizzazione professionale nella vita, lontano dalla terra di origine,  che, come tutte le realizzazioni, ha, forse, sacrificato, lungo il cammino, qualcosa.

Tre date. Tre auguri di buon compleanno tra il reale e il virtuale. Tre grazie autentici.

 


Attilia Patri DP

Attilia Patri DP

Tagliente e raffinata, attenta e minuziosa, tra l'ironico e il cinico bazzica tra le notizie di attualità rilasciando commenti qua e là

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