Il pollo alle mandorle di Silvia

L’uomo che guarda, 1994, Tinto Brass (Fonte YouTube)

Perché la gola è anche il piacere di guardare

Il romanzo di Alberto Moravia esce nel 1985. Tinto Brass si ispira e ne fa un film nel 1994. L’uomo che guarda rappresenta l’esaltazione del gioco tra voyeurismo ed esibizionismo, dove a incarnare il primo è l’uomo e il secondo è la donna. Il piacere che Edoardo detto Dodo (Francesco Casale) prova nel guardare la situazione erotica è stile di vita. E questo piacere arriva dalla moglie Silvia, da cui si è separato e che immagina persino in un rapporto con il padre (situazione accaduta nella realtà a cui si aggiunge il fantasma del rapporto dei due genitori visto da bambino e che hanno segnato la sua maturazione) e in diverse altre situazioni talvolta oniriche: dalla cameriera complice dei piaceri del padre ex barone universitario, fino alle studentesse, in particolare Pascasie con la sua particolarità anatomica. La fotografia, il balcone, i babydoll, gli specchi sono tutti gli ingredienti che si mescolano e che animano quasi sempre le pellicole di Brass. La donna prescelta, questa volta, è la trentatrenne polacca Katarina Vasilissa, che non nasconde davvero nulla alla macchina da presa ed è protagonista della scena da cui abbiamo estratto la ricetta del pollo alla mandorle accompagnato al riso alla cantonese. Questa sequenza rappresenta uno dei punti più erotici del film, in particolare per il sottile gioco di sguardi da una parte, compreso qualche avventore del ristorante cinese, e chi invece ama mostrarsi senza pudori incalzando con le parole. Un occhio attento noterà come le mutandine indossate da Silvia e che velocemente scopriranno tutto, sono le stesse che vedremo indossate in Fermo posta da Erika Savastani quando è “Michelle” nella casa di appuntamenti e in Trasgredire da Julija Majarčuk. Brass non rinuncia a un doppio cameo: prima compare in una breve sequenza in TV e poi dipinto mentre si affaccia da una porta nello studio del notaio Giorgio Marcolini (l’appartamento vuoto luogo del rappacificamento tra Dodo e Silvia). Inoltre nella scena del cinema si può apprezzare, oltre alla performance in sala della Vasilissa, una citazione, una sequenza de La chiave, film del Maestro del 1983. A chi ha visto L’uomo che guarda sarà rimasto sicuramente impressa la scena del sigaro interpretata da Cristina Garavaglia che nel ruolo della domestica Fausta può vantare il primato di aver recitato nel film sempre senza mutande, cosa non difficile nelle pellicole di Brass, che qui si è occupato anche della sceneggiatura e del montaggio.

L’uomo che guarda, 1994, Tinto Brass (Fonte YouTube)

  • Petto di pollo 200 g
  • Mandorle sgusciate 30 g
  • Olio di semi
  • Salsa di soia 4 cucchiai
  • Maizena 1 cucchiaio
  • Sale q.b.

Preparazione

In un wok metti un po’ di olio di semi per tostare le mandorle. Quando avranno raggiunto un colore più scuro colale e asciugale con la carta forno. Butta l’olio senza lavare il wok e aggiungi un filo di olio e butta dentro il pollo che avrai tagliato a cubetti. Inizia a cuocere la carne e quando inizierà a diventare bianca aggiungi un po’ di sale, tenendo sempre conto che la salsa di soia è già salata, e le mandorle. Fai saltare gli ingredienti e irrora il tutto con la salsa di soia.  Tieni a fuoco medio il tutto e aggiungi una ciotola di acqua tiepida nella quale avrai sciolto un cucchiaio di maizena. Fai asciugare il liquido e il tuo pollo alle mandorle sarà pronto. Servilo subito accompagnato dal riso alla cantonese come chiedono Dodo e Silvia. Su eventuali prosecuzioni come nel film lascio alla tua fantasia.

Vi sono diverse versioni di questo piatto, tra cui quella che aggiunge alle mandorle da tostare un soffritto di cipolla e un po’ di zenzero e alla salsa di soia associa anche un cucchiaio di aceto di riso, oppure distingue la salsa di soia chiara, quella che infonde il sapore caratteristico e quella scura, che serve maggiormente a colorare il pollo.


Fabio Muzzio

Fabio Muzzio

Comunica per passione o per deformazione, professionista in fermento e dj ormai mancato. Ironicamente umanista, mediamente fatalista.

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