È vero, combattiamo una battaglia di retroguardia, ma paradossalmente è una battaglia per l’avvenire. Perché quando un esercito si trova in un vicolo cieco, è necessario che prima o poi faccia dietro front, e a quel punto la retroguardia si trova in prima fila!

Francois Brune, da Serge Latouche, Per un’abbondanza frugale, 2012.

Decrescita Felice (a Serge Latouche e al MDF )

Va contro il malinteso volontario
che taccia d’anelare anacronistico
crescita zero e stato stazionario
– arresto all’antro con afflato mistico.
È il mondo che precipita al sudario!
Se è cieco il vico al calcolo balistico
stallo di retroguardia è necessario
per un futuro in testa – e sillogistico.
Dismisurata corsa al materiale
crudele sfida il tempo e la memoria
spazio al cemento e al circolo caudale.
Decrescita felice erta agonale
sotto la china morde come noria
l’ultima scoria al rivolo esiziale.

 

Nota:

Questo sonetto, pubblicato sul n. 30 della Rivista Letteraria Euterpe il 31 gennaio 2020, vuole essere un inno alla “abbondanza frugale” e rappresenta la ferma opposizione a un volontario malinteso ordito con tracotanza da una certa “narrazione” dissacratoria della questione ambientale, con l’obiettivo di far credere che il progetto per la decrescita (strumentalmente confuso con lo stato stazionario degli economisti classici e con la crescita zero, concetti entrambi articolati nel rapporto I limiti dello sviluppo del Club di Roma del 1972) sia il frutto di farneticazioni anacronistiche e non altro che un’aspirazione a un mistico ritorno alla caverna, all’età della pietra, all’oscurantismo medievale (arresto all’antro). La decrescita invece, secondo Serge Latouche, è una critica di fondo alla logica di una società della crescita, è una «[…] scelta di civiltà alternativa […] e soltanto una rottura con il sistema capitalistico, con il suo consumismo e il suo produttivismo, può evitare la catastrofe.»

Non ci si rende conto, invece, che il mondo sta procedendo precipitosamente verso la sua fine (precipita al sudario). E in questa corsa nella direzione dell’autodistruzione, verso un inevitabile punto di non ritorno, coloro che invece nutrono qualche speranza, a patto che si inverta la tendenza, sono costretti a combattere una battaglia nelle retrovie (stallo di retroguardia è necessario), visto che la direzione verso cui ci si sta fiondando è errata e disastrosa (se è cieco il vico al calcolo balistico). La loro posizione è paragonabile a quella dei soldati che si trovano nelle ultime fila di un esercito che ha appena imboccato un vicolo cieco e, quando questo esercito farà dietro front, inevitabilmente (quasi per sillogismo) si ritroveranno in prima fila (per un futuro in testa, cit. indiretta di un concetto di Sun Tzu, dai 36 Stratagemmi – L’arte segreta della strategia del Tao, citato anche da Serge Latouche).

Nella prima terzina si evidenziano concetti e immagini a descrizione di tutto ciò che la Decrescita Felice vuole combattere: la corsa smisurata verso tutto ciò che è materiale in contrapposizione all’immaterialità, alla spiritualità; la spinta alla cementificazione senza limiti (spazio al cemento); la prevaricazione del ragionamento che utilizza la coda piuttosto che la testa (circolo caudale). Il mondo procede inconsideratamente, senza nutrire il minimo dubbio che il tempo in cui ci si potrà abbandonare allo spreco delle risorse scarse non è infinito e tende velocemente a esaurirsi, che questa corsa rappresenta anche un atteggiamento di arroganza e di spietatezza verso le generazioni future, come una sfida (in senso negativo) alla memoria, cioè alla storia anche recente della Terra e dell’Umanità.

La seconda terzina, infine, evidenzia le difficoltà che la Decrescita Felice incontra e incontrerà in futuro nel realizzare gli obiettivi che si è prefissa. Dovrà percorrere un’estrema salita, agonistica (erta agonale) e sfidante (in senso positivo), in contrapposizione allo spreco e alla distruzione in atto. Perciò cercherà di raccogliere, per recuperarli, gli ultimi residui d’acqua, sia pure inquinata, lasciati come elemosina dallo spreco, che sembra procedere invece in discesa (sotto la china) nel suo consumo indifferente di risorse scarse. La Decrescita Felice sferrerà un estremo morso, come una noria appena mossa da un fiume quasi in secca, cercherà di cogliere l’occasione finale offerta al mondo, per riposizionarsi nella giusta direzione ed evitare di procedere verso l’irreparabile (al rivolo esiziale).

La felicità sta proprio in questa lotta, nell’autenticità della sfida, oltre che nell’accontentarsi di consumare l’essenziale e di vivere nella c.d. «abbondanza frugale».

 

Diego Bello

Diego Bello

Nato a Brindisi nel 1960, appassionato di poesia, nel 1996 pubblica la sua prima raccolta, con il titolo Necessita volare.

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