Ernest Hemingway

Non potremmo parlare oggi di Ernest Hemingway, non potremmo fare gli auguri a Ernest Hemingway se fosse nato il 21 luglio del 1999, chessò. Invece è nato il 21 luglio di cent’anni prima. Oggi vi potrei parlare di un giornalista a stento diplomato, con il pallino per i fucili e le canne da pesca, che vive in una cittadina dell’Illinois e sente il richiamo della guerra, un bel tenebroso con la sindrome del macho e i sentimenti volubili e la penna aspra. 

Invece vi dico il suo nome e appongo: scrittore. 

Era solo una considerazione da Viaggiatore, sapete, perché non ho mai nascosto il mio amore per Hemingway, nemmeno su Kepler 452b. E la considerazione ha anche un velo di malinconia per un mondo che visitai e che qui, nel terzo millennio, non c’è più. Il giornalista Hemingway diventa Ernest Hemingway quando lo scrittore Sherwood Andersen lo raccomanda a Gertrude Stein che lo raccomanda a James Joyce e a Ezra Pound. E si apre così, in modo incredibilmente altruistico e “filantropistico” il giro di scrittori che accettano l’ultimo arrivato, l’emergente, che gli preparano il posticino accanto a loro come a dire: lasciati guardare dentro, e non: guarda e impara. Che ne onorano il valore, il linguaggio ancora incontaminato. E cominciano le amicizie – la più famosa con Francis Scott Fitzgerald – e cominciano i successi. 

Buon compleanno, Ernest Hemingway, degnamente scrittore.

Avevo già imparato a non vuotare mai il pozzo della mia fantasia, ma a fermarmi sempre quando c’era ancora qualcosa, là in fondo, e a lasciare che tornasse a riempirsi durante la notte con l’acqua delle sorgenti che lo alimentavano. (Festa mobile«Une génération perdue», 1964)



Il Viaggiatore

Il Viaggiatore

Viene da Kepler 452 e racconta storie di un nostalgico passato. Passionale, scrupoloso, missione: giornalismo. Casa alternativa: Seven Blog.

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