Il viaggio di Baudelaire – Parte I

«… il vero viaggiatore è chi parte per partire», afferma Baudelaire, viaggiatore per eccellenza con la sua instancabile flânerie tra luoghi urbani e simboli.

Baudelaire girò sempre, giorno e notte: a Parigi, percorrendone a piedi le strade, vivendo la foresta dei simboli. È con lui che il poeta moderno iniziò a esplorare. Non per mari lontani, ma entro il limite della propria città, negli anfratti del quotidiano, così come nel mistero di se stesso.

Il viaggio è evasione per affrontare i nodi dell’esistenza e possibilità di riscatto poetico in un altrove, un immaginifico spazio dove portare l’anima prima che il corpo. Riuscire in tale aspirazione consente di superare i condizionamenti di una società troppo dipendente dalla razionalità.

Il poemetto Le voyage chiude Les fleurs du mal. Pubblicato nel 1859 dalla rivista Revue française, è dedicato a Maxime du Camp, amico di Flaubert e di Baudelaire. L’opera proclama la vanità, infine, di ogni tentativo di sfuggire a se stessi e nega ogni valore al progresso tecnico, mentre l’amico Maxime è entusiasta di celebrare i numerosi vantaggi che la scienza apporta al loro tempo. Il componimento, denso di significati, scorre su una dialettica mentale ed emozionale che coglie il viaggio in metafore e allegorie, ma anche nella concretezza che riporta a esperienze personali forti e dolenti.

 

Rita Stanzione

Rita Stanzione

In versi, prova a dare sbocco al pensiero sospeso. O anche il contrario. Su tutto, cerca la poesia per superare il senso del razionale.

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