Giacomino, il topino che voleva le ali – 7° puntata

Intanto era calata la notte e si era alzata nel cielo una bella Luna piena che faceva brillare le acque dello stagno e tutte le piante che lo circondavano.

Da lì a poco cominciarono ad arrivare i folletti. Erano come dei piccoli umani: alcuni con le ali da libellula, altri da farfalla e altri ne erano privi. Tutti avevano le orecchie a punta e i nasini allungati.

«Buonasera» li salutò il topino. «Io sono Giacomino e lui è il mio amico Caligola.»

“Amico” pensò il corvo, “ha detto che sono suo amico.”

«Buonasera» risposero in coro i nuovi arrivati: «Noi siamo i folletti dello Stagno dei Sospiri.»

Uno di loro, che sulla testa portava una piccola corona, si fece avanti: «Coraggiosi amici, sono Elco, il Re dei Folletti. Avete salvato mia figlia, la principessa Stellina, e non c’è ricompensa che possa ripagarvi.»

«Voi sapete intrecciare i raggi di Luna per ottenere delle borse?» chiese Giacomino.

«Lo sappiamo fare. A cosa ti serve quella borsa?»

«A catturare il suono del vento quando passa tra le foglie del castagno, il respiro del pesce quando salta la cascata e i colori dell’arcobaleno quando svaniscono all’orizzonte.»

«Ti daremo la borsa fatta con raggi di Luna, ma quando conterrà tutte quelle cose che sono fatte della stessa materia dei sogni, essa diverrà magica. Devi fare attenzione a non farla cadere in mani sbagliate perché non tutti i desideri degli uomini sono buoni e giusti.»

Il folletto si fece da parte per far passare la figlia Stellina che consegnò a Giacomino una piccola borsa argentata, dalla consistenza impalpabile, che brillava della stessa luce lunare.

 

La sesta puntata è qui

 

 

 

Fabio Muzzio

Fabio Muzzio

Comunica per passione o per deformazione, professionista in fermento e dj ormai mancato. Ironicamente umanista, mediamente fatalista.

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