Cronache da Sottilia 7 – Alice

Comincio a pensare che questa signora abbia tanto da raccontarmi e sia un po’ un’aliena in questo posto, almeno la percepisco così.

Estrae dalla borsa un mazzo di chiavi corposo e tintinnante e il suono è reso più intenso dal silenzio che regna a Sottilia in questa mattina che inizia a diventare davvero calda complice un sole di piena estate. Entriamo dalla porticina di un portone molto più grande, quello con tutta probabilità di una casa padronale di una cascina. E il mio dubbio, prestando attenzione alla testa mentre entro, è subito fugato: si apre un’aia diventata un giardino molto curato e con vecchi attrezzi contadini: mi guardo in giro e ci sono vetrate, mattoni e travi a vista, con un camminamento di ghiaia fine che dividono prati appena tagliati per raggiungere la casa.

– Ti piace? – mi dice rivolgendomi lo sguardo sempre dietro agli occhiali.

– Bellissimo posto, non posso che complimentarmi con lei.

– Chiamami Alice e dammi del tu, non sopporto chi mi dà del lei quando lo invito a casa. – Il sorriso che le segna il viso è sincero e amichevole, come quello che rivolge all’uomo che sta caricando l’erba tagliata su di un piccolo camioncino e che abbozza un cenno con la mano.

– Questa casa è enorme, troppo vuota e troppo bella per non essere condivisa. Entra, il caffé ci aspetta. – mi precede entrando in salone di divani e cimeli che odorano di viaggi e ricordi. A colpirmi sono anche le numerose foto, sparse ovunque e che non mancano nel corridoio per arrivare in cucina.

– Accomodati – mi dice indicandomi delle sedie rivestite in paglia e che con il tavolaccio da osteria mi riportano all’infanzia e alla casa di campagna dei mie prozii. Appoggia la borsa, le chiavi e gli occhiali, si gira e mi sorride. Gli enormi occhiali mi avevano nascosto una parte del viso: doveva essere una donna bellissima. Lo è ancora. Prende la caffettiera e con cura aggiunge l’acqua e la miscela, richiude e accende il fuoco. Il vassoio è già pronto e quindi versare il caffé sarà un attimo.

– Sei diventato più silenzioso del solito? – mentre si siede di fronte a me e un’alzata con della frutta che sembra appena colta tanto è il profumo che emana -. Va bene che ti chiami Solo, però… –

– No, no, – ribatto con un tono basso di voce quasi per non sciupare l’atmosfera – sono rapito dalla bellezza di questa casa: le pentole in rame appese in questa cucina sono meravigliose.

– Grazie – mi risponde con un pizzico di vanità. – Se ti stai chiedendo di chi sia quella treccia sopra al culo in bella mostra in posa vicino al corralitos è la mia. – Lo dice con aria divertita come se avesse “pescato” l’ennesimo visitatore, o visitatrice, che ci ha fatto cadere l’occhio facendo finta di non aver notato nulla.

– L’avevo immaginato sai? Bellissima foto e bellissima… treccia per non parlare dell’elastico che la tiene ferma. – La mia risposta la rallegra mentre il vapore del caffé regala un aroma invitante che si mescola a quello di leggera umidità tipico della campagna.

Mentre lo versa nelle due tazzine aggiunge  – Sai che tra i paesani è davvero raro che qualcuno non si scandalizzi o faccia finta di nulla spifferando la cosa appena esce di qui? A me diverte perché sono sempre stata così, non mi sono mai posta il problema di far vedere il mio culo dove era normalità farlo e i pettegolezzi mi hanno accompagnato anche quando ero dall’altra parte del mondo. –

Mentre mi zucchero il caffé, rigorosamente con quello grezzo di canna, non resisto – Ho visto anche le altre foto: belle le modelle, i modelli e i ritratti. –

– Sono stata fotografa, qualcuno dice di successo, ma lo sono stata prima di tutto per vera passione. – E non ho dubbi della sua affermazione mentre mi guarda con la tazzina tra le dita.

A volte il cronista ha un barlume di memoria e il lampo che gli attraversa gli ultimi neuroni rimasti sempre sperando che il bagliore possa bruciare pure i trigliceridi – Ma sei Alice… –

– Sì, sono io… ma quella foto me la fece il mio secondo marito. – Il suo sguardo si abbassa un attimo e preferisco non aggiungere altro. Ma che ci fa una fotografa così importante in un posto così?

– Alice, ma che mi dici del Bancomat? – Mi guarda, prende una pesca dall’alzata, la annusa e la ripone con delicatezza.

– Accomodiamoci in salotto perché questa merita la comodità. Ti fermi per pranzo? Vietato dire di no – E me lo dice con il tono dolce di chi sta offrendo la sua ospitalità e probabilmente la sua amicizia.

 

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Fabio Muzzio

Fabio Muzzio

Comunica per passione o per deformazione, professionista in fermento e dj ormai mancato. Ironicamente umanista, mediamente fatalista.

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