È strano tornare a casa... è tutto uguale: gli stessi odori, le stesse sensazioni, le stesse cose. Ti rendi conto che l’unico a essere cambiato sei tu

dal film ‘Il curioso caso di Benjamin Button

Il bagaglio del ritorno

Siete tornati?

Riposati, stanchi, così così, allo sbando già immersi nella solita routine? Vi capisco! E, soprattutto, vi immagino alle prese con i rituali tipici dello sbroglio valigie e della collocazione di improbabili e incauti souvenir.

Addirittura mi sembra di sentire il mormorio della vostra lavatrice alle prese con il ciclo lungo igienizzante sessanta gradi per gli asciugamani da spiaggia, il ciclo breve venti gradi senza centrifuga per i delicati, il quaranta gradi antipiega per le camicie, il freddo biancheria fru fru triplo risciacquo anti prurito, il trenta gradi con centrifuga a seicento giri per i colorati chiari cui seguirà l’analogo per i colorati scuri.

Più che un mormorio, dalla lavatrice si innalza una supplica, in ginocchio vi implorano i cuscinetti del cestello, ormai esauriti, di abbandonarli lì, senza cicli di riserva, ma solo e finalmente in menopausa. Aspetta intrepida la menopausa anche l’asciugatrice ormai esausta tra ciclo camicie non più di cinque, ciclo cotone massima asciugatura, ciclo sintetici no stiro, ciclo leggero pronto stiro, ciclo refresh capi puliti mai indossati presenti in ogni valigia che si rispetti. Fa i tripli turni anche lo stendino carico, collocato all’ombra, con le parti in estensione aperte come le braccia del Cristo Redentore in cima al Corcovado a picco sulla baia di Rio de Janeiro e vi chiede, anche lui, umilmente tregua con le parti in estensione ormai piegate a terra come filari di vigna pronti per la vendemmia.

Converrete con me che dall’acquagym tonificante in riva al mare con deejay incorporato a metti in lavatrice, togli dalla lavatrice, infila in asciugatrice, sfila dall’asciugatrice, carica lo stendino, scarica lo stendino, è stato un attimo e gli unici a ringraziare sono i vostri bicipiti in sessioni infinite di tendi-piega-rilassa. E la solfa non è ancora finita! Per un lavoro ottimale bisogna rispolverare il ferro e ricordare come si apre un asse da stiro senza finire in pronto soccorso.

Se vi fidate di me continuate a leggere che vi riporto una notizia di attualità del genere ‘bomba’ che potrà alleggerirvi nella seconda fase del riordino e vi fornirà una giustificazione di tutto rispetto, non replicabile, a prova di suocera o chi per essa (un salutino a tutte le suocere che comprendo benissimo essendo io nata già con carattere suocera di peggior specie; suocera di default).

L’idea rivoluzionaria arriva dalla Colombia dove alcuni studiosi di ecologia e dei cambiamenti climatici hanno lanciato una Campagna di sensibilizzazione in difesa dell’ambiente, sotto l’hashtag iononstiro, ovvero: se non stiri aiuti l’ambiente che ti circonda.

La tesi, tutta ecologica, parte dal principio che l’utilizzo del ferro da stiro sia un’azione troppo inquinante e ad alto impatto ambientale sia in termini di consumo di energia elettrica che di rilascio di anidride carbonica con conseguente aumento dell’effetto serra e del riscaldamento globale. Non stirare significa anche produrre meno rifiuti riconducibili ai contenitori di plastica dell’acqua distillata o degli spray e dei prodotti che, in genere, si utilizzano per stirare con maggior facilità, oltre che risparmiare sia in termini economici che di tempo. Superare la convenzione, lo stereotipo sociale che ci vuole in giro perfettamente in ordine, abbandonare una delle consuetudini domestiche più noiose e rinviate, rappresenterebbe quindi una buona soluzione per la tutela dell’ambiente dal momento che, dai calcoli fatti dai promotori della Campagna, non stirare per un anno equivarrebbe a piantare sette alberi o a togliere dalla circolazione sette veicoli a motore. In poche parole: stirare meno per ossigenare di più. Del resto abbiamo pochi anni per salvare la Terra ma, nel nostro piccolo, possiamo fare ancora molto limitandoci a ridurre comportamenti e attività del quotidiano che possono risultare dannosi, promuovendo, in alternativa, soluzioni positive di tutela.

La salvaguardia del pianeta, il nostro benessere, e quello dei figli che nasceranno, valgono più di qualche piega qua e là e, piuttosto che sentirci in imbarazzo, dovremmo essere sinceramente orgogliosi di esibire una scelta di vita ecologica.

Secondo punto dolente post vacanze la collocazione dei souvenir. Se appartenete alla fascia morigerata non vi resta che scaricare le foto e i video, attaccare sul frigo le due o tre calamite, riporre quella cosa che con la globalizzazione avreste trovato ovunque ma comprata in loco ha dato altre soddisfazioni. Se siete di fascia media e tornate a casa con il gonnellino hawaiano comprato l’ultimo giorno, e senza possibilità di utilizzo al rientro, i casi sono tre: o lo accantonate per rimetterlo l’anno prossimo con il rischio, al momento opportuno, di non ricordare dove l’avete riposto, o ve ne liberate subito o, con l’ausilio di qualche tutorial tipo Art Attack, potete farne un paralume non convenzionale. Se, infine, siete tra quelli ai quali scatta facilmente l’impulso incauto acquisto e nella foga del momento non avete resistito all’acquisto di quel pappagallo che, guarda caso, ha il piumaggio in tinta con i cuscini del divano del soggiorno, o di un’iguana nella speranza di tenere alla larga la suocera lucerto-fobica, o di una tartaruga azzannatrice da lasciare vicino alla cassetta della posta quando si presenta il postino con cinquecento bollette, allora dovete continuare a leggere perché è bene che ricordiate che ci sono regole precise da rispettare. Prima però voglio ricordarvi che un animale esotico “è per sempre”, come un diamante. Anzi, peggio! Un diamante lo si può anche perdere, un animale esotico no, è un reato, anche penale, che può costare fino a 150mila euro. Inutile evocare il rischio fuga: il proprietario ne ha la piena responsabilità in termini di benessere e custodia.

