Glenn Miller e il disco d’oro a Chattanooga Choo Choo


34th Street from 8th Avenue in 1942.

La Seconda guerra mondiale qui non c’è, il fronte è altrove. Ma la guerra è ovunque, non è solo sui giornali, alla radio, alla televisione ancora poco diffusa o nei cinegiornali, la percepisci mentre cammini, la leggi sulla faccia delle persone. New York è fredda, questo è un inverno tra i più gelidi degli ultimi anni. Il Terzo Reich è impegnato con l’Operazione Barbarossa in Unione Sovietica e la propaganda enfatizza i primi scricchiolii del nazismo. Gli Stati Uniti sono in guerra da poco pià di due mesi: Pearl Harbour è stato l’atto formale che ha sancito l’ingresso diretto dell’unica potenza che appoggiava i belligeranti ma non era ancora intervenuta. Qualche giorno fa il Presidente Franklin D. Roosevelt ha incontrato il Primo ministro inglese Winston Churchill siglando l’accordo Germany first: prima si sconfigge Adolf Hitler poi ci si occuperà del Giappone.

Nei cinema proiettano film con Lana Turner, Clark Gable, Judi Garland e il partner storico Mickey Rooney. Johnny Weissmuller e Maureen O’Sullivan sono Tarzan e Jane in un film dopo l’altro. Orson Welles è appena uscito con Quarto potere e la Disney con l’elefantino più conosciuto del vostro cinema: Dumbo. In guerra nei film ci vanno pure Stan Laurel con Oliver Hardy e Bud Abbot con Luo Costello.

In strada molte Ford, sui marciapiedi spazzatura e vapore che sale dalle grate. Un barista temerario esce a portare le bottiglie vuote solo in camicia e con l’immancabile grembiule. Nelle fabbriche convertite alla produzione bellica si lavora incessantemente, qui gli uffici continuano la vita di sempre, anche se non è escluso che in qualche stanza siano all’opera spionaggio e controspionaggio. Capire il nemico e decifrarne i messaggi: un certo Vannevar Bush sta per teorizzare il Memex. Ovunque volgi lo sguardo capisci che la Grande mela è già la metropoli multietnica destinata a diventare la capitale virtuale del mondo. Gli italiani sono nemici, seppur qualche simpatia per Italo Balbo e lo stesso Benito Mussolini non erano aliene da queste parti. I più odiati però sono i giapponesi: di loro ne senti parlare male nei pub, nei negozi, in metropolitana, quando sei fermo al semaforo per attraversare. “L’operazione Haway” o “Z” chiama vendetta e, proprio per questo, tra dieci giorni Roosevelt firmerà l’Ordine Esecutivo 9066, con il quale autorizzerà l’internamento dei nipponici americani in campi di reclusione, una pagina abbastanza dimenticata della vostra storia.

Charles Ebbets, Lunch A top a Skyscraper, Agenzia Bettman

Mi guardo in giro: sulla Fifth Avenue quasi tutti indossano cappotti pesanti o pellicce ma le donne con alle calze velate con la riga non ci vogliono rinuciare. Siamo pur sempre a Manhattan. Da parte mia devo dire che ho faticato più del dovuto con le bretelle ma la mia camicia bianca è da alta sartoria. Per l’occasione mi sono fatto crescere i baffetti e ho indossato occhiali con la montatura tonda: non mi servono a nulla se non a sembrare molto simile a un giornalista. Il Central Park non è lontano, ci ho fatto una passeggiata, ma ora sono davanti al Rockfeller Center, sono 14 grattacieli, New York ne ha davvero tanti e costruire in verticale non è solo simbolo di forza ma di necessità dovuta alla crescita demografica. Questi li hanno iniziati nel 1930 e terminati nove anni più tardi. Qui sono state scattate alcune fotografie rimaste nella storia, una è Lunch Atop a Skyscraper di Charles Ebbets.

Entro nel grattacielo di 70 piani della RCA, il Radio City Music Hall, che si trova all’angolo tra 50thStreet e Avenue of the Americas, e prende il nome proprio dalla stazione radio, l'”inquilina” più famosa dello stabile. Sono in buona compagnia, diversi colleghi saliranno con me. Dietro al bancone ci riceve un’impiegata, Nancy, che ha il trucco un po’ rovinato. Non se n’è accorta. Sbircio sulla scrivania un telegramma che si porta dietro per il dolore che ha dentro e le deve aver fatto scendere una lacrima. Oramai i telegrammi dell’esercito arrivano, perché si muore nei diversi fronti e nessuno è risparmiato sia che combatta a terra, in mare o in aria.

Sono alla RCA, vi dicevo, e non per un evento bellico ma per uno artistico. Il protagonista è un personaggio davvero tutto da raccontare: Glenn Miller. Mentre salgo con l’ascensore vi racconto qualcosa su di lui: Alton Glenn Miller il 1° marzo festeggerà 38 anni è un musicista jazz che sta riscuotendo da diversi anni un grande successo. È nato in Iowa ma ha vissuto anche in Missouri. Giocatore di football, ha abbandonato il College frequentato in Colorado. Suona il mandolino ma il suo stumento è la tromba a tiro. Collabora con diversi musicisti e orchestre: lo si vede a Chicago, si trasferisce a Los Angeles e ancora a New York. Compone con Benny Goodman e Gene Krupa. Si esibisce in giro per gli Stati Uniti e viene acclamato a Broodway. Con la sua Big band interpreta lo swing e nel 1938 approda alla RCA e Cy Shribman finanzia la sua orchestra. Miller mette segno diverse canzoni che incontrano i favori del grande pubblico, seppur la critica non sia sempre benevola nei suoi confronti. In the Mood e Moonlight Serenade, entrambe del 1939, sono tra le sue composizioni più note, Junction Tuxedo vende 150.000 copie in una settimana.

Prima di lasciar esibire Glenn Miller e vedere il momento per il quale sono qui, vi racconto ancora qualcosa di lui. Il 1942 è l’anno dell’apice della sua carriera, tanto che si stima possa guadagnare 60.000 $ al mese ma è un patriota e vuole arruolarsi. I suoi quasi quarant’anni non lo permettono ma ci riesce come musicista, convince il Generale Charles Young che può essere inserito nelle bande militari: la domanda è accettata e gli vengono assegnati i gradi di Capitano dell’aereonautica. Terrà a Passaic, il prossimo 27 settembre, l’ultimo concerto  da civile e continuerà a comporre e a suonare per i soldati al fronte, collezionando 800 concerti, molti dei quali trasmessi attraverso la radio. Un probabile guasto al suo aereo UC-64 Norseman, mentre stava volando a Parigi per portare la sua musica nella capitale liberata, lo farà scomparire nei cieli della Manica 15 dicembre del 1944. Del Maggiore Miller, era stato promosso di grado quattro mesi prima, del Tenente colonnello Norman Baessell e del pilota John Morgan non si saprà più nulla.

Miller verrà insignito della medaglia di bronzo, consegnata alla vedova Helen Burger nel febbraio del 1945 (la coppia aveva adottato due figli nel 1943 e 1944, Steven e Joannie).

L’orchestra sta per iniziare a esibirsi in Chattanooga Choo Choo: questa canzone del 1941 è di Mack Gordon e Harry Warren ed è stata inserita nel film Sun Valley Serenade (Serenata a Vallechiara). Il 7 dicembre il 78 giri, che la contiene come lato B, il lato A è I Know Why, sale in testa alle classifiche statunitensi rimandoci per nove settimane. Composta su un treno, proprio di un viaggio di un treno racconta, quello della locomotiva a vapore che andava da New York City a Chattanooga.

La canzone è finita e gli applausi di chi ha potuto assistere a questa fantastica esibizione non sono certo mancati, come immagino non siano mancati da parte di chi ha ascoltato dalla radio. Paul Douglas, lo speaker della RCA, introduce William Wallace della R.C.A.  che consegna a Glenn Miller il primo disco d’oro della storia della musica. Chattanooga Choo Choo ha raggiunto la cifra record di 1 milione di copie vendute in soli tre mesi. Questo riconoscimento non solo si ripeterà d’ora in poi ma diventerà consuetudine in diversi Paesi del mondo.

Ancora qualche nota ed è ora di tornare: i tempi di guerra non mi piacciono.

Alla prossima!

Chattanooga Choo Choo venne incisa il 7 maggio 1941 da: Paula Kelly, i Modernaires (voce), Billy May, John Best, Ray Anthony, RD McMickle (tromba), Glenn Miller, Jim Priddy, Paul Tanner, Frank D’Annolfo (trombone), Hal McIntyre, Wilbur Schwartz (clarinetto, sassofono contralto), Tex Beneke, Al Klink (tenore saxphone), Ernie Caceres (sassofono baritono), Chummy MacGregor (piano), Jack Lathrop (chitarra), trigger Alpert (basso), e Maurice Purtill (batteria).
Il Viaggiatore

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Viene da Kepler 452 e racconta storie di un nostalgico passato. Passionale, scrupoloso, missione: giornalismo. Casa alternativa: Seven Blog.

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