Dipendenze

Viviamo in una società in cui emozioni come il “dolore” e la “sofferenza” piuttosto che essere affrontate e condivise vengono “anestetizzate”. Vengono offerte tante possibilità per farlo. Come in un supermarket, ci troviamo di fronte a tante “offerte” e tu decidi quale fa a caso tuo. Una sola non ti soddisfa e allora ne scegli due o tre mixate tra loro. Tutto questo sistema crea una spirale di illusioni. Molti non sanno che dietro a questi “anestetici” si nasconde un effetto placebo. Senza volerlo ti ritrovi vittima dei tuoi stessi rimedi, intrappolato nell’Abisso.

 Purtroppo dipendere da qualcosa o qualcuno fa parte della natura intrinseca dell’uomo. Chi più, chi meno dipende da qualcosa o qualcuno che lo fa star bene, lo fa sentire soddisfatto e realizzato. Dipendiamo dal latte materno sin da quando nasciamo, dipendiamo dal nostro lavoro che ci consente di condurre uno stile di vita dignitoso o che ci fa sentire importanti perché esso è la nostra “missione”; dipendiamo da una passione come la musica o la scrittura che ci consentono di lasciare un segno del nostro passaggio in questo mondo.

Bisogna innanzitutto fare la differenza tra una “sana dipendenza” e una “dipendenza insana”. Una “dipendenza sana” è quella che ti fa star bene con te stesso e che non compromette altre sfere della tua esistenza come quella sociale. Una dipendenza insana è “fatiscente”, illusoria; compromette la tua autostima e alimenta la frustrazione e il dolore che è alla base dell’insoddisfazione dell’uomo. La dipendenza insana, a lungo andare, ti annulla, ti inabissa, ti allontana dalla vita per confinarti in un’esistenza fittizia. La dipendenza insana, ti lacera nel profondo per poi trasformarti in un fantasma con emozioni e sentimenti che non sono tue. Ti guardi allo specchio e non riconosci più quell’immagine riflessa. A chi appartiene? Quando te ne sei accorto oramai sei lontano anni luce dalla vita reale e ti ritrovi solo.

Parlare di dipendenza non è facile per chi c’è dentro e per chi assiste. Ogni caso è diverso dall’altro perché ognuno ha la propria storia di vita e il proprio percorso. Se vedete un amico depresso, piuttosto che far finta di niente e sparlargli alle spalle oppure allontanarlo perché volete solo ridere e vivere “pseudo “momenti felici” quando siete in compagnia, provate a chiedergli come sta non semplicemente chiedendolo ma, ascoltandolo davvero e standogli vicino per farlo sentire accolto e meno solo. Ricordatevi che non vanno condivise solo le esperienze belle (lo so è più facile!) ma anche quelle spiacevoli. È più facile scappare piuttosto che affrontare il dolore e la sofferenza. Siamo tutti esposti ad esse essendo esseri umani e di questo dovremmo ricordarcelo prima di giudicare o sentirci più “forti” (magari “più stupidi!”).



Mary Empatika

Mary Empatika

Ribelle e sognatrice, in giro per il mondo scruta ciò che è non visibile con la sua valigia di sogni e un taccuino viola.

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