Il dessert

La terza ricetta, dopo I tortelloni alla bolognese e La faraona in casseruola, riguarda il dessert. Nel mio romanzo È caduto un pilota nel giardino, Carlotta, la protagonista femminile, la notte di San Giovanni prepara una cena tra l’erotico e il magico per colui che vuole diventi l’uomo della sua vita. Ecco come prepara la Crema di mascarpone con la Mostarda alla senape, un dessert non adatto a palati pavidi, ma perfetto per le coppie golose.

Nota: Le ricette sono presentate così come inserite nel romanzo e potrebbero mancare di qualche informazione.

Gli omissis indicano dove non sono state riportate parti del romanzo.

       Omissis

Cominciò la preparazione della cena partendo dal dessert. Prese dal frigorifero il mascarpone – due etti – lo raccolse nella ciotola e lo lavorò con un cucchiaio di legno fino a ottenere una crema morbida. Prese due bicchieri tumbler e li riempì a metà con il preparato. Aprì un barattolo di mostarda di Voghera, la Mostarda de fructa cum la senavra, e ne dispose il contenuto, facendo colare anche una parte del liquido dolce e alla stesso tempo piccante, sul mascarpone. Immerse un dito nella frutta candita e lo succhiò.

Edoardo, ti voglio baciare con la bocca impiastricciata di questa senape e voglio la tua a cercare il mio dolce e il mio piccante.

Aprì il frigorifero e vi mise i due tumbler.

Omissis… la sera di quello stesso giorno

«Direi che possiamo procedere con il dessert» disse Carlotta «tu continua a fare l’oste e prendi la vodka nel congelatore.»

«Vodka? Con il dessert?»

«Vedrai.»

Carlotta ritornò con i due larghi bicchieri sistemati nel mezzo di un piatto dove aveva accomodato anche una piccola fetta di dolce, fresco, morbido gorgonzola e qualche gheriglio di noce.

Edoardo, che l’aveva seguita in cucina, aveva preso dal congelatore la bottiglia di vodka e i bicchierini perfettamente brinati.

«L’abbinamento con la mostarda era difficilissimo. Ho pensato al gusto semplice, pulito, fresco della Moskovskaya e al suo essere morbida e avvolgente, priva di asprezze. Ti propongo di assaggiare con me questo esperimento.»

«Disponibilissimo a fare da cavia per tutte le tue prove. Come pensi di utilizzarmi questa notte? Hai in mente delle prove mooolto scientifiche?»

Carlotta sorrise e si inclinò di lato per essere comoda a baciare Edoardo.

Fu un lungo bacio.

«Forza con il dessert, che manca poco a mezzanotte» disse staccandosi da lui.

«Perché poi devi scappare altrimenti la carrozza si trasformerà in una zucca? Fammi vedere la tua scuderia» scherzò Edoardo fingendo di andare nell’orto.

«Niente di particolare. Avevo solo pensato di fare all’amore con te a quell’ora» rispose sorridendo Carlotta.

«Allora dai, sbrighiamoci. Non possiamo mancare l’impegno» disse Edoardo con recitata enfasi.

Riempì il cucchiaio di mascarpone e mostarda. Si meravigliò per quell’armonia di gusti che assaggiava per la prima volta. Con la vodka ghiacciata il dolce e il piccante si diluirono lasciando la bocca pronta per l’assaggio successivo.

Ne mangiò due volte, alla terza vi unì un pezzetto di gorgonzola e un mezzo gheriglio di noce apportando una sorprendente variante ai sapori e predisponendo di nuovo la bocca alla necessità di essere ripulita con la vodka. Con il quarto bicchierino finì il dessert.

«Guarda i falò accesi dai contadini» disse Edoardo indicando con la mano la serie di fuochi che si vedevano brillare nell’oscurità, disseminati tutt’intorno. «Sono belle queste vecchie usanze» proseguì.

«Sì» disse Carlotta. Poi avvicinò la sua poltroncina e gli appoggiò la testa sulla spalla.

«Lo faccio anche io tutti gli anni. Ho chiesto al contadino che mi aiuta per il giardino di prepararmene uno. È ora di accenderlo. Mi aiuti?»

Nel centro del prato si trovava una piccola catasta formata da rami secchi di varie grandezze. Carlotta si alzò, prese con sé una delle candele e si avviò riparando la fiammella con la mano. Si chinò sulla catasta di legna e fece prendere fuoco a qualche foglio di carta e ai piccoli rametti alla base del cumulo. Poco dopo, una bella fiamma rischiarò l’area del giardino. Edoardo non poté fare a meno di notare che si trovava proprio dove lui era caduto.

«Pensa che strano, l’altro giorno c’era il mio elicottero al posto del falò. Meno male che non ha preso fuoco. Meglio che bruci la legna del giardino.»

