Hedy Lamarr, The Most Beautiful Woman in Films

Pantaloni in cotone blu, camicia azzurra e scarpe sportive di una nota griffe; cappellino di jeans con visiera rossa e scritta L.A., immancabile quando mi capita di varcare lo stato della California. Amo questo cappellino, perché è un regalo di Elisa. Il clima è decisamente mite, ci saranno 24 gradi, e la leggera brezza non è certo il temuto Santa Ana, il vento che dal deserto può far soffocare la città anche nei mesi autunnali. In compenso sono circondato da troppi turisti e questo mi crea qualche disagio: non pensate male, non sono un asociale, ma su Kepler siamo poco abituati alla folla.

Elisa è una fotoreporter italiana e mi ha confessato che in questa metropoli ha trovato se stessa, e per questo la invidio un po’. In fondo, qualcosa in comune lo abbiamo: la distanza da casa, la voglia di scoprire sempre qualcosa di nuovo e il senso di solitudine che ti può aggredire senza troppi complimenti in ogni momento.

Foto tratta da hedylamarr.com

La ricerca di se stessi, la notorietà, la fuga, gli errori, la libertà, l’essere lupi solitari: non so quanto se ne respiri qui, tra sosia di Chaplin, imitatori di Elvis Presley e Michael Jackson, bionde in stile Marylin con uomini e donne di qualsiasi età che si fermano, sorridono e fotografano piastrelle su piastrelle, o che girano brevi filmati da postare nei Social. Sono in Hollywood Boulevard, dove – ho scoperto – non si trovano solo le star del cinema ma anche quelle del teatro, della radio e della tv: ognuno ha l’iconcina di riferimento e il nome. I più grandi, insomma, meritano un luogo simbolico nella Walk of Fame, una stella da calpestare per una sorta di immortalità.

Ma cos’è la notorietà? Me lo chiedo tra palme, grosse auto, ristoranti, bar, piccoli teatri e negozi vari, e il mio incedere è lento e regolare. Mi sembra un po’ tutto artefatto, come del resto lo è il mondo dello spettacolo, dove la spontaneità viene annullata o dissimulata: si sorride se serve, si è tristi per far parlar di sé facendo sempre finta di non accorgersi del fotografo al quale però si offre il profilo migliore. Vi sto raccontando quello che vedo, tra puzzo di smog e chiasso, mentre sono sul lato nord, quello dei numeri dispari e cerco di raggiungere il 6263, la stella di una vera icona del cinema, una che non ha ricevuto troppi riconoscimenti alla carriera, racchiusa tra il 1930 e il 1958. Oggi è il 9 novembre, l’anniversario della sua nascita, avvenuta nel 1914, non potevo non essere qui. Al di là delle 35 pellicole interpretate mi ha molto intrigato la personalità e la vita di questa donna dotata di un’intelligenza superiore. Eccola, la stella che cercavo, quella di Hedwig Eva Kiesler, conosciuta come Hedy Lamarr.

Occhi verdi, 170 cm di altezza e origini ebraiche per questa austriaca viennese che seduce persino Adolf Hitler, cui si dice sia stata amante per una notte. Del suo fascino non è esente neppure Benito Mussolini, tanto invaghito di lei da richiedere (e ottenere, e conservare per sempre) una copia privata di Ekstase, il film in lingua tedesca, girato nel 1933, nel quale Hedy compare nuda; la pellicola è entrata nella storia del cinema non tanto per la scena di nudo (altre pellicole degli anni Dieci e Venti iniziano a inserire sequenze del genere in sceneggiatura), quanto perché, per la prima volta, un’attrice simula sul grande schermo un orgasmo. Hedy inizia a studiare alla scuola di arte drammatica di Max Reinhardt e calca i palcoscenici di Berlino. Poi arrivano i primi film. È audace (il politicamente corretto direbbe “coraggiosa”); è particolarmente sensibile ai complimenti degli uomini, che ama cambiare con frequenza. La passione per il sesso (con uomini e donne) è un suo tratto caratteristico, tanto da rasentare la ninfomania. Sesso a parte, a dire il vero, non è che avesse una grande considerazione per gli uomini, ed è celebre la sua frase:

I must quit marrying men who feel inferior to me. Somewhere, there must be a man who could be my husband and not feel inferior. I need a superior inferior man.

E, se detta da una donna che tra il 1933 e il 1965 di mariti ne ha accumulati ben sei, non resta che credervi.

Hedy – l’avrete capito: mi piace chiamarla Hedy, del resto ho un debole per le scienziate – approda a Hollywood fuggendo in modo davvero avventuroso nel momento in cui il vecchio continente si sta sempre più avvicinando al secondo conflitto, e il Terzo Reich sembra essere la terrificante soluzione finale. Scappa da Fritz Mandl – il primo marito, uomo ricco che fornisce materiale bellico al regime – quindi da un matrimonio combinato. Si nasconde in un bordello dove, per non destare sospetti (racconta poi nella sua autobiografia, Ecstasy and Me, pubblicata nel 1966) si prostituisce. Attraversata la Manica, raggiunge Londra nel 1937, dove Louis Burt Mayer, a caccia di talenti, la mette sotto contratto e le cambia il cognome in Lamarr, in onore dell’attrice del muto Barbara La Marr. Il successo repentino per la casa del leone che ruggisce fa sì che il suo diviene il profilo più richiesto dalle donne che entrano negli studi dei chirurghi plastici nel corso degli anni Quaranta.

