Il tempo, il nostro tempo

In questi giorni ho ripreso in mano il bellissimo libro di Carlo Rovelli, L’ordine del tempo (Adelphi). L’avevo già letto un anno fa, ma mi ero ripromesso di ritornarci sopra. Il saggio è scritto per essere compreso da persone senza una preparazione specifica, ma cercare di comprendere il tempo così com’è concepito dagli scienziati del Novecento è cosa che ho trovato particolarmente ostica. Nella speranza che i disegni mi potessero aiutare nella comprensione, vi ho accostato la lettura del bel libro divulgativo Il tempo a fumetti (Raffaello Cortina Editore) scritto da Carig Callender e illustrato da Ralph Edney.

Risultati? Mah, dire scarsi è essere ottimisti.

Parliamone.

Qualche tempo fa, cercando di trovare risposte senza sapere come e in quale direzione muovermi, (a proposito, lo sapete che la freccia del tempo non ha verso?) avevo composto questa breve poesia:

Il nostro tempo

Nella notte, domande che dalla luna

la voce prendono in prestito.

 

Dal tempo è inattingibile il passato,

i ricordi sono costruite illusioni;

dal tempo è inesigibile il futuro,

il domani è un pensiero fluttuante.

 

Non esiste Sibilla,

il tempo non ha tempo.

Che cosa pensavano, riguardo il tempo, gli uomini che sono stati le pietre miliari del relativo percorso scientifico e filosofico?

Aristotele affermava che «il tempo non esiste, dato che è composto di passato e di futuro, di cui l’uno non esiste più quando l’altro non esiste ancora». Ma aggiunge: «Il tempo è moto che ammette una misurazione. Potremmo anche chiedere se il tempo potrebbe esistere senza l’anima, dato che non ci può esser nulla da misurare se non c’è nessuno che misura, e il tempo implica che sia misurato».

Sant’Agostino d’Ippona così rifletteva: «Cos’è dunque il tempo? Se nessuno m’interroga, lo so; se volessi spiegarlo a chi m’interroga, non lo so. Questo però posso dire con fiducia di sapere: senza nulla che passi, non esisterebbe un tempo passato; senza nulla che venga, non esisterebbe un tempo futuro; senza nulla che esista, non esisterebbe un tempo presente».

Isaac Newton diceva che «il tempo assoluto, vero e matematico, in sé e per sua natura senza riferimento ad alcun oggetto esterno, scorre uniformemente. Mentre il tempo relativo, apparente e volgare, è una misura sensibile ed esterna, esatta o inesatta, del tempo assoluto, comunemente usata al posto del tempo vero». E questa è la convinzione che ci ha accompagnato e che ci accompagna, principalmente perché è questo che ci hanno insegnato, e che ancora ci insegnano, a scuola.

Per Albert Einstein il tempo scorre più lentamente in modo inversamente proporzionale alla massa e alla velocità. Il tempo entra in gioco unendosi, come quarta dimensione, alle tre dello spazio. Per lui i tempi sono relativi l’uno rispetto all’altro e il tempo è diverso per ogni punto dell’universo. I qui e ora sono diventati infiniti.

Per la fisica quantistica il tempo è diviso nei minimi “granuli” misurabili possibili. Si chiamano “Tempo di Planck”. Ognuno di questi granuli vale 10 alla – 44 secondi. Cioè un centomilionesimo di un miliardesimo di un miliardesimo di un miliardesimo di un miliardesimo di secondo. A quel livello finiscono le regole del mondo così come lo conosciamo e il tempo cessa di esistere.

Nell’indeterminismo del mondo quantistico tutto fluttua, tutto è divenire, come nel pensiero taoista la cui entità suprema è energia pura che pervade l’intero universo. Poiché il movimento e il mutamento sono proprietà essenziali delle cose, le forze che generano il movimento, l’evoluzione, il cambiamento, sono una proprietà intrinseca e insita nella materia. Tutto è divenire, cambiamento, secondo un principio ordinatore spontaneo, il Tao, uno, indicibile, immutabile, eterno, impersonale.

E io che cosa ho capito?

Ho capito di non aver capito, e questo è già di per sé un successo.

L’unico, peraltro.

Che cosa posso aggiungere?

Solo un’altra poesia,  ripiegata sul tempo che ci è stato concesso, il solo tempo che la nostra mente, plasmata dalla evoluzione per la necessità di sopravvivere e di riprodurci, possa percepire spontaneamente senza bisogno di sovrastrutture culturali. È il tempo che condividiamo con chi ci accompagna in questa vita che dura il tempo di un battito di ciglia.

Il tempo giusto

L’immagino come un raggio di sole,

il mio tempo:

un calore, un abbaglio,

che mi batte sul viso,

improvviso,

e quel che è stato è finito.

Ha il tempo giusto,

il mio tempo, il tuo tempo,

nel corso del quale

io temo soltanto

che, a causa di un differito tramonto,

io debba, il tuo, misurare.

Per capire il tempo, avrò bisogno di leggere e rileggere, e credo che non mi basterà quello che ho ancora a disposizione. Intanto rifletterò, ascoltando le Variazioni Goldberg di J. S. Bach nell’esecuzione dal tempo rallentato di Glenn Gould.

Dopodiché mi calerò nella malinconica C’è tempo di Ivano Fossati.

un tempo in cui mi vedrai

accanto a te nuovamente

mano alla mano

che buffi saremo

se non ci avranno nemmeno

avvisato.


Giovanni Odino

Giovanni Odino

Pilota di elicotteri in pensione, spigolatore errante in campi reali o immaginari della vita, dipinge e scrive storie, poesie, haiku e favole.

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