Checklist

La mia checklist del terrore è sempre più lunga. Di notte, ogni ora, controllo il meteo e se c’è una minima criticità, passo il resto della notte sul sito della Protezione Civile in attesa di un eventuale “Allerta meteo” che è sempre un ottimo consiglio da seguire. In questo caso la serie di webcam sparse nella regione mi consente di tenere sotto controllo il livello della maggior parte dei fiumi. È’ anche vero che fino a un po’ di tempo fa a preoccuparmi era principalmente la pioggia, con particolare interesse per la grandine killer. Adesso invece sono interessato soprattutto al vento. Ho studiato molto in questi ultimi giorni e sono super informato sulla formazione e l’evoluzione dei venti, so tutto delle loro direzioni e conosco a memoria la scala di Beaufort che classifica i venti in base alla loro forza. Ovviamente se non piove per più di tre giorni, la mia attenzione si sposta sulla mancanza d’acqua. Mi collego al sito dell’Aeronautica Militare in cerca della più piccola perturbazione sul Mediterraneo. Cerco di capire se il periodo di presunta siccità può essere evitato o devo già predisporre il mio piano segreto per la preparazione delle riserve d’acqua.

Appena sveglio, per un retaggio del passato, controllo sempre il bidone della spazzatura: il ricordo della crisi dei rifiuti è ancora troppo vivo nella mia mente per cancellare definitivamente questo punto dalla mia lista. Mentre i miei figli ancora dormono, ispeziono i loro corpi in cerca di eventuali disegni di balene blu. Sì, lo so che la storia della Blu Whale era una fake news montata ad arte da quei simpaticoni de’ Le iene, ma purtroppo quando qualcosa entra nella mia checklist, poi è difficilissimo per me cancellarla. L’argomento mi aveva talmente colpito che c’è stato un periodo in cui scrutavo con il binocolo tutti i tetti dei palazzi in cerca di aspiranti suicidi. Ora mi sento di dire che tra qualche mese potrò cancellare definitivamente quest’attività dalla mia checklist. Ho calcolato che in 24 ore un uomo può controllare al massimo 257 presunti pericoli e cerco di mantenere la mia lista su questi standard. Con un solo controllo in più la tua vita diventa invivibile. È anche vero che molti controlli hanno una durata breve soprattutto quelli legati alla salute pubblica. Mi ricordo di quando, durante il periodo dell’aviaria, giravo con il termometro a infrarossi in tasca e al primo starnuto ero pronto a rilevare la temperatura del presunto infetto. Quello è stato davvero un periodo difficile e per fortuna l’Organizzazione Mondiale della Sanità – altro punto riferimento della mia vita – dichiarò risolta l’emergenza dopo pochi mesi.

A colazione controllo tutti gli ingredienti dei prodotti che il giorno prima mia moglie ha comprato al supermercato. Dopo vent’anni che mi conosce, sa benissimo quali sono le marche da evitare, ma purtroppo di queste multinazionali non puoi mai fidarti e, munito di lente d’ingrandimento, vado a caccia di olio di palma, zinco, glutammato, glifosato, aromi artificiali, coloranti, conservanti e alimenti transgenici. Non sono uno di quei fissati che hanno dichiarato guerra ai cinque alimenti bianchi e non ho mai smesso consumare carne bovina nonostante la “mucca pazza”, ma non vorrei che i miei figli avessero problemi di salute solo perché, per dare il sapore di vaniglia a un biscotto, hanno usato le secrezioni anali di un castoro malato.

Prima di uscire di casa ai miei figli toccano i controlli base: luce, acqua, gas, finestre. Io li lascio fare perché si divertono ma, senza farmi vedere, controllo se sono stati attenti. Quando arriviamo a scuola, il mio compito è di controllare eventuali nuove crepe. Ho la mappatura di tutte le lesioni all’intonaco dell’edificio, sia quelle interne sia quelle esterne. Certo è un’attività che richiede una mezz’ora abbondante, ma almeno ho il tempo di verificare se nei pressi della scuola gira qualcuno di quei furgoni sospetti le cui foto segnaletiche riempiono i gruppi WhatsApp delle mamme diligenti.

Sulla tangenziale ho moltissime cose da controllare e non posso proprio distrarmi. Devo tenere d’occhio le persone che transitano sui cavalcavia perché il terrore che qualcuno lanci dei sassi, è ancora vivo e, anche se quest’attività ormai ha una priorità bassa, non riesco proprio a togliermela dalla testa. La seconda cosa da controllare è lo stato dei ponti. Al minimo sospetto mi fermo sulla corsia d’emergenza e scatto foto che poi invio al sito fanpage.it. Più volte la Polizia Stradale ha intimato di ritirarmi la patente perché la corsia d’emergenza non deve essere usata per quello, ma fino a ora sono sempre riuscito a farla franca. La terza cosa che controllo è la presenza di focolai lungo la strada. Questa è un’attività molto importante che svolgo su qualsiasi tipo di strada in cui mi trovo per far fronte a due pericoli spaventosi: gli incendi e i roghi tossici. Ho segnalato talmente tanti episodi che ormai conosco tutti gli operatori del 1515, il numero del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale.