Ormai la frittata è fatta, siete tornati a casa e il nuovo ‘esserino’ è entrato di diritto in famiglia insieme al cane, al micio e al pesce rosso che, essendo muto, non vi dirà mai  “ma chi ve l’ha fatto fare?”. Potete però fare in modo che la frittata almeno non si bruci e non incorriate in guai più grossi di voi. Se avete scelto come animale da compagnia un animale esotico sappiate che avete come termine ultimo il 31 agosto, senza proroghe (vi resta perciò solo qualche giorno), per farne regolare denuncia alle autorità competenti ed evitare la confisca qualora si venisse a sapere per altre vie (si sa, i paesi sono piccoli e la gente mormora).

La detenzione di animali esotici è infatti regolamentata da numerose leggi che derivano dalla Convenzione di Washington del 1973 e da un accordo sul commercio internazionale di specie a rischio di estinzione (Cites) con 183 Paesi aderenti, tra i quali l’Italia che lo ha ratificato con la legge n.874 del 1975 e successive modifiche. Le specie protette sono circa 36mila suddivise in tre elenchi (Appendici) secondo il grado di protezione di cui necessitano. Inoltre, un’ulteriore legge, la n.150/1992 definisce le pene a carico di chi non rispetta le regole di tutela previste e vieta la detenzione di specie che costituiscono pericolo per la salute e per l’incolumità pubblica. I Decreti del Ministero dell’Ambiente del 19/4/1996 e del 26/4/2001 definiscono, invece, gli elenchi delle specie considerate ‘pericolose’ e per le quali vige il divieto assoluto di introduzione sul territorio nazionale. Il tutto in continuo aggiornamento. Inoltre, per il possesso di animali esotici, si deve conoscere anche la normativa regionale che varia a seconda della Regione di appartenenza. Insomma, non si scherza.

Le autorità amministrative competenti,  e che possono rilasciare autorizzazioni e certificati, sono il Ministero dello Sviluppo economico – Direzione Generale per la Politica commerciale internazionale Divisione II – Cites e l’Arma dei Carabinieri- Sevizio Cites deputata anche a contrastare il traffico di specie protette sul territorio nazionale, mentre la Guardia di Finanza esegue i controlli presso le dogane, il tutto sotto il controllo del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare.

Se un animale esotico non è elencato nelle Appendici Cites può essere detenuto senza necessità di autorizzazioni: è il caso delle cocorite, degli inseparabili, di molti pesci tropicali. Per tutti gli altri la denuncia di possesso deve avvenire inviando l’apposito modulo tramite Pec, o raccomandata con ricevuta di ritorno, o fax, allegando un documento di identità al Ministero dell’Ambiente; le rispettive ricevute accerteranno l’avvenuta denuncia.

Con le dovute autorizzazioni è possibile tenere in casa animali esotici di diverse specie, anche invasive, ma è sempre necessario essere consapevoli che questa detenzione può rivelarsi problematica sia per le famiglie che, troppo spesso, si lasciano trasportare dall’entusiasmo e non sono preparati a trattarli in modo corretto sottovalutando spesso non solo le necessità e le esigenze ma anche la durata della vita di alcune specie, sia per gli animali stessi, spesso costretti a sopravvivere in una teca o in una gabbia anziché vivere liberi nel loro habitat naturale. Ricordarsi che per nessuna ragione possono essere rilasciati nell’ambiente e che, spesso, bisogna impedirne la riproduzione e, in caso di necessità, non sempre si riesce ad affidarli ad altri come avviene in caso di animali domestici comuni e stare molto alla larga dal fiorente  mercato nero di animali esotici, che vanta un giro di affari superiore ai due miliardi di euro collocandosi al terzo posto per traffici dopo droga e armi, perché si rischia una multa salatissima, la confisca dell’animale e l’arresto da tre mesi a due anni.

Io vi immagino col cuore tenero mentre mettete le zanzariere alle finestre, togliete ogni soprammobile e suppellettile dai mobili e lasciate volare libero il vostro pappagallo variopinto così pendant con il resto del salotto o mentre prendete estrema confidenza e fiducia con il serpente che proprio non ne vuole sapere di stare buono e anchilosato nella teca e vi si arrotola ai piedi come un Fido qualunque mentre nell’elenco ‘spesa’ aggiungete ‘pesce’ perché certo non potete andare a comprare un chilo di topi oppure umidificate al cento per cento ogni angolo di casa perché si sa la tartaruga ha le sue esigenze e, intanto vi scervellate con la scelta del nome.

Mi viene in mente Massimo Troisi in “Ricomincio da tre” alle prese con la scelta del nome per il figlio: Mas-si-mi-lia-no (troppo lungo, può creare disobbedienza), Ugo (troppo corto, può creare repressione), Ciro (un po’ più lungo quanto basta per non crescerlo troppo represso. “Ciro tiene il tempo di prendere un poco d’aria…”).

A tutti buon rientro, problematiche comprese. A chi deve ancora partire, Buone Vacanze!

 


Attilia Patri DP

Attilia Patri DP

Tagliente e raffinata, attenta e minuziosa, tra l'ironico e il cinico bazzica tra le notizie di attualità rilasciando commenti qua e là

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