Il demone del gioco

Il racconto secondo classificato di FrammentiAvari#6 – Lele Luzzati
di Massimo Coccia

Suo papà si era lentamente svuotato.

«È il demone del gioco», aveva sentito dire a volte fuori da scuola.

Lei non sapeva nulla di questo demone, ma ogni sera prima di addormentarsi lo sfidava: «Vieni, ho qualcosa per te!».

Finché un giorno arrivò davvero. Era una donna, enorme, con delle buffe gambe fatte di carte da gioco, lo sguardo minaccioso.

«Sono qui!» tuonò «Cosa vuoi da me, microbo?».

«Rivoglio il mio papà».

«È tardi, è mio».

“Non è mai troppo tardi, dice sempre papà. Mi dice anche che non si devono mai mostrare le proprie carte migliori!”

Zing!

Estrasse un asso dalla manica e tagliò il mazzo. Il demone cadde.

Alice si svegliò urlante, suo papà era lì. Lo abbracciò. L’inizio di una nuova partita.

Debora Borgognoni

Debora Borgognoni

Non si è ancora del tutto abituata a ossigeno e forza di gravità, ma non demorde. Morbosamente polemica, reagisce male agli sgrammaticati.

1 commento

  • Gessa Catia
    12 Giugno 2018 a 16:34

    Ottima partita!!! Bravo nipote, sono orgogliosa di te!!!

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