Quando finalmente arrivo in ufficio, sono già molto stanco ma non posso rilassarmi: devo controllare la posta, sia quell’elettronica sia quella cartacea. C’è una circolare dell’ufficio del personale che ci vieta di aprire qualsiasi allegato, anche se ci arriva da un mittente conosciuto. Qualche mese fa i nostri server sono stati infettati da un CryptoLocker, un virus che prende in ostaggio i files che hai sul computer e puoi sbloccarli solo dopo il pagamento di un vero riscatto. Visti i danni che ha avuto la nostra azienda, nella circolare è specificato fin troppo chiaramente che prima di aprire un allegato, si deve essere sicuri che la mail è stata veramente inviata a noi. Io per essere sicuro di non fare danni ho un metodo infallibile: chiamo al telefono tutti i miei mittenti e chiedo loro se hanno mandato intenzionalmente quella e-mail e, già che ci sono, chiedo pure conferma delle dimensioni di ogni allegato. Il lavoro più complicato, invece, è controllare la posta ordinaria. Gli attacchi all’antrace iniziati nel 2001 negli Stati Uniti mi hanno tolto il sonno e oggi, a quasi vent’anni di distanza, prima di aprire una busta prendo tutte le precauzioni possibili. Dal 2001 ho anche un’altra piccolissima fobia, mentre lavoro, con un occhio guardo sempre la finestra per paura che qualche aereo punti il grattacielo dove lavoro.

Queste però sono ossessioni che non entrano nella checklist giornaliera. Sono controlli che eseguo quasi inconsciamente, come la fissazione di capovolgere una bottiglia di plastica prima di comprarla per essere sicuro che nessun emulatore di Unabomber l’abbia contaminata con una siringa. Oppure come il vizio di controllare tutte le borse che a prima vista mi sembrano incustodite. Che poi non capisco quelle persone che lasciano le proprie valigie sparse dappertutto e poi si spaventano se qualcuno si avvicina ai propri bagagli. Che chiami a fare la polizia? Non vedi che sto solo cercando di capire se all’interno c’è una bomba sospetta? È inspiegabile che molte persone non riescano a comprendere queste mie manie. Dove vivete? Non vedete i telegiornali? Non leggete i giornali? Non avete internet? Come l’autista del pullman che si arrabbiò perché gli chiedevo continuamente se avesse sonno e mi fece scendere all’autogrill successivo. «Stavo solo cercando di tenerti sveglio, idiota» gli gridai quando lui ripartì sgommando mentre tutti gli altri passeggeri applaudivano calorosamente.

Nella pausa pranzo, per rilassarmi, mi dedico alla prevenzione. «Prevenire è meglio che curare» è lo slogan che la Mentadent ha sempre usato nei suoi consigli per gli acquisti. Oggi ho la visita dal dermatologo per la mappatura dei nei.

«Poi siete rimasti in spiaggia, domenica?» mi chiede il dottore che avevo incontrato al mare nel weekend distogliendomi dalla mia ricerca di scie chimiche sospette nel pezzo di cielo proiettato sulla finestra alle sue spalle.

«Sì» rispondo distrattamente. Non posso mica confessargli che domenica la bassa marea mi turbava. Da quando ho visto al cinema Hereafter di Clint Eastwood sulla sciagura dello tsunami in Indonesia, la bassa marea mi mette ansia. Volevo tornarmene a casa ma per fortuna mia moglie mi aveva fatto cambiare idea. Mia moglie trova sempre le parole giuste per combattere la mia omnifobia cronica.

«Che cosa cercava in mare col binocolo?» mi chiede all’improvviso il medico quando la visita è finita.

«Niente di particolare» rispondo imbarazzato. Non credevo che mi avesse visto salire sulla torretta del bagnino. Forse la discussione con l’addetto al salvataggio avrà attirato la sua attenzione. Adesso le ipotesi sono due: o cambio dermatologo o cambio spiaggia. Odio essere spiato. Al mio psicanalista devo raccontare tutto, non a te. Non devo certamente spiegare a te che mia moglie aveva letto di un attacco terroristico in Tunisia: due persone, a bordo di un gommone, erano sbarcati su una spiaggia e avevano iniziato a sparare all’impazzata. «Stavo cercando di proteggere pure te, idiota» vorrei urlargli mentre esco dallo studio. Purtroppo il vero problema di essere un controllore seriale è proprio questo: la gente pensa che tu ti sia pazzo. Ok, ho alzato un po’ la voce quando il bagnino voleva farmi scendere con forza dalla sua postazione, ma la colpa è solo di mia moglie: stava leggendo un post su Facebook vecchio di tre anni.



Gianluca Papadia è autore di molti racconti vincitori di premi letterari. Ha pubblicato il libro:

Gianluca Papadia

Gianluca Papadia

A quarant’anni ha sostituito il poster ai piedi del suo letto: al posto di Che Guevara ora c’è Don Matteo.

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