Il gulash di Paprika

Paprika, Tinto Brass, 1991 (fonte YouTube)

Perché la gola è davvero piccante

Uscito nel 1991, Paprika di Tinto Brass portò alla ribalta la ventitreenne Debora Caprioglio, la protagonista di turno di un film che ha ancora una vera trama, se paragonato ad alcune produzioni successive del Maestro dell’erotismo italiano. Liberamente ispirato al romanzo Fanny Hill del 1748 di John Cleland, il film viene ambientato nel periodo a ridosso dell’abolizione della case chiuse imposte dalla legge Merlin del 1958. Brass realizza un ritratto del bordello come luogo anche positivo, dove la prostituta svolge con gioia e piacere una professione sempre ricercata seppur socialmente rifiutata. Qui si potrebbe aprire un dibattito già scatenatosi nel 1991 e tornata di attualità, tuttavia si evince che tra il salotto e le camere si raccolgono le confidenze, difficilmente si cambia vita una volta deciso di viverne una così; e non solo: a volte il rapporto saffico diviene antidoto e momento di stacco da quello etero a pagamento. Il bordello è però luogo dove si rischiano gravidanze, ci si ammala e si muore. Resta comunque un ritratto contraddistinto dalla leggerezza tra una prestazione e l’altra e dove non mancano i frequentatori,  sacri o profani: da questo punto di vista Brass non lesina certo di mostrarceli e noi ci siamo immaginati nel frattempo la sua grassa risata tra una boccata di sigaro e l’altra. Rimane interessante l’evoluzione di Mimma, che da ingenuotta fidanzata convinta a una sola quindicina dal fidanzato protettore con la promessa di sposarla e utilizzare i soldi per la loro casa, finisce per scoprire i piaceri del sesso e per innamorarsi di Franco, un ufficiale della Marina Mercantile, il vero amore della vita che riuscirà alla fine ad avere al suo fianco dopo aver girato qualche casa chiusa, incontrato diversi uomini, essere incappata in protettori violenti e rapporti sessuali di ogni tipo. La via d’uscita dal bordello sarà per lei il matrimonio con il Conte Bastiano che le darà la ricchezza grazie alla consistente eredità. Nello sposarla Bastiano sarà felice di sconvolgere la morale della famiglia dimostrandoci di preferire all’ipocrisia dei parenti ciò che è Paprika: nulla di diverso da ciò che appare. Il film si apre con Mimma che arriva nel suo primo bordello, quello di Trieste, dalla città natale di Pola. Qui viene ribattezzata Paprika da Madame Colette (interpretata da Martine Brochard), la direttrice, perché il giovedì è il giorno del Gulash, che ha nella in quella spezia l’ingrediente caratterizzante. Come nella tradizione delle proprie pellicole, Brass è quasi sempre presente con almeno un cameo: qui indossa il camice del Dottor Bavarelli, quello che provoca aborti. Come tradizione le inquadrature lasciano ben poco all’immaginazione e ci regalano quei primi piani che i voyeur, come lo stesso Tinto ci fa capire di essere, non possono che apprezzare, in particolare per quella parte anatomica prediletta del cineasta. Nel cast la bellezza francese dell’allora quasi cinquantenne Brochard non passa di certo inosservata, come quella della quasi trentenne Nina Soldano, la giornalista travestita da uomo alla ricerca di spunti per scrivere un articolo sulla prostituzione e che finirà per essere spogliata e sedotta proprio dalla stessa Paprika. Nina Soldano, per i pochi che non lo sapessero, all’epoca era da non molto reduce dal ruolo della silenziosa Miss Sud di Indietro tutta e oggi è la “cattiva” Marina Giordano di Un posto al sole.

Paprika, Tinto Brass, 1991 (fonte YouTube)

  • Spezzatino di Manzo 1 Kg
  • Passata di Pomodoro 750 g
  • Cipolle 2
  • Alloro 3 foglie
  • Rosmarino 1 rametto
  • Olio EVO
  • Vino bianco (mezzo bicchiere)
  • Brodo o acqua
  • Paprika (intensità a piacere)
  • Sale

Il piatto tradizionale ungherese ha subito nel corso del tempo alcuni cambiamenti, in particolare varcando i confini e diventando una pietanza apprezzata un po’ ovunque. I mandriani ungheresi lo avevano creato più simile a una zuppa di carne, poi è divenuto sempre più uno spezzatino molto simile anche a quello cucinato in Italia (con diverse varianti di contorno) ma con la caratteristica spezia piccante ottenuta dall’essicazione e successiva macinatura del peperone e che ne caratterizza il sapore. Che sia paprika all’ungherese che paprica all’italiana potete scegliere la miscela, quindi più o meno forte. Dipende un po’ dal palato e perché no dalla curiosità culinaria. La paprica, che nella lingua magiara significa appunto peperone, saprà dare al piatto quella nota particolare alla carne e renderla piccante, si spera, anche dopo la cena. Veniamo alla ricetta: procurati del buon spezzatino, se i bocconcini sono troppo grandi non avere paura di ridurli a tocchetti più piccoli. In una pentola versa due cucchiai di olio di oliva (nelle pianure si usava lo strutto) le cipolle tritate, l’alloro e il rosmarino; se lo desideri aggiungi anche dell’aglio tagliato finemente. Quando la cipolla comincerà a imbiondire metti la carne che inizierà a rosolare, aggiusta di sale e sfuma il tutto con un po’ di vino bianco e quando sarà evaporato versa la paprika diluita in una ciotola di acqua. La quantità l’avrai decisa tu a seconda della spezia più o meno forte ma attenzione a non esagerare. In alternativa puoi versare direttamente la paprika sulla carne mescolando i cubetti e insaporirli prima della cottura.

Non appena l’acqua comincerà a scomparire dal tegame versa il pomodoro. Il segreto affinché la carne non indurisca è cuocerla nel vapore, quindi tieni il fuoco basso e il tegame quasi totalmente coperto. Se il pomodoro si asciuga aggiungi o acqua tiepida oppure brodo di carne fino a cottura ultimata. Se vuoi dare un tocco più ungherese abbonda nella quantità di cipolla e aggiungi 500g di patate e 2 peperoni che daranno anche il contorno al tuo piatto. La cottura dovrà essere lenta e serviranno non meno di due ore. Il resto verrà da sé.

 


Fabio Muzzio

Fabio Muzzio

Comunica per passione o per deformazione, professionista in fermento e dj ormai mancato. Ironicamente umanista, mediamente fatalista.

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