“Conflittualità” vs “Quieto Vivere”

A volte è più facile elevare mura massicce tra noi e l’Altro piuttosto che affrontarlo e dirgli in cosa ha sbagliato nei nostri confronti. Non affrontare quella determinata persona è vigliaccheria, è la scelta più facile e comoda. Quali sono le conseguenze di un atteggiamento del genere? Silenzio ad oltranza, stupide strategie di evitamento di quella persona, atteggiamenti di convenienza.

Tutto ciò rischia di prolungarsi per mesi e anni e la “lista dei rapporti mancati”, dissolti, fraintesi aumenta. Poi un giorno ti svegli e ti chiedi: ” Ma perché sono stato così stupido/a a non dire le cose come stavano…chissà il rapporto come si sarebbe evoluto o modificato alla luce di ciò?”‘. Ma c’è chi queste domande nemmeno se le fa ed è convinto che elevare mura massicce sia una forma di ”quieto vivere”.

Purtroppo i conflitti e le liti vengono viste solo sotto una valenza prettamente negativa dimenticandoci dell’altra faccia della moneta. Si preferisce il silenzio perché si ha paura che il rapporto cambi, che la lite minacci esso. E invece i rapporti vanno messi in discussione, si modificano, si evolvono e in alcuni casi necessariamente debbano ”involversi”. Non possiamo pretendere che tutto rimanga immutato, come quando ho incontrato “lui/lei”. Bisogna prendere atto del fatto che certe discussioni e certi litigi sono costruttivi e necessari per capire se il rapporto in questione sia ”sano”, ”vero” e che non minacci il reciproco benessere psichico.


Ormai l’autenticità nei rapporti si fa sempre più rara. Si assiste sempre più a forme di socialità e condivisione di momenti basate sulla convenienza, l’opportunismo, il ”quieto vivere”. C’è chi accetta ciò per paura della solitudine, chi invece preferisce la quantità di pseudo amici alla qualità. Ci sono rapporti in cui screzi, parole non dette sono la ”normalità” eppure si continua a recitare la parte dei ”grandi amici”.

Si è ignari di quanto un ”non sopporto di te questo…senti non mi va bene che tu faccia così, mi hai mancato di rispetto, devo parlarti…” detto in faccia al momento giusto, sia fonte di rinnovamento, di crescita personale. A volte sentirsi dire la verità fa male perché ci fa sentire esposti e deboli. Sentirsi dire la verità è un’occasione per meditare su sé stessi, migliorare perché spesso giudichiamo gli altri comportandoci da miopi nei nostri confronti.

Mary Empatika

Mary Empatika

Ribelle e sognatrice, in giro per il mondo scruta ciò che è non visibile con la sua valigia di sogni e un taccuino viola.

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