Effet de lampe

Gomiti in attesa, composti
acuminati fino a smerli
di malva che già muore.

Zio Husby dall’umore lacero
come un seno appassito
assorbe il giallo della lampada
e la mia lingua impervia, che non dice.
Da un lato scocca una tosse di assenza
rumore di sangue.

E mamma non sorride, conto
quei denti uno a uno cadere
nella frugalità del piatto.
Mamma che non culla più
né buona né cattiva
– aria battuta, sale – col naso in su
trafigge una boccata, e se
nascondo in gola rosei labbri
graffio scorze al presagio
con il coltello a me affidato,
infine. A lato quel tossire
sta congegnando una parola.

A filo di noia
ribalteranno l’ombra.

Nota:

L’opera di copertina è di Félix Vallotton, Le Dîner, effet de lampe, 1899, olio su cartone montato su legno, cm 58 x 90, Parigi, Museo d’Orsay.

Félix Vallotton (Losanna, 1865 – Neuilly-sur-Seine, 1925) è stato un grande artista svizzero che ha preso parte all’esperienza dei Nabis, continuatori di Paul Gauguin, e la cui opera ha influenzato varie correnti dell’arte moderna e contemporanea: dal surrealismo alla nuova oggettività tedesca, alla “pittura del silenzio” di William Hopper, alla metafisica di Giorgio de Chirico.

Si è dedicato di preferenza agli interni, ai ritratti, ai nudi e ai paesaggi dai colori puri e vivaci, traendo ispirazione dal già citato Paul Gauguin, da Paul Cézanne e da Henri Matisse. Difficilmente etichettabile, è stato un espressionista sui generis, dalle sfumature melodiose e oniriche, ma anche amare e sarcastiche, descrittore di un’umanità dall’innocenza smarrita, perciò colma di sospetto e solitudine (il riferimento è al periodo tra la fine dell’Ottocento e gli anni Venti del Novecento).

Vallotton è presente anche in letteratura, con tre romanzi: La vie meurtrière, Les soupirs de Cyprien Morus e Corbehaut, pubblicati postumi rispettivamente negli anni 1930, 1945 e 1970.

L’opera a cui è ispirata la poesia, Le Dîner, effet de lampe, rappresenta una famiglia a cena intorno a un tavolo ovale. Sotto una luce gialla quasi irreale e fastidiosa, la figura dell’artista dà la schiena, al centro della tela, affiancata a destra dalla nuova sposa Gabrielle in un semplice abito rosa e a sinistra dal figliastro Max Rodrigues, che sembra soffocare uno sbadiglio. Di fronte siede Madeleine, la figliastra, con gli occhi al patrigno e, per estensione, allo spettatore. L’atmosfera appare frugale e spartana, sotto il peso di sentimenti sepolti e un disperato sforzo teso a preservare superfici.

Rita Stanzione

Rita Stanzione

In versi, prova a dare sbocco al pensiero sospeso. O anche il contrario. Su tutto, cerca la poesia per superare il senso del razionale.

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