Secret Communication System

Il 1942 è un anno davvero particolare per Hedy. Prima rifiuta il ruolo di Ilsa Lund in Casablanca, probabilmente un grande errore per la carriera, considerata la grande notorietà che quel film dà poi a Ingrid Bergman. Poi, con il compositore George Antheil, il ragazzo cattivo della musica, come amava definirsi, intuisce e lavora a un’idea che oggi è conosciuta come spread-spectrum o frequency hopping: i due utilizzano 88 frequenze ricavate dai rotoli per i pianoforti e la chiamano Secret Communication System; l’invenzione è sottoposta all’esercito ma viene accantonata perché considerata troppo complessa e verrà brevettata e studiata solo nei decenni successivi. Eliminati i rotoli di pianoforte e con l’avvento dei transistor, gli scienziati arrivano a realizzare ciò che sta alla base del wireless, tecnologia oggi da voi ancora utilizzata nella comunicazione Web. Il riconoscimento per Hedy e George è stato postumo, ma Hedy viene inserita tra le donne che più hanno contribuito alla scienza, in quello che voi chiamate il Novecento.

Gli appassionati di cinema la ricordano per Sansone e Dalila del 1949 di Cecil B. DeMille. A oggi, ho letto, rimane una Dalila inarrivabile e diventata un esempio per la sua performance. Tra l’altro risulterebbe pure che questo sia stato il film più redditizio di sempre della Paramount Pictures con i suoi 12 milioni di dollari incassati all’epoca.

Il bisogno di indipendenza e di successo induce Hedy a tentare la strada di una propria casa di produzione indipendente: fonda la Mars Productions Inc. che si rivela un pessimo affare.

A un turista che mi chiede in un modo un po’ brusco di spostarmi con il suo accento abbastanza indecifrabile, perché deve farsi un selfie con la moglie, sarei tentato di chiedere se sa qualcosa del Wi-FI che sta utilizzando e della donna che sta snobbando a pochi centimetri dal suo piede, ma preferisco assestare l’ultimo colpo di cannuccia al mio enorme caffè americano per il quale provo più curiosità che piacere. Peccato che questo energumeno sudaticcio non sappia nemmeno chi sia Hedy, figuriamoci se è a conoscenza del fatto che abbia inaugurato la sua stella a 46 anni, l’8 febbraio 1960 oppure che l’ultimo ruolo doveva essere ne La bambola di pezza del 1966 ma il non essersi presentata al primo giorno di riprese le costò il licenziamento.

Mi aggiusto il cappellino, butto il bicchiere vuoto in un cestino e alzo gli occhi al cielo con qualche nuvola di Los Angeles e sorrido, sorrido per il fatto che Hedy venne pizzicata, per usare un vostro modo di dire, ben due volte a rubare: si giustificò dietro la clep… clep… cleptomania, giusto, ma se nel 1966 l’aveva scampata, nel 1991 si ritrovò condannata a un anno di vigilanza. Non vorrei avervi annoiato e per questo aggiungo solo che Hedy Lamarr morirà a Casselberry in Florida il 19 gennaio del 2000 quasi in povertà.

Sfioro con le dita la stella di Hedy, la figlia bellissima di un banchiere e di una pianista, che era diventata una diva e che seduceva già con la voce. Il marciapiede è sporco ma non mi importa. Mi rendo conto che non vi ho parlato degli altri cinque mariti, dei tre figli di cui uno adottivo, dei film più importanti e di quelli meno fortunati, della inesorabile fase discendente della carriera e, con il passare degli anni, del disinteresse per lei di produttori e registi. Desideravo però raccontarvi altro, le sensazioni di un alieno nei confronti di quello che chiamate un mito e di una donna fuori dal consueto e fuori dagli schemi. Mi squilla il cellulare, è Elisa che sta arrivando. È ora di salutare Hedy, la sua vita avventurosa e geniale, i suoi vizi e i suoi occhi verdi che segnarono due decenni: è ora di proseguire la mia serata in compagnia.

 

Hedy Lamarr–1969 TV Interview

Questa è una delle rare interviste di Hedy Lamarr, ospite del Merv Griffin Show il 18 agosto 1969 quell’anno in onda sul canale CBS. Con lei Woody Allen e due attrici, Leslie Uggams and Moms Mabley.



 

 

Il Viaggiatore

Il Viaggiatore

Viene da Kepler 452 e racconta storie di un nostalgico passato. Passionale, scrupoloso, missione: giornalismo. Casa alternativa: Seven Blog.

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