Il tirmanisù di fama mondiale di Theo

 

Perché la gola è anche un po’ tradimento virtuale

Il morso della vipera, Black Mirror, 2019, frame dell’episodio, fonte YouTube

Di Black Mirror abbiamo già avuto modo di parlare quando ho estrapolato la ricetta della tapenade di Lacie Pound, primo episodio della terza stagione. La nuova ricetta, tratta da questa serie iniziata nel 2011, è quella del tiramisù ed è tratta ancora da un primo episodio ma della quinta stagione_ si tratta de Il morso della vipera (Striking vipers), andato in onda  la prima volta il 5 gennaio 2019. La caratteristica della serie è ben nota, quella di essere capace di raccontare le paure e gli eccessi della tecnologia tra cinismo ed eccessi, con toni a volte violenti oppure angoscianti senza via di uscita con l’effetto sorpresa alla fine. Il morso della vipera, che si contraddistingue per un linguaggio talvolta esplicito in grado di conferire realismo alle situazioni descritte, intreccia l’amicizia, l’attrazione omosessuale tra etero e la realtà virtuale come modo per esprimere una sessualità più complessa e meno soggetta alle convenzioni: in gioco c’è il confine tra virtualità e realtà con le differenze che possono intervenire nei due ambienti, dove solo in uno si può essere veramente se stessi. Non vado oltre a raccontare l’episodio, vi ho già detto troppo: i protagonisti sono Danny e Karl interpretati rispettivamente da Sam Wilson e Yahya Abdul-Mateen II. Tra loro c’è Theo (Nicole Beharie) la moglie di Danny, che avrà un proprio percorso personale alla luce della situazione familiare.

 

 

Ingredienti per  4 persone:

  • Mascarpone 500
  • Savoiardi 400
  • Uova 4
  • Zucchero bianco 50 g
  • Caffé 4 tazzine
  • Cacao amaro in polvere q.b.

 

 

 

 

Preparazione:

Theo, portandolo in tavola a conclusione della cena, afferma che il suo tiramisù è di fama mondiale. Intanto storicamente il dolce dovrebbe essere italiano e se lo contendono Veneto e Friuli Venezia Giulia, anche se si avanzano ipotesi dell’epoca dei Medici a Firenze o del Piemonte di Cavour. La diffusione lo ha portato ovunque con qualche variante. La ricetta combina ingredienti presenti in altri dolci con un risultato che pare ovvio definire ottimo. La presenza corposa del mascarpone lo fa prediligere nelle stagioni più fredde ma è un dolce da frigorifero, quindi anche nei giorni più caldi può essere un ottimo modo (non leggerissimo) per concludere una cena. Ora prepariamolo. Inizia dalla crema: sbatti le 4 uova in una ciotola capiente con una frusta elettrica; se vuoi una maggiore consistenza elimina un albume sciogliendo man mano lo zucchero aggiungendolo un poco alla volta. Versa il mascarpone lavorando il tutto con un cucchiaio di legno. Quando la crema è omogenea sarà pronta per i biscotti. A proposito dei biscotti: in un piatto versa il tuo caffé e bagna i savoiardi su entrambi i lati evitando che si inzuppino troppo ma che si ammorbidiscano senza sciogliersi. Versa una cucchiaiata di crema sul fondo della pirofila di vetro che hai scelto e inizia ad adagiare i savoiardi uno dopo l’altro. Terminato il primo strato ripeti l’operazione fino alla fine dei tuoi ingredienti. Mi raccomando la superficie deve avere un bello strato di crema alla quale aggiungerai una bella copertura di cacao amaro (la crema è già dolce ma se vuoi aggiungere dolcezza a dolcezza utilizza quello zuccherato). Il tuo tiramisù dovrà riposare almeno tre ore in frigorifero dove disporrai la pirofila coperta da pellicola trasparente. Servilo nella consueta mattonella disponendo nel piatto qualche chicco di caffé e scaglia di cioccolato fondente.

Una variante per la crema è renderla più decisa e profumata con l’aggiunta di un liquore: la Divine Comtesse apprezza il rum (un cucchiaio o due sono più che sufficienti), in particolare quello invecchiato 25 anni. Un altro bicchierino dello stesso rum lo degusta terminato il dolce, come conclusione della cena magari davanti al camino e sempre in compagnia.

 

 

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Fabio Muzzio

Fabio Muzzio

Comunica per passione o per deformazione, professionista in fermento e dj ormai mancato. Ironicamente umanista, mediamente fatalista.

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