Fuoco nel fuoco per i millennials

album-stile-liberoÈ l’anno 2000. Cominciano un nuovo secolo e un nuovo millennio, il mondo è entrato orgogliosamente in quel mood da millennials, come sarà decretato più avanti. Noi, popolo dei nati negli anni ’80, ancora giovani ma non così tanto per dire che apparteniamo alla nuova epoca, siamo ventenni senza infamia e senza lode. Abbiamo attraversato il decennio dei contrasti, delle super top model con le “curve” – dio mio, come odio il termine! -, dalla bellezza mozzafiato, ma anche quello degli abiti terribili, dei Levi’s 501 azzurri e larghi con cinturine che ti tirano la vita che stai in apnea, e i cardigan lunghi e le pettinature con la frangetta che chiamiamo “sberla”. Insomma, siamo quelli lì, un po’ dimagriti, un po’ affinati, dagli abiti un po’ più stretti e neri e il make up meno appariscente ma più coprente. E siamo nel terzo millennio. Ah, ragazzi, si apre un nuovo mondo, fatto di sperantolino vision4ze, di auto-che-tra-poco-voleranno, di globalizzazione, di Rete internet e telefoni cellulari.

Eppure a Roma un ex ragazzo che è nato ai bordi di periferia, e che noi ventenni abbiamo osannato più volte, ci parla ancora d’amore. Non ha in mente null’altro. Lo fa perché è stato lasciato dalla moglie Michelle, la bella showgirl svizzera così multitasking. Lui è disperato, canta e scrive come un pazzo sperando di riconquistarla. Ne nasce, nel 2001, l’album dato al terzo millennio: Stilelibero.

La traccia 2 si intitola Fuoco nel fuoco, lui qui osa.

Certo, osa come uno ancorato agli anni ’80, alla bellezza delle top model, alla lussuria raccontata senza disturbare. Non osa come ci si aspetterebbe da un millennials, come osano, ora, loro. Ma il videoclip della canzone fa riferimento proprio a ciò che ci è stato raccontato del futuro, e si assiste ignari a un amore ben più freddo e piuttosto artefatto tra una donna macchina e un uomo vero. È lei a innamorarsi per prima dell’uomo, lo studia, lo programma, lo disegna, lo imita.

Eros Ramazzotti – Fuoco Nel Fuoco

Il tentativo maldestro rappresenta, in fondo, un primo passo verso i nuovi orizzonti tanto sbandierati, e il refrain diventa un inno. Noi lo attacchiamo a tutti gli amori inconclusi, o conclusi male, o solo desiderati. Lo attacchiamo a quella ingenuità rimasta lì, a quei sogni globali che non si concretizzeranno mai. Ma allora non potevamo saperlo.

Oggi, a questa malinconia ci attacchiamo quelle parole passionali, quel fuoco che è diventato una fiammella sciocca, simbolo di questa epoca che poco si addice ai sognatori.

Vorrei morire
sulle labbra rosse che hai
vorrei sentire
i tuoi seni accendersi poi
come due piccoli vulcani
sentirli sotto le mie mani
e scivolare poi sul pendio
quello dolce che hai.
È un incontro d’anime.

L’amore non muore mai, ci diciamo, gli anni ’00 non cambieranno questo paradigma. Ed è così, nessuno l’ha mai negato che quell’incontro d’anime sia la cosa più piacevole in un erotismo appagante. Eppure sentiamo che questo amore si è un po’ imborghesito, abbia debolmente ma ostinatamente preso il posto della Terra promessa di un paio di decenni prima.

È un’emozione diretta se vuoi
ma non sarà infinita perché
siamo fuoco nel fuoco ormai
bruciamo in fretta noi…

Bruciamo in fretta. È solo un gioco tra uomo e donna o c’è dentro un ideale consumato?

Debora Borgognoni

Debora Borgognoni

Non si è ancora del tutto abituata a ossigeno e forza di gravità, ma non demorde. Morbosamente polemica, reagisce male agli sgrammaticati.

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