Happy BDay, Tiziano Sclavi



«Sono cresciuto in un paesino dove quando passava una macchina tutti si fermavano a guardarla, perché non succedeva mai niente. La gente si fermava e tutti i ragazzini guardavano le macchine: le “1100”, cioè passava una 1100…! E allora mi fa paura, anche questa ripetizione […] mio papà […] era segretario comunale… mi fa paura anche la burocrazia, mi fa paura la ripetizione delle cose, la noia […]». (Tiziano Sclavi: un profilo bio-bibliografico, Andrea Neri, Griselda)

Conosciamo bene, quel paesino. O meglio, quei paesini. Broni, Stradella, Canneto Pavese. Gli anni cinquanta e sessanta in Oltrepò, fra i vigneti e le colline, la campagna e i trattori.

E lui lì partorisce un mondo di fumetti, e poi nel chiasso colorato e cosmopolita della Milano-da-bere crea Dylan Dog. Un personaggio che, sotto sotto, gli somiglia, se non nel corpo, nell’aplomb. Il detective belloccio è avvolto nei misteri di una Londra che sa sempre più di antico, in bilico tra realtà e sogno, ben lontano dalla burocrazia, dall’ordinario, dal meccanicismo di una vita regolare. Dylan Dog è affascinante e splatter quanto basta, ma serioso no, non si può certo dire, visto che la sua spalla ha le sembianze di Groucho Marx (e infatti si chiama Groucho). Fobico cronico («Tre cose che mi fanno orrore? Mi spiace, ne ho una sola: tutto». [Citato in Le notti della luna piena, Dylan Dog n. 3, seconda ristampa, agosto 1991]), vestito sempre allo stesso modo «per non rovinarsi il look», ex alcolista «che spesso si dimentica di astemiarsi» (Groucho), ha le sembianze di Rupert Everett per mano del fumettista Claudio Villa. Eterno trentatreenne, tanto cinico da consigliare ai clienti visite psichiatriche, nasce nel 1986 e diventa leggenda.

Ah, quanto ho sognato di sposare Dylan Dog! E allora grazie di averlo creato. E… Happy BDay, Tiziano Sclavi, per i tuoi 67 anni!

Dalla mia personale collezione di Dylan Dog:

Fratelli di un altro tempo

 

 

 

 

 

 

Cagliostro, n.18

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La storia di Dylan Dog, n. 100

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ti ho visto morire

Debora Borgognoni

Debora Borgognoni

Non si è ancora del tutto abituata a ossigeno e forza di gravità, ma non demorde. Morbosamente polemica, reagisce male agli sgrammaticati.

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