Giacomino, il topino che voleva le ali – 3°puntata

Giacomino partì di gran carriera. Non ascoltò gli amici che gli dicevano di non andare e non pensò alle raccomandazioni dei genitori. Corse lungo il Sentiero dei sogni, attraversò il Torrente dei desideri, si arrampicò su per la Gola della risolutezza e quando finalmente vide un grandissimo albero, carico di tanti frutti colorati, tutti diversi e tutti ugualmente invitanti, si fermò esausto e si mise a chiamare ad alta voce: «Mago Agor! Mago Agor!»
Appena esaurito l’eco delle sue parole, Giacomino si accorse dei tanti paurosi rumori che provenivano dal buio della foresta: fruscii, scricchiolii, versi di animali sconosciuti. Tutto intorno a lui era spaventoso.
Chiamò ancora una volta, con la vocina tremolante: «Ma-go A-gor.» Poi si rifugiò sotto una grossa foglia per non vedere quello che accadeva intorno. Era così stanco che si addormentò subito. E sognò, come tutte le notti, di voli e di cieli sconfinati.
Si risvegliò alla mattina, quando un raggio di sole, che si era fatto strada tra il fitto del fogliame, gli scaldò il musino.
“Il mago! Mamma! Papà!” pensò, spaventato, in quest’ordine. Poi si ricordò di essere nella foresta. Guardò da sotto la foglia e vide un vecchio signore appoggiato ad un bastone. Era vestito di una lunga tunica nera sulla quale spiccavano i lunghi capelli bianchi e una fluente barba, bianca anch’essa.
«Finalmente» disse il vecchio. «Mi chiami e poi te ne stai a dormire? Come osi?»

 

 

 

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Giovanni Odino

Giovanni Odino

Pilota di elicotteri in pensione, spigolatore errante in campi reali o immaginari della vita, dipinge e scrive storie, poesie, haiku e favole.

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