Fabrizio De André

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Chiamatelo Faber. Perché definirlo in modo completo, pertinente, assoluto, non è così semplice.

Genovese? («A cantare solo con la chitarra proverei la stessa sensazione che a mettermi alla pecorina nella fontana di De Ferrari a mezzogiorno» – da Luigi Viva, Non per un dio ma nemmeno per gioco, 2004)

Poeta? («Benedetto Croce diceva che fino all’età dei diciotto anni tutti scrivono poesie. Dai diciotto anni in poi, rimangono a scriverle due categorie di persone: i poeti e i cretini. E quindi io precauzionalmente preferirei considerarmi un cantautore»)

Cantastorie di emarginati sociali? («Vecchio professore, cosa vai cercando in quel portone | forse quella che sola ti può dare una lezione. | Quella che di giorno chiami con disprezzo specie di troia, | quella che di notte stabilisce il prezzo alla tua gioia» – versione censurata de’ La città vecchia)

Anarchico? («E adesso aspetterò domani | per avere nostalgia | signora libertà signorina anarchia | così preziosa come il vino così gratis come la tristezza | con la tua nuvola di dubbi e di bellezza» – da Se ti tagliassero a pezzetti)

Intellettuale? («Intellettuali d’oggi, | idioti di domani, | ridatemi il cervello | che basta alle mie mani. | Profeti molto acrobati | della rivoluzione, | oggi farò da me | senza lezione» – da Il bombarolo)

Il suo vero nome era Fabrizio Cristiano De André, accorciato in Fabrizio De André, nato a Genova il 18 febbraio 1940, morto a Milano l’11 gennaio 1999.

Il vero coccodrillo

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Fabrizio De André muore oggi, lunedì 11 gennaio 1999, alle ore 2:30, in seguito al peggioramento della malattia che lo teneva ricoverato da novembre all’istituto dei tumori di Milano: un carcinoma polmonare. I funerali si svolgeranno il 13 gennaio nella Basilica di Santa Maria Assunta di Carignano a Genova. La concittadina Fernanda Pivano lo definisce il più grande poeta che abbiamo mai avuto. Una vita densa, quella di De André – dalla scelta universitaria degli studi in giurisprudenza, alla scoperta degli chansonniers francesi, cui calca le orme; dall’indole anarchica che lo porta a essere spiato dai servizi segreti, alla scelta di temi sociali di emarginazione e prostituzione nei testi delle canzoni; dal rapimento alla consacrazione nel pantheon dei poeti italiani – per un uomo che rimarrà nel mito italiano e mondiale. 

Debora Borgognoni

Debora Borgognoni

Non si è ancora del tutto abituata a ossigeno e forza di gravità, ma non demorde. Morbosamente polemica, reagisce male agli sgrammaticati.

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