Fridays For Future

Il mio amico Gervasio è tornato oggi dall’Africa. Con la sua onlus ha costruito un villaggio che accoglie decine e decine di orfani. Quando scende dal treno in arrivo da Roma, mi accoglie con un abbraccio e il suo solito sorriso. Sembra uno sciamano con la sua veste colorata e quella luce abbagliante che nemmeno gli occhiali da sole riescono a mitigare. Gervasio indossa gli occhiali più per non accecare gli altri che per proteggersi dal sole.

«Sono venuto in metropolitana» gli dico aiutandolo con i bagagli. Gervasio non ha mai tante valigie, quello che trasporta da un continente all’altro è custodito nel suo grande cuore.

«Oggi è il Fridays for Future e a Napoli non si può circolare. Mi dispiace, sarai molto stanco» aggiungo inutilmente perché Gervasio è già ripartito. Gervasio è un fiume in piena, non si ferma mai, nessuno l’ha mai visto stanco. Gervasio non guida l’auto, gira in bici da trent’anni. Ha bandito la plastica e usa solo materiali riciclati e riciclabili.

Passiamo davanti a un gruppo di ragazzini che espongono la foto di Greta Thunberg e cartelli pieni di slogan contro il riscaldamento globale. Non so perché ma tutti guardano schifati la mia bottiglietta d’acqua.

«Greta è un’attivista svedese che lotta contro il cambiamento climatico» dico a Gervasio notando che la foto sui cartelli non gli dice nulla.

Lui ha l’aria divertita come il solito e sazia la sua curiosità leggendo i cartelli dei manifestanti. “Desertificazione”, “Inondazioni”, “Mancanza d’acqua”, ”Migrazioni di massa” e “Malaria” sono quelli che attirano di più la sua attenzione. Sono vent’anni che Gervasio parla di questi problemi ai giovani del nostro paese e nessuno gli ha mai dato la giusta importanza.

«Greta è stata anche in Senato e ha avuto un’udienza con Papa Francesco» dico a Gervasio per aggiornarlo sul fenomeno social creato dalla ragazzina svedese. «Qualcuno l’ha candidata al Nobel per la pace.»

Gervasio tira fuori dalla tasca una foto di una bambina ospite del suo villaggio in Africa.

«Questa è Maria» mi dice porgendomi la foto, poi prende il suo zaino dalle mie spalle e lo poggia a terra. Dopo aver rovistato nello zaino, estrae un rotolino di scotch, prende la foto dalle mie mani e si avvicina a una ragazzina che oggi ha marinato la scuola per dare il suo contributo alla lotta al Global Warming.

«Questa bambina vive nel nostro villaggio in Africa. È orfana di madre e suo padre è molto malato» dice Gervasio alla ragazzina sotto lo sguardo affascinato dei giovani manifestanti. Nessuno riesce a resistere al magnetismo della sua voce. Il tempo sembra essersi fermato e sulla scena scende un silenzio surreale mente Gervasio attacca la foto della piccola Maria vicino a quella di Greta.

«Viva l’Africa» urla Gervasio e la manifestazione riprende come d’incanto. Si sentono di nuovo le urla dei manifestanti e i fischietti hanno ripreso a suonare. L’aria che si respira è elettrica e i ragazzini sembrano aver trovato nuova forza vitale. Ci accodiamo a quel fiume di ragazzi che sognano di cambiare il mondo, il brusio è assordante ma adesso tutto fa più rumore. Maria ci sorride dal cartello davanti a noi e la sua immagine di gioia fa a cazzotti con l’aria accigliata di Greta.

Gianluca Papadia

Gianluca Papadia

A quarant’anni ha sostituito il poster ai piedi del suo letto: al posto di Che Guevara ora c’è Don Matteo.

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