«Sì. Quest’anno ci sono state molte coincidenze» rispose Carlotta.

Edoardo estrasse dal taschino della camicia un sigaretto. Il Toscano gli era piaciuto, ma preferiva il fumo più morbido e aromatico dei suoi soliti olandesi. Lo accese con la fiammella prodotta da un rametto. Carlotta l’osservò compiere quel semplice gesto.

È bello, ed è destinato a me.

«Vieni, raccogliamo le erbe da bruciare.»

«Avevo capito un altro programma.»

«Vieni nell’orto, ci sono le erbe aromatiche.»

Edoardo la seguì divertito. Gli piaceva quella donna. E quando era misteriosa, ne era anche più attratto.

«Ecco, tieni: un aglietto, una cipollina, della mentuccia, un rametto di rosmarino, della verbena, un poco di ruta e naturalmente dell’iperico che vegeta spontaneamente ai margini del mio orto.»

«Iperico?»

«Sì, l’erba di San Giovanni, per scacciare i diavoli.» Carlotta gli diede una sfregatina con i fiori sul naso. Si levò i sandali e proseguì a piedi nudi. Edoardo era affascinato da quella figura ed era eccitato. Lui sapeva che non aveva la biancheria e immaginava la sua nudità sotto l’ampia gonna. La camicetta bianca lasciava intravvedere i seni abbastanza grandi e sostenuti. I capezzoli, che si erano inturgiditi, si stampavano insolenti contro la tela leggera. L’andatura aveva preso una nota selvatica che lo incantava.

«Avvicinati» disse Carlotta.

«Perché bruci le erbe?»

«Così ci manterremo in salute, così si realizzeranno i nostri desideri, così scacceremo i diavoli. Tutti tranne uno.» Rise, ma era seria. Lui ebbe la sensazione che parlasse con leggerezza di cose che lui non conosceva.

Carlotta aveva preso la mano di Edoardo e si era seduta per terra con le gambe incrociate, alla moda indiana. Lo invitò a sistemarsi allo stesso modo, vicino a lei. Procedendo con calma, prendeva le erbe dal mazzetto e le gettava nel fuoco.

Disse, anzi recitò: «Io chiedo che non si stanchi di me, io chiedo che mi cerchi per sempre, io chiedo che non abbia altra donna oltre che me.»

Edoardo non disse nulla. Traeva piccole boccate dal sigaretto lasciandosi avvolgere dal fumo aromatico. La guardava affascinato e leggermente intimorito. La donna, il cui viso era illuminato dal guizzare della fiamma del falò, gli sembrò avvolta da un’aura misteriosa e l’atmosfera lo aveva incuriosito e stuzzicato.

«Io chiedo che il cerchio si chiuda. Io chiedo la fine della persecuzione e che sia libera d’amare» continuò Carlotta gettando le ultime erbe nelle fiamme.

Edoardo non capiva il senso di quelle parole, ma sentì la sua attrazione per lei esondare da tutto se stesso. Gettò il sigaro nella fiamma del falò e poi l’abbracciò e baciò, a lungo. Assaporò le sue labbra, la sua lingua. Le baciò il collo e le spalle. L’accarezzò sul viso, sui fianchi. La distese sul prato a lato del fuoco, le sollevò la gonna e continuò a baciarla sul ventre e sulle cosce. Le sbottonò la camicetta e le baciò il seno e i capezzoli. Si alzò in piedi, si tolse le scarpe, la maglietta e si sfilò i pantaloni e i boxer.

Carlotta lo guardò ergersi di fronte a lei: metà del corpo con il rosso delle fiamme e metà con il nero della notte. Il destino aveva fatto in modo che arrivasse a lei. Vide l’espressione del desiderio sul suo volto, vide il suo sesso pronto per lei. Tese le braccia e si aprì nella sua attesa.

«Vieni amore, entra in me» disse.

Edoardo le si distese sopra; mantenne e alimentò il desiderio con movimenti forti e profondi, veloci e misurati, dolci e sensibili, fino a farlo irrompere, quando lei gli sussurrò all’orecchio: «Adesso, amore. Adesso.» Lui avvertì la pressione delle mani sulle reni che lo trattenevano, accolto in un talamo di sussulti liberatori e contrazioni carezzevoli.

Da un campanile in lontananza, giunse il suono della campana che batteva i dodici rintocchi.

Il fuoco si ridusse pian piano alle sole braci, con i due amanti distesi vicini.

 

 

Giovanni Odino

Giovanni Odino

Pilota di elicotteri in pensione, spigolatore errante in campi reali o immaginari della vita, dipinge e scrive storie, poesie, haiku e favole.

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