Cronache da Sottilia 6 – L’incontro

La camera 202 dell’Hotel Imperiale non è stata poi così male e pure la carne del ristorante vicino ha dato soddisfazione al mio appetito.

Per fortuna il Wi-Fi era decente e ho aggiunto altre informazioni su Sottilia e la sua storia, tra uno zapping e l’altro: tre eventi positivi cosa nascondono? Mi devo preoccupare?

Dopo la cena in solitario di ieri sera ora tocca alla colazione, che devo ammettere essere molto buona. E gli eventi positivi sono diventati quattro. Alla reception mi hanno chiesto se mi fermavo ancora, ma penso di tornare a casa dopo un’altra giornata a Sottilia.

Riprendo la macchina in una mattina ventilata che mitiga la calura. Il cielo azzurro mi porta ad avere un ottimismo insolito e a farmi commentare – Solo, vedrai che qualcosa salta fuori. – Sono talmente abituato al soprannome affibbiatomi anni fa che quasi non mi ricordo nemmeno come mi chiamo veramente.

Peeet. E chi cazz… è. Mi giro ed è uno che vuole entrare nel posteggio trovato nei pressi dell’hotel. – Vado, vado… – innesto velocemente le marce e ritorno a Sottilia.

Risuona Fix you, è lui… – Direttore, che c’è? – si sente subito che ho l’aria scocciata.

– Solo, quando mi mandi qualcosa? –

– Non lo so, dammi tempo, mi hai mandato in un posto assurdo. –

– Allora ti troverai bene. Ah, Rosita ti saluta tanto, dice che Charlize dal vivo è ancora più bella –

– Ma va a… – tronco la comunicazione. I quattro eventi positivi sono svaniti, ci è voluto molto poco.

Una mia grande passione è il fiume e qui ce n’è uno poco fuori dal paese: ieri non mi ero spinto fin qui, e oggi non potevo non farlo. È il Tanto, il più importante. L’odore che regala l’acqua può essere fastidioso alle narici di chi non è abituato ma chi ci è nato quando visita una città con il fiume lo “sente” a prescindere dalle narici che ti riportano le sfumature dell’acqua un po’ stagnante. Non è facile da capire ma è così.

Tiro due sassi e guardo l’argine e l’altra riva. I pioppi, i rami che ogni tanto la piena o qualche pioggia abbondante porta a riva o contro le arcate dei ponti quando il livello sale, un paio di pescatori concentrati in perfetto equilibrio sui loro seggiolini. Giro al largo, già mi è bastato il ciclista: mio nonno mi ha insegnato diverse cose sulla vita, una di questa è non disturbare chi ha la bacchetta in mano.

Devo trovare un’idea e capire di più dell’Emporio del commercio oscuro e degli affari politici che pare contino poco nei piccoli centri ma mica è vero, tra ruggini personali, vendette trasversali e interessi economici non trascurabili: un’idea sono venuta a cercarla qui, come spesso mi è capitato di fare a casa quando devo prendere una decisione: mi siedo, spero nel silenzio attorno e lascio fare all’acqua che scorre. Al momento, però, mi era meno oscura la statistica all’Università. – No, non esagerare – mi ripeto sottovoce mentre la temperatura sale e con essa l’odore dell’acqua, sempre più ridotta nel letto del fiume complice l’agricoltura, la mancanza delle piogge primaverili, la neve invernale mai così scarsa e il consumo poco consapevole. La sabbia della riva inizia a farsi ricoprire dall’erba e poi dalle prime tracce di asfalto. La leggera polvere sulle mie scarpe mi restituisce un’immagine familiare e di infanzia senza vacanze al mare o in montagna ma di merende al fiume e di amici da aspettare in attesa di tornare a scuola.

Seppur paghi sempre, almeno quando mi è possibile, con la carta di credito, qui serve un po’ di contante. Visto che ieri parlavano del bancomat potrei farci un salto. Riprendo la macchina, mentre guardo la pancetta che mi è venuta: sono diventato sedentario, dovrei camminare di più e mangiare meglio o forse solo meno. Buoni propositi che vanno sempre disattesi. Posteggio e vado verso il bancomat. Prima di me una signora, chignon curatissimo e capelli bianchi, quasi argento, lucenti. Belli. Alta e molto distinta, vestito lungo colorato e accessori azzeccati. Sembra una donna di altri tempi o forse solo di altri luoghi. Ne capisco di eleganza, altro che le amiche di Rosita. Termina l’operazione, sistema con cura le banconote, mi guarda abbassando leggermente gli occhiali da sole e si sposta di qualche passo. Abbozzo un sorriso, estraggo il bancomat e seguo le indicazioni. E lei sempre lì a guardarmi. Recupero i 40 euro, prendo la ricevuta, verifico che sono sempre troppo povero per il mazzo che mi faccio e lei continua a guardarmi.

– Tu sei un giornalista. –

– Scusi? – dico io facendo finta di non aver capito. –

– Tu sei un giornalista. Che ci fai qui? A caccia di scoop? – E ci aggiunge un sorriso di chi la sa lunga.

– No, guardi, non faccia come il signore in bicicletta ieri che mi ha trattato malissimo. –

– Chi, quello grasso che ondeggia come un biscia ubriaca? – Sorrido pensando che ieri ho pensato la stessa cosa e le rispondo: – Temo che sia lui. –

Abbozza una risata e aggiunge – Nibalone non è mai stato furbo un giorno solo della sua vita. –

Mentre mi viene da ridere, incrocio il suo sguardo.

– Mi chiamo Alice e tu hai l’aria di uno che ha voglia di un vero caffè. Abito a 100 metri da qui, se ti fa piacere te lo offro. Magari ti racconto qualcosa sul bancomat. –

– Il bancomat dello scandalo? -, aggiungo. – Ah, mi chiamo Solo Villani -.

– Allora sai già tutto -, risponde incamminandosi, immagino, verso casa.

– Non so molto, ma so ascoltare e adoro il caffè. – E senza aggiungere nulla, la affianco e iniziamo a chiacchierare.

 

 

La prima puntata la trovate qui

La seconda puntata la trovate qui

La terza puntata la trovate qui

La quarta puntata la trovate qui

La quinta puntata la trovate qui

La settima puntata la trovate qui

 

 

Fabio Muzzio

Fabio Muzzio

Comunica per passione o per deformazione, professionista in fermento e dj ormai mancato. Ironicamente umanista, mediamente fatalista.

Leave a Comment

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.