Il virus

Io non sono cattivo. È nella mia natura infettare le persone. Passo da un ospite all’altro per sopravvivere. Se non lo facessi, morirei dopo pochi giorni.

Io non sono nato adesso. Sono sempre esistito. In forme diverse, manifestandomi sempre in modi differenti.  E nonostante gli sforzi del genere umano, per fortuna, riesco ancora a sopravvivere.

Io sono invisibile ed è per questo che riesco sempre a eludere tutte le misure di prevenzione. Non c’è distanza sociale che tenga. Pensate, basta che il contagiato parli con un’altra persona per infettarlo. Sta tutta lì la mia forza.

Le persone poi nemmeno se ne accorgono che sono infette. Continuano a vivere tranquillamente e così io riesco a circolare senza problemi. Quelli sono i miei ospiti preferiti. Asintomatici. Insospettabili. Mi portano in giro senza mostrare il minimo sintomo.

Le statistiche dicono che riesco a infettare solo l’80% della popolazione ma io lo so che sono stime al ribasso. Siete molti di più.

Quando conquisto un corpo nuovo, resto attaccato a quella persona per un giorno, due e poi all’improvviso mi manifesto. Non credete a quello che vi dicono. Una settimana, due settimane, io quando entro dentro un essere umano, massimo tre giorni e boom, esplodo come una bomba.

Io non sono stupido come vogliono farvi credere. So agire nell’ombra. Confondermi con gli altri virus meno potenti. Più la gente mi sottovaluta e più riesco nel mio scopo: infettare più persone possibili. È istinto di sopravvivenza il mio, lo faccio senza volerlo.

So essere bastardo è vero perché attacco i più deboli, ma credetemi non c’è niente di più democratico di me. Attacco tutti, senza distinzione di sesso, razza o religione.

Io non sparirò mai perché sono la cosa più naturale di questo mondo. Ci sono sempre stato io, sempre. Mi danno ogni volta un nome diverso ma sono sempre lo stesso dall’inizio di tutto.

Centinaia di studiosi in tutto il mondo si ostinano a cercare una cura. Ma è impossibile. Non esiste una cura. Io mi nascondo, muto, cambio sempre forma, mi adatto al mio ospite e faccio perdere le mie tracce.

Restate a casa? Meglio! È proprio nelle case che riesco a fare meglio il mio lavoro. Nelle mura domestiche, nelle chiese, negli uffici, negli ospedali. La gente chiusa è il mio Habitat naturale. Più rimanete chiusi e più io riesco a infettare.

Anche all’aperto so essere letale. Vi vedo con le vostre mascherine che non servono a nulla. Camminare con un passo incerto e guardarvi in cagnesco. Quegli occhi pieni di paura sono la prova che ho vinto ancora una volta.

La cosa più divertente è che tutti sono convinti che prima o poi si trovi un vaccino. Ma io lo so che non si troverà mai. Io non sono come gli altri virus, io sono il virus.

Sono scaltro, infimo, subdolo, conosco i soggetti da infettare meglio di chiunque altro. Tutti esperti, tutti informati, tutti pronti a dare consigli. Più sono sicuri di non infettarsi mai e più io trovo terreno fertile. I tuttologi del web sono le mie vittime preferite.

Sono talmente furbo che cambio sempre alleato. Una volta uso la paura,  un’altra volta l’amore.

L’amore, sì, anche quello.  Pensate davvero che si possa proibire alle persone di toccarsi, baciarsi, accarezzarsi. Io lo so che è impossibile: fa parte della natura umana.

Io non ho fretta, so essere molto paziente, mi nascondo e aspetto il momento propizio.

Per esempio l’altro giorno c’era quella ragazza che è stata liberata dopo un anno e mezzo. È scesa dall’aereo e la prima cosa che ha fatto, qual è stata? Correre dalla mamma e abbracciarla. E come se non bastasse, ha abbracciato anche il padre, la sorella e le autorità presenti.

In quel preciso momento so di aver infettato un sacco di persone. Non c’è cura, non c’è vaccino, non c’è distanza sociale che lo possa impedire perché io sono l’odio ed esisto da quando esiste l’uomo.

 


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Gianluca Papadia

Gianluca Papadia

A quarant’anni ha sostituito il poster ai piedi del suo letto: al posto di Che Guevara ora c’è Don Matteo